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Ecco i 50 anni a colori di Zagor (intervista a Moreno Burattini)

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zagor-repubblicadi Roberto Alfatti Appetiti*
 
La longevità non necessariamente è un valore e il rischio di diventare replicanti di se stessi è forte, specialmente per un personaggio d’inchiostro confinato da mezzo secolo in un mondo in bianco e nero. Zagor, eroe classico e moderno al tempo stesso, è uno dei pochissimi a non essere stati inghiottiti nella palude dei generi. È riuscito a tenersi al passo con i mutamenti della società e soprattutto con i gusti del pubblico. Forse perché, nel lontano 1961, Sergio Bonelli ebbe l’ardire di non metterlo a cavallo. Volle farne un walker, un camminatore, in grado di attraversare la “frontiera” del western muovendosi a proprio agio anche in ambientazioni più fantasiose, ai confini della realtà. Non è certo un caso, del resto, se il “papà” ed editore negli ultimi decenni ne aveva affidato la scrittura ai migliori talenti della sua scuderia: autori con sensibilità diverse come Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi, Mauro Boselli e Moreno Burattini.
Quest’ultimo, classe 1962, di un anno più giovane di Zagor, ne è da ormai vent’anni uno degli sceneggiatori di punta, sicuramente il più prolifico e quello maggiormente vicino alle “corde” di Bonelli, che nel 2007 gli affidò la cura della serie. Una responsabilità delicata, rispondere alle aspettative del pubblico zagoriano: 40mila lettori esigenti che mensilmente si recano in edicola. E che dal 16 febbraio reclameranno il primo volume della Collezione storica a colori, in formato extralarge e in rigoroso ordine cronologico. Sì, perché “a grande richiesta”, Zagor si appresta a subentrare a Tex nella prestigiosa collana abbinata a la Repubblica e L’espresso, privilegio sinora toccato solo al celebre ranger.
«I lettori ci chiedevano da tempo una nuova ristampa delle avventure dello Spirito con la Scure – ci spiega Burattini – perché da anni gli arretrati sotto il n. 300 non sono più disponibili, eppure si tratta di caposaldi del fumetto italiano che hanno fatto sognare intere generazioni! La collana di Tex ha avuto uno straordinario successo ma è arrivata al capolinea. Ci si è chiesti con chi si potesse sostituire. E un sondaggio on-line ha decretato non la vittoria, ma il trionfo di Zagor su tutti i possibili concorrenti».
 
«Tutti hanno sentito almeno parlare di Zagor e tanti hanno letto, magari in gioventù, le storie più belle, anche se poi, con il tempo, hanno abbandonato la serie. Perciò puntiamo molto sul fattore “amarcord” che di sicuro si scatenerà in chi rivedrà, in grande formato, le mitiche copertine di Gallieno Ferri, il creatore grafico dello Spirito con la scure. Non mettiamo limiti alla divina provvidenza ma nello stesso tempo non puntiamo a ripetere le stesse cifre della Collezione Storica di Tex. Staremo a vedere».
 
*Articolo pubblicato su Il Secolo d'Italia di sabato 11 febbraio 2012 e reperibile on line sul blog dell'autore.
«Sceglierei senz’altro Steven Spielberg, uno che, come Bonelli, ha saputo essere profondo nel riproporre i suoi miti dell’infanzia».
Tu hai già scritto un romanzo con Zagor protagonista. A questo punto, per la consacrazione finale, non rimane che un film. A chi lo affideresti?
«Già con l’albo in edicola a febbraio, “Rotta verso Panama”, Zagor lascia gli Stati Uniti diretto verso Sud. Un viaggio destinato a concludersi soltanto nel 2014, in cui il nostro eroe visiterà gran parte del Sud America, dal Perù fino alla Terra del Fuoco. Sarà una trasferta entusiasmante, a caccia di un nemico, con tante avventure tutte collegate fra di loro e realizzate sulla base di una ferrea documentazione della realtà storica e geografica dei luoghi attraversati. Ciò nonostante non mancheranno la magia e il mistero, ovviamente. Nessuno, però, soffrirà la nostalgia di Darkwood, perché nel frattempo tutti gli extra - Maxi, Giganti, Speciali, Almanacchi - saranno ambientati nella classica foresta».
Zagor sta per intraprendere un lungo viaggio anche nella serie ordinaria…
A chi si rivolge questa nuova pubblicazione?
« Zagor nasce dalla voglia di Sergio Bonelli di dare libero sfogo alla sua creatività stuzzicata dalle mille letture di fumetti e di libri e dalle visioni di film. Era un fruitore multimediale onnivoro e curioso. Con infinito talento, partendo dalle suggestioni più diverse, ha assemblato pezzi dell’Uomo Mascherato e di Tarzan, ci ha messo dentro una “spalla comica” come Cico, ha attinto alla pozza dei miti traendone lo scienziato pazzo e l’Uomo Lupo, piuttosto che il Vampiro o la mummia che si risveglia, ed è riuscito a dar vita a un amalgama originale e perfettamente equilibrato e funzionante. Zagor non appartiene a nessun “genere” letterario preciso, ma è trasversale a tutti. Nella foresta di Darkwood, dove vive l’eroe (una geniale invenzione che permette di avere tutti gli scenari dell’avventura a disposizione), può capitare che atterrino i dischi volanti, ma anche che ci siano rivolte indiane piuttosto che apparizioni di fantasmi. Insomma, le storie dello Spirito con la Scure non sono soltanto western (sia pure della Vecchia Frontiera, alla “Ultimo dei Mohicani”) ma anche horror, fantascientifiche, gialle, umoristiche, fantasy, storiche o esotiche. Senza mai banalizzare nessuno spunto, ma anzi, rendendogli omaggio. In questo grande libertà di orizzonti sta il segreto del successo duraturo del personaggio».
Zagor è un vagabondo, ha qualcosa dell’Huckleberry Finn di Mark Twain e i suoi compagni di viaggio potrebbero essere tranquillamente Bruce Chatwin e Jack Kerouac. Però qualche lettore, a volte, preferirebbe uno Zagor meno “on the road” e più western, più tradizionale…
«È stato per me l’uomo del destino. Da ragazzo leggevo incantato le storie che scriveva sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta senza sapere che quello non era il suo vero nome. Crescendo, ho fatto la sua conoscenza e lui ha voluto scegliermi per arruolarmi fra i suoi collaboratori. Tutti noi che lavoriamo in Bonelli siamo stati scelti uno per uno proprio da lui, in ragione della nostra passione, oltre che del nostro piccolo o grande talento. Nessuno che lavori a Zagor, peraltro, lo fa per “mestiere”: per noi, sceneggiatori e disegnatori, è una sorta di missione, una specie di sacro fuoco, perché lo Spirito con la Scure è un personaggio in grado di entusiasmare. Adesso cerco di continuare sulla strada che lui ha tracciato, confidando sul supporto dei lettori e degli appassionati, che mi considerano uno di loro».
Qual è stato il tuo rapporto con Sergio Bonelli?
«La scomparsa di Sergio è giunta come un fulmine a ciel sereno il 26 settembre dello scorso anno, quando però Sergio aveva già deciso che la ristampa si sarebbe fatta. Restavano da perfezionare gli accordi e firmare i contratti. Il nostro editore, che di Zagor è stato anche il più amato degli sceneggiatori, avendone scritto le avventure per vent’anni, teneva moltissimo al personaggio e se ha atteso tanto prima di dare il via libera è stato soltanto per attendere il momento e il progetto giusto. I tanti incontri con il pubblico che si sono succeduti in tutta Italia e anche all’estero, nel corso del 2011, per celebrare il cinquantennale dello Spirito con la Scure, e il bagno di folla di cui è stato protagonista egli stesso in occasione di Riminicomix, nel mese di luglio, gli avevano dimostrato una volta di più la vitalità dell’eroe di Darkwood. Rotti gli indugi, sull’onda dell’entusiasmo, è stato deciso che un traguardo del genere meritava di essere festeggiato con la ristampa a colori. È un peccato che la morte gli abbia impedito di veder realizzato il suo ultimo progetto. Ma noi ci stiamo lavorando come se lui fosse ancora in mezzo a noi».
Un’avventura editoriale, la prima, che nasce senza la presenza carismatica di Sergio Bonelli.

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