Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Davide Castellazzi, dal mondo del fumetto italiano allo spazio di Gundam

gundamtrentanni

di Giorgio Messina

Davide Castellazzi, editor e saggista, si racconta e racconta il mondo del fumetto italiano a tutto tondo,:dalla crisi, alle dinamiche dell'edirtoria di settore, ai dati di vendita per arrivare al suo ultimo libro dedicato a Gundam e continuare con robottoni giganti e sogni da bambini.

Benvenuto a Davide Castellazzi su Fumetto d'Autore. Ciao Davide, grazie  di avere accettato la nostra intervista. Per romprere il ghiaccio con i nostri lettori, vuoi presentarti a loro?

La faccio breve. Ho imparato a leggere a 5 anni sul Corriere dei Piccoli e da allora nessuno è riuscito a disintossicarmi. Da una ventina d'anni mi guadagno da vivere scrivendo, fornendo consulenze e realizzando progetti editoriali. Molti manga, ma non solo. Anche fumetto occidentale (per esempio i redazionali della ristampa di Mister No). Poi articoli di cronaca, giochi per bambini, racconti, ecc. Ho collaborato, o collaboro, con moltissimi editori. Ne cito solo qualcuno in rigoroso ordine casuale: DeAgostini, Walt Disney, Panini, Edizioni IF, Coniglio Editore, ecc. Ho detto anche troppo, se avete tempo da perdere sui miei blog trovate altro.

E allora approfittiamo della tua esperienza ventennale nel settore e finiamo di rompere il ghiaccio con una domanda che va subito al sodo. Come vedi la crisi nel comparto dell'editoria a fumetti?


A una domanda del genere si potrebbe rispondere con un intero libro. Quando ho cominciato a lavorare nel mondo dell'editoria a fumetti questa era già in crisi (non lo dico io, lo dicevano quelli che già ci lavoravano), addirittura dieci anni prima (quando ero un ragazzino che leggeva riviste) si parlava con preoccupazione della crisi del fumetto. Insomma, sono almeno tre decenni che i fumetti segnano un inesorabile calo di vendite. In realtà il resto dell'editoria non è messo molto meglio. In Italia escono moltissimi libri, ma ben pochi di questi superano le mille copie di venduto. Il nostro Paese non è mai stato un popolo di lettori. Restando nel nostro piccolo ambito, vedo buchi impressionanti nel settore bambini/ragazzi. A parte Disney, da lungo tempo nessuno produce fumetti e pubblicazioni per le nuove leve, quindi faticano a crearsi nuovi lettori. I manga inizialmente hanno dato l'illusione di colmare questo vuoto nella fascia di pubblico successiva, prevalentemente adolescenziale, ma poi hanno sviluppato quello che io definisco un "mercato orizzontale" (tanti titoli dalle basse vendite medie). In altre parole, in mancanza di grandi editori che investissero in progetti editoriali di ampio respiro, pubblicità, promozione, ecc., i manga sono riusciti comunque a crearsi un discreto pubblico di affezionati lettori (in parte anche nuovi, come quello delle ragazze), ma numericamente non consistente. Il fumetto per adulti mantiene qualche piccolo spazio in libreria, ma certo molto inferiore a quello che si era guadagnato ai tempi del miglior Linus e di altre riviste d'autore ora tutte scomparse. Il fumetto bonelliano (che ormai possiamo considerare il classico fumetto italiano) fa sempre più fatica a far quadrare i conti. Produrre e distribuire albi mensili di qualità di 100 pagine ha costi altissimi e nessuno (o quasi) riesce più a farlo tranne Bonelli, a sua volta in difficoltà (sui nuovi titoli, non sui classici consolidati come Tex).  Insomma vedo la situazione grigia, molto grigia. Ma non nera. Ritengo, infatti, che il fumetto possa ancora dire molto, possa affascinare, possa attirare vecchi e nuovi lettori, ma ha bisogno di nuove idee e di editori che su quelle idee investano (nel lungo periodo, non per tre mesi) e, soprattutto, che evitino di fare tutti le stesse medesime cose. Lo so, ho detto delle banalità, ma ritengo vadano ribadite, dato che ancora oggi ricevo telefonate da nuovi editori che vogliono "fare soldi pubblicando i manga". Di soldi se ne fanno pochi, ammesso che se ne facciano, e per farli è richiesto un grande impegno.

Quindi se tu fossi un nuovo editore che si affaccia adesso al mondo del fumetto quale sarebbe in termini economici e di redazione l'investimento che necessiterebbe il tuo ingresso sul mercato? Quale sarebbe la tua linea editoriale e su quali titoli e generi punteresti?

E' impossibile rispondere in modo specifico a questa domanda. Dipende dalla dimensione dell'editore, dal mercato su cui si punta, dalla scuola fumettistica e da un milione di altri fattori. Restando sul generico, suggerisco di diversificare (inutile puntare tutti sullo stesso segmento di mercato), di valutare i reali dati di vendita di prodotti similari, di realizzare albi curati piuttosto che puntare al risparmio, di presentare come si deve i nuovi autori (ultimamente si assiste al lancio di nuovi manga di autori sconosciuti senza neanche due righe di biografia in quarta di cover). Non è neanche detto che servano investimenti spaventosi. Per esempio se si punta su un pubblico di nicchia si possono mettere in piedi buone linee che non vendono molte copie, ma che sono in attivo e possono restare in catalogo a lungo. Tra l'altro, per quanto l'arrivo di un nuovo editore mi faccia sempre piacere (sia come lettore, sia come operatore del settore), trovo ce ne siano già fin troppi per le dimensioni del nostro mercato.

E tra gli editori che operano sul mercato, praticamente pochissimi parlano dei loro dati di vendita. Su questa linea abbiamo registrato recentemente l'intervento di Luca Baboni, il coordinatore editoriale della GP Publishing, il quale è una nuova leva tra gli addetti ai lavori, ma che con fare esperto e navigato liquida i dati in tuo possesso e i tuoi interventi (qui e qui) sulla crisi del settore manga come "pettegolezzi", solo che però nel sostenere che la situazione non coincide con quanto da te prospettato, si guarda bene da dare dati effettivi delle vendite della casa editrice per cui lavora. Il mercato, come tu stesso hai detto, è profondamente mutato e i numeri di vendita che oggi significano un successo editoriale sono molto diversi rispetto a quelli di soli tre anni fa. Perchè c'è secondo te ancora questa abitudine (tutta dell'editoria italiana a fumetti tra l'altro) di non dire mai pubblicamente quanto effettivamente vende un titolo liquidando la faccenda con l'ammissione che la crisi c'è, ma per gli altri e chi parla di numeri fa "pettegolezzo"?

Innanzitutto vorrei sgombrare il campo da un equivoco. Alcune miei considerazioni, apparse sul mio blog, sono state prese da GP come un attacco personale. Non è così. Semplicemente, dato che GP e Planeta DeAgostini sono stati gli ultimi due editori di un "certo peso" (certamente superiori come dimensioni a editori come Star Comics e J-Pop) a entrare nel mercato manga, ero particolarmente interessato ai loro dati di vendita, nella speranza che si rivelassero più alti. Invece, si sono rivelati simili a quelli dei concorrenti (che hanno dati di vendita bassi), quindi, con un po' di amarezza (visto che ne settore ci lavoro e ne traggo da vivere) ho semplicemente constatato che non ci si è mossi dalla palude stagnante in cui si trovano tutti. Io l'ho detto in modo chiaro, altri in modo meno chiaro. Per esempio il sito di Nanoda (che con GP mi sembra essere in ottimi rapporti) in data 23 marzo 2010 ha pubblicato una propria classifica manga (basata sul venduto di un gruppo di fumetterie) nella quale un titolo GP (Blazer Drive) appare solo al 19 posto, mentre per trovare Planeta dobbiamo arrivare al 93 (!). Tutto qui. Poi, anche con i dati di vendita attuali, GP potrà continuare a pubblicare manga per anni, dato che i costi per farlo sono bassi e consentono di andare avanti anche con dati di vendita poco esaltanti. Da parte mia gli auguro tutta la fortuna possibile. Riguardo a rivelare i dati di vendita era (in parte) una provocazione, visto che tutti (non solo GP) sostengono di vendere tante copie. Tanto io i dati di vendita li conoscono e i lettori per comprendere se un manga (o un fumetto in genere) vende tanto o poco hanno altri strumenti. Per esempio, perché sulla maggior parte dei fumetti in edicola (anche non manga) non vi sono pagine pubblicitarie? Perché se i dati di vendita sono bassi è difficile vendere pubblicità e, a parte Bonelli (che per scelta la pubblicità non la vuole), i soldi della pubblicità fanno gola a tutti. Anche la rarefazione della periodicità non è un bel sintomo, se una testata vende cerco di portarla in edicola più spesso possibile (Topolino non è mica settimanale perché in Disney non sanno come impegnare il tempo), se invece diventa bimestrale, trimestrale, semestrale, ecc., la cosa si fa preoccupante. Potrei andare avanti... Perché nascondere i dati di vendita? Bisognerebbe chiederlo agli interessati, ma credo esistano parecchie paure, come quella di essere abbandonati dal pubblico se sa che una serie vende poco.

La separazione dei Kappa Boys dalla GP Publishing, le uscite a singhiozzo dei manga Planeta. I settori manga di GP Publishing e Planeta deAgostini, metaforicamente parlando, sembrano sono davvero dei giganti dai piedi d'argilla?

Credo che gli editori citati siano solidi, ma che le linee manga siano, come tu dici, "giganti dai piedi d'argilla" per i motivi di cui sopra. Intendiamoci, non credo minimamente che da un giorno all'altro questi chiuderebbero tutta la loro linea manga (anche se in passato qualcuno lo ha fatto con la linea americana), dopotutto, per quanto bassi gli investimenti ci sono stati e, per quanto minimi, i guadagni arrivano. Quello che credo è che se un domani dovesse presentarsi una prospettiva di business migliore dirotterebbero le loro risorse su quella (e farebbero anche bene, dato che le case editrici sono aziende a scopo di lucro).

Passiamo ad un altro tipo di "giganti", una delle tue più grandi passioni, ovvero i robottoni giapponesi...

Mh... Più che passioni le definirei manie, anche se ultimamente cerco di mantenere un certo distacco, da persona "normale" (ma chi voglio prendere in giro...). Oltre ai robot (non solo quelli giganti, ma anche quelli di latta, quelli della fantascienza, ecc.), ci sono i soldatini, le pistole spaziali e altro ancora. Con gli anni ho compreso che in fondo si tratta di un tentativo di recuperare l'infanzia (sono tutti oggetti e immagini che mi hanno accompagnato da bambino). Uno scrittore di cui non ricordo il nome ha detto che viviamo veramente solo da bambini. Aggiungerei che il resto della vita non è che un declino o un tentativo di recuperare quel passato felice. Tornando ai robot dell'animazione giapponese, continuano a seguirmi anche nella vita professionale. Confesso (sempre per quel discorso del recupero del passato), che tra i miei preferiti ci sono i "vecchi" robot, in particolare Daitarn 3, Trider G7 e Gundam. I primi due per la loro capacità di fare ironia e autoironia, il terzo perché inquadrato in uno scenario realistico. Non amo infatti i robot "onnipotenti".

E il tuo ultimo libro è dedicato proprio a Gundam, dove assistiamo ad una guerra civile tra la terra e le sue colonie e dove il robot che da il nome alla serie è un mezzo da combattimento dell'esercito e il suo pilota un civile arruolato d'autorità nelle forze federali. Qual'è il tuo approccio critico ad una delle serie più amate al mondo che racconti in "Mobile Suit Gundam - Trent'anni nello spazio"?

"Approccio critico" è una definizione altisonante per me. Semplicemente ho messo insieme un libretto di facile lettura (così lo voleva l'editore), che fornisse un quadro della prima serie con qualche curiosità per nuovi e vecchi fan. Sinceramente vorrei evitare di "cantarmela e suonarmela" da solo. Lascio agli altri complimenti e/o critiche sul volume.

Apprezziamo la tua modestia, ma non lasciare a bocca asciutta i lettori di Fumetto d'Autore e gli appassionati e svelaci in anteprima assoluta una di queste curiosità per nuovi e vecchi fan di Gundam.

Mh... Un capitolo è dedicato ad Haro (o Hello, a seconda delle trascrizioni), il robottino sferico di Amuro. Poi c'è la pubblicità di un rasoio che sfrutta Gundam quale testimonial (altro che Cannavaro!), poi...

Poi... qualche anticipazioni per i tuoi prossimi progetti?

Ho ultimato (testi e selezione immagini) il libro A-Z ANIME (oltre 500 voci, oltre 250 immagini). Se finalmente riesco a chiudere il contratto con Coniglio Editore dovrebbe uscire a breve. Sto raccogliendo materiali per altri libri, tra cui una storia dei manga dalle origini ai giorni nostri, ma a quanto pare non ci sono più molti editori interessati a pubblicare tali volumi. Se qualcuno fosse in ascolto...

Ultime domande a raffica...

Il robot più forte di tutti i tempi?

Nella realtà Asimo, nella finzione Mazinga Z, il "progenitore" dei  
robottoni.

Il manga più bello di tutti i tempi?

L'uomo che cammina.

L'anime più bello di tutti i tempi?

Non è ancora stato realizzato.

Il tuo autore preferito?

Jiro Taniguchi, Hugo Pratt, Hector Oesterheld, Jack Kirby, Jean  Giraud, ecc. ecc. ecc.

L'ultimo libro che hai letto?

L'ultimo letto è "L'inattesa piega degli eventi" (di Enrico Brizzi). Ora sto leggendo "Aelita" (Aleksej Nikolaevic Tolstoj), il prossimo sarà "Subbuteo" (di Daniel Tatarsky).

La musica che ti piace ascoltare?

Sono estremamente ignorante in campo musicale. Ascolto qualche cantautore, tipo De Gregori, qualche vecchio gruppo, tipo Dire Straits, oppure lascio fare alla radio.

Grazie a Davide Castellazzi per l'intervista concessaci e nel salutarlo ricordiamo i dati del suo ultimi volume, disponibile nelle librerie e fumetterie:

Davide Castellazzi

Mobile Suit Gundam - Trent'anni nello spazio

pp.128 - Collana: Japan Files

Iacobelli Editore

12,50 euro

Magazine

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