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Convocati alla prossima Lucca gli stati generali dei fumettisti italiani?

identitycrisis[29/06/2010] » Nel blog di Michele Petrucci nasce una proposta di incontro tra gli autori per stabilire comuni linee guida nel rapporto professionale con gli editori. Tito Faraci: "Pensare che il mercato editoriale italiano sia particolarmente avaro con gli autori di fumetto significa avere una visione ristretta e vittimistica delle cose".

La polemica iniziata da Flaviano Armentaro contro la vecchia guardia della satira italiana, colpevole, secondo il vignettista pugliese, di non lasciare spazio espressivo ed economico ai nuovi talenti, ha messo in moto una sorta di reazione a catena tra gli autori di fumetti presenti nella blogosfera. Michele Petrucci, autore dell'ottimo volume Metauro, riassume così la discussione che si è dipanata principalmente sul suo blog:

Da un lato ci sono gli autori a cui non interessa pubblicare per Bonelli o Disney o disegnare supereroi (chiamiamoli per semplicità autori di romanzi a fumetti).
Dall'altro le medio/piccole case editrici italiane (che sono la stragrande maggioranza e negli ultimi anni sono aumentate a dismisura).
Gli autori (direi quasi tutti) vorrebbero un minimo di professionalità (che comprenda come garanzia un compenso minimo, punto questo da capire e stabilire in qualche modo), ma spesso purtroppo lavorano gratis o quasi, accontentandosi così di "apparire".
Gli editori sono divisi tra chi è daccordo sulle garanzie minime e chi invece, rivendicando il proprio ruolo di talent scout per gli esordienti e di portare avanti il fumetto di nicchia (quello che facevano le riviste anni fa), dice che è giusto una sorta di "praticantato" gratuito dei giovani autori.

Tra alcuni autori, quella che, viste le attuali condizioni del mercato, potrebbe essere definita "generazione 1000 copie", serpeggia, da quanto si legge nei commenti in rete, la convinzione di essere praticametne sfruttati dagli editori da cui non ottengono il giusto trattamento economico per il proprio lavoro fumettistico (di questo ne ha parlato anche Fd'A in un recente editoriale).

A latere della crisi imperante (basta leggere l'analisi di Paolo Accolti Gil per farsene un idea dal punto di vista degli editori), quindi, esplode una vivace protesta via web che vede protagonisti diversi autori del fumetto italiano, che collaborano in maggioranza con piccole e medie case editrici e che esprimono tutta la loro scontententezza delle condizioni economiche e professionali che trovano sul mercato, soprattutto da parte dei piccoli editori. Questo comitato spontaneo nato on line, grazie all'interessamento attivo di alcuni tra questi autori, è già all'opera per promuovere e organizzare un incontro alla prossima edizione di Lucca C&G in cui si cercherà di coinvolgere quanti più autori possibili per cercare di stabilire  insieme delle linee guida per le condizioni contrattuali minime da richiedere agli editori. Che stia nascendo spontaneamente un nuovo sindacato di settore oltre al SILF? Un sindacato fatto dagli autori per gli autori stessi?

Intanto Tito Faraci, sceneggiatore Bonelli e Disney, socio ed editor delle Edizioni BD, dice la sua sull'argomento condizioni economiche nel mondo del fumetto, così:

È molto raro che in Italia (e non solo in Italia, a quanto pare) uno scrittore di narrativa riesca a vivere soltanto dei suoi libri. La maggior parte deve fare un altro lavoro. Magari nel campo dell'editoria o del giornalismo, senza "allontanarsi" troppo.

E parlo pure di autori noti, che pubblicano per case editrici grosse e blasonate. Che addirittura fanno capolino nelle classifiche dei libri più venduti.

Ora i fumetti sono tornati nelle cosiddette "librerie di varia". E questa è un'ottima cosa, una scommessa da fare. Il rovescio della medaglia è che, per il mercato editoriale, un libro a fumetti è come ogni altro libro. Parliamoci chiaro: quando si vendono duemila copie, va già bene. Ma pure la metà basta. E, anche in questo caso, il mio è un discorso generale che riguarda editori grandi e piccoli, più e meno specializzati.

Il risultato è che decidere di fare fumetti per tale mercato significa, per un autore, non riuscire (probabilmente) a vivere solo di questo.

Per chi sceneggia, la situazione è certamente più accettabile rispetto a chi disegna. Voglio dire, mettersi nel fine settimana o la sera a scrivere qualche tavola di sceneggiatura non è un enorme sacrificio in termini di tempo. Mentre disegnare una tavola porta via facilmente un'intera giornata (e conosco molti a cui non basta).

In ogni caso, per una volta, la colpa è davvero del sistema. E pensare che il mercato editoriale italiano sia particolarmente avaro con gli autori di fumetto significa avere una visione ristretta delle cose. Ristretta e forse un po' vittimista.

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