Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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Gordo e quel sadico di Altan

Tornano in libreria le storie mute del respingente personaggio dalle sembianze umanoidi che conosce un unico codice di comportamento: la violenza.

di Giuseppe Pollicelli*

Che Francesco Tullio-Altan sia un autore dalla personalità multipla è cosa risaputa. Gli Altan più noti sono due: il caustico autore satirico che con le sue vignette porta in piena luce, senza misericordia, le tante mostruosità italiane, e il morbido disegnatore per bambini capace di farsi magnificamente interprete, soprattutto attraverso le storie della Pimpa, della sensibilità infantile. Ma occorre altresì tener conto di un Altan illustratore, di un Altan autore di elaborate storie a fumetti destinate a un pubblico adulto e, anche, di un Altan straordinariamente efferato, crudele, all’apparenza perfino sadico. Una sorta di Altan-Hyde che si contrappone, senza tuttavia escluderlo o negarlo, all’Altan-Jekyll della Pimpa. A recuperare le opere che documentano l’esistenza di questo Altan poco noto ed eccezionalmente perfido, la cui attività si è dispiegata prevalentemente durante gli anni Ottanta, sta provvedendo la casa editrice romana Gallucci, che dopo avere ristampato le micro vicende di Cico & Pippo, incentrate su un padre cieco (e molto sentenzioso) e un figlio orribilmente cinico, ripropone ora - a oltre un quarto di secolo dalla loro prima apparizione - le perturbanti storie mute, disegnate con un tratto volutamente elementare e sgradevole, aventi per protagonista un enorme mostro dalle sembianze umanoidi di nome Gordo (pp. 148, euro 14). L’unica pratica contemplata da Gordo, repellente essere dal corpo gelatinoso e dallo sguardo bovino, è la violenza. Non esiste, per lui, altro orizzonte che la sopraffazione, l’arbitrio, l’annichilimento dell’altro. Sua vittima prediletta è un omino munito di coppola che Gordo vessa in ogni modo, spesso accanendosi fino a distruggerlo fisicamente. Proprio nel senso di disintegrarlo, farlo a pezzi. Le situazioni elaborate da Altan risultano più che mai inquietanti per due motivi: per la loro gratuità e perché l’omino di cui sopra ricorda, nell’aspetto, un bimbo, il che rende i maltrattamenti da lui subiti particolarmente insostenibili. Dietro queste tavole impietose si legge l’angoscia che, nell’illuminista e laico Altan, provoca lo spettro della prepotenza, dell’irragionevolezza, della brutalità. E si coglie il tentativo di esorcizzare, tramite un fumetto, la desolata consapevolezza che contro la forza la ragion non vale.

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*Articolo tratto da “LiberoVeleno” (inserto satirico del quotidiano "Libero") del 12 gennaio 2013. Per gentile concessione dell'autore.

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