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Django: da Cagliostro E-Press a Tarantino e ritorno

nelnomedjangodi Giuseppe Pollicelli*

Qualche tempo prima dell’uscita del controverso ma acclamatissimo “Django Unchained” di Quentin Tarantino, una pellicola capace di entusiasmare schiere di spettatori - realizzando incassi strepitosi - ma al tempo stesso di deludere parecchi tarantiniani di stretta osservanza (tra cui chi scrive), la casa editrice Cagliostro E-Press ha dato alle stampe un albo che celebra lo spaghetti western da cui tutto ha avuto inizio (“Django” di Sergio Corbucci) per mezzo del fumetto. Il tributo che Piero Viola (ai testi) e Luigi Mascolo (ai disegni) hanno reso al leggendario film interpretato da Franco Nero e José Bódalo va tuttavia in una direzione esattamente opposta rispetto all’operazione raffinata - e forse non del tutto compiuta - messa in piedi da Tarantino. In Nel nome di Django (64 pp. in b/n, euro 9,90, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) viene infatti trasposta in modo piuttosto fedele la vicenda narrata nel lungometraggio del 1966, in cui si racconta di come un reduce di guerra, appunto Django, si vendichi dell’assassinio della moglie sostenendo la causa dei rivoluzionari guidati dal generale Rodríguez contro l’esercito governativo capeggiato dal maggiore Jackson. La lineare sceneggiatura di Viola, ben servita dal solido bianco e nero «americaneggiante» di Mascolo, è rispettosa dello sviluppo cronologico degli eventi presente nel film di Corbucci, al più concedendosi qualche innovazione di superficie come, ad esempio, la notevole mascherina alla Zorro (o alla Lone Ranger) indossata da Django. Antitetico è il lavoro che, partendo dal film del 1966, ha compiuto Quentin Tarantino, il quale concepisce citazioni e omaggi esclusivamente alla stregua di suggestioni da filtrare attraverso il suo originalissimo immaginario, senza minimamente preoccuparsi di essere né ossequioso né filologico. Questo tratto fondamentale della poetica tarantiniana è stato messo a fuoco molto bene dal critico cinematografico Davide Pulici in un saggio ospitato sull’ultimo numero del mensile «Nocturno», in cui si legge: «A Tarantino non interessa far gare col passato e non vuole emulare nessuno. Le citazioni che fa, anche puntualissime, sono talmente affogate in un oceano cinematografico personale che passano inosservate anche quando le si nota, sfuggono e restano come un’idea vaga». Un fumetto come quello edito dalla Cagliostro E-Press non è dunque un’appendice o un surrogato di “Django Unchained” bensì un prodotto in qualche modo complementare al kolossal tarantiniano. Fermo restando che nulla di tutto ciò sarebbe mai esistito senza il capostipite firmato da Sergio Corbucci, titolo di punta di un cinema economicamente povero ma ribollente di un’anarchica inventiva - basti pensare, per rimanere a “Django”, alla scena iniziale col protagonista che si trascina dietro una bara o alla sequenza della mitragliatrice automatica, entrambe giustamente riprese dal fumetto di Viola e Mascolo - che il cinema italiano di oggi avrebbe un disperato bisogno di recuperare.

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*Articolo originariamente pubblicato su Libero del 06/02/2012. Per gentile concessione dell'autore.

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