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Cara fiera ti scrivo: risponde Fullcomics

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Riceviamo e pubblichiamo.

Cari amici di Fumetto D'Autore,

ho letto con interesse la lettera di Giorgio Messina rivolta a Mantova Comics ma, in generale, a tutte le organizzazioni di fiere di settore.
Facendo parte dell'organizzazione di "Fullcomics & Games" mi permetto di esprimere un parere in merito.
Trovo i contenuti posti da Giorgio molto validi e quanto mai attuali. Proprio la crisi economica di questo periodo dovrebbe indurre a "ridisegnare" alcuni metodi organizzativi. Certo, é difficile attuare dei forti cambiamenti in modo immediato perché entrano in gioco diversi fattori. Ma non é impossibile. Nel caso di Mantova immagino, ad esempio, sussiste la necessità di recuperare le spese della struttura per non fare affidamento solo all'incognita pubblico.
Giorgio ricorderà perfettamente che nel 2005, quando avviammo la prima edizione di Fullcomics a Pavia, ci rivolgemmo proprio ai piccoli editori e offrimmo lo stand gratuito. La filosofia dell'iniziativa sarebbe dovuta crescere negli anni su uno schema ben preciso: ottenere gratuitamente uno spazio sufficientemente grande da un Comune e permettere agli espositori di non avere costi, se non quelli di viaggio, vitto e alloggio.
L'idea era anche quella di pagarci le ulteriori spese con sponsor e patrocini, in modo se possibile da non far pagare nemmeno un biglietto d'ingresso. Credo che gli unici modelli di questo tipo, di rilievo nazionale, li stiano riuscendo ad attuare solo Riminicomix e, in parte, Lucca con la Self Area (quest'ultima però ha l'indotto di tutto il resto che é a pagamento).
Noi di Fullcomics avevamo anche un'idea in più, ovvero creare dei "cartelli" di piccoli editori da portare in un unico grande stand alle fiere principali per ammortizzare i costi di affitto di ogni singolo.
Gran parte di queste idee non siamo ancora riusciti ad attuarle perché il nostro percorso é stato modificato da una sorta di "volere istituzionale", quando a Piacenza fummo costretti a trasferirci dentro l'ente fieristico. Lì, con costi amplificati, pur cercando di mantenere basse le quote di partecipazione, anche noi ci piegammo alla logica dello stand a pagamento e del biglietto d'ingresso. Fu causa di forza maggiore.
Trovo questo metodo sbagliato per vari motivi. Uno su tutti é che il fumetto non é un genere così remunerativo da giustificare l'uso delle strutture fieristiche. Usare un padiglione fieristico, per l'organizzatore, significa dover pagare enormi spese e anche con tutta la buona volontà non potrà mai tenere basse le quote degli stand, a meno che non riesca ad avere una co-partecipazione molto forte con l'ente fieristico stesso o con grossi sponsor. Per questo alla fine, escluse Lucca e Napoli, le altre fiere non riescono ad offrire completezza nel panorama editoriale e sono costrette a vendere stand anche a collezionisti, negozi di gadgets, games e ad altri generi "affini", i quali evidentemente riescono a spendere qualcosina in più. Le fiere di fumetto diventano così un calderone di tutto (e anche il pubblico ne rimane fortemente influenzato) che non restituiscono piena dignità e professionalità ai tanti editori che lavorano e cercano di sopravvivere. Proprio da questo, a mio parere, deriva anche quel persistere del luogo comune italiano del fumetto come sottogenere o poco culturale.
Per questo ritengo che bisogna lavorare su nuovi concetti e progetti nei quali siano le professioni dell'editore e dell'autore a tornare al centro, andando a far emergere tutta quella marea di talenti nascosti e di piccoli editori. E' necessario coinvolgere anche i "big" che in un contesto meno commerciale, possono certamente trovare idee e bravi autori.
Con la nuova Fullcomics & Games che annunceremo a breve vogliamo nuovamente appropriarci della nostra identità di "talent scout" ma anche di amici di tutto il mondo editoriale, con particolare attenzione ai piccoli e medi editori e alle autoproduzioni. Non so se mai ci riusciremo ma il nostro obiettivo é proprio quello di mettere tutti in condizione di promuovere e divulgare la cultura del fumetto. Per questo sottoscrivo in pieno le parole e l'appello di Giorgio Messina per far sì che le principali fiere tengano sempre in considerazione il valore aggiunto che i piccoli editori, con il loro patrimonio culturale, possono fornire all'evento stesso. Una fiera di settore non può ignorare questa larga fetta di editoria e non deve commettere l'errore di "accontentarsi" dei "biglietti staccati" o del pareggio raggiunto.

Salvatore Primiceri
(Direzione Fullcomics & Games)

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