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Intervista a Luigi Coppola, disegnatore di fumetti e molto di più

luigi_coppolaPresentati ai lettori di Fumetto d’Autore.

Nasco a Napoli il 18 luglio 1957, fin da bambino avevo una spiccata predisposizione per il disegno, si dice che l'aula della scuola elementare che frequentavo, fosse tappezzata di miei scarabocchi. In seguito frequento l'Istituto Statale d'Arte a Salerno, città dove nel frattempo ci siamo trasferiti con la mia famiglia. Dopo il servizio militare lavoro in alcuni studi di grafica, dove mi specializzo nella tecnica della serigrafia e bozzettistica pubblicitaria.

Quando e perchè è nata la tua carriera?

Nel 1984 incontro casualmente il gruppo embrionale di quelli che poi saranno conosciuti come scuola salernitana, i ragazzi di Trumoon. L'incontro mi diede la carica per disegnare la mia prima storia (da me scritta e disegnata), "l'attesa" - 6 tavole per un racconto surreale ambientato in un antico villaggio western al giorno d'oggi.
Viene pubblicato sulla fanzine Trumoon con copertina da me disegnata. In seguito, grazie all'interesse che si era creata verso il lavoro di questi promettenti talenti, lavorammo sia in gruppo che singolarmente per lo studio romano del compianto Dino Leonetti. Questi primi contatti furono utilissimi per cominciare a realizzare lavori, anche bruttini, che alla lunga sono serviti per accumulare esperienza.
Fui contattato dalla Ediperiodici di Milano, e iniziai a disegnare storie di sesso e violenza, a quei tempi c'era ancora un mercato abbastanza florido per questo genere di pubblicazioni.
Successivamente la Ediperiodici lancia un mensile, sull'onda del successo di fumetti splatter e horror di fine anni 80, "Blob" per il quale realizzo storie singole oltre le copertine.

Contemporaneamente collaborai con la Acme di Roma che produceva, oltre ad albi hard, testate come "Splatter" e "Mostri".

Regalaci qualche aneddoto sulla tua carriera.

All'inizio degli anni '90 si profilò una crisi del fumetto minore per il quale io lavoravo, quindi alla chiusura di "Blob" feci delle prove per "Martin Mystére" e portai con me un book con una cinquantina di tavole pubblicate fino allora.
Era la prima volta che varcavo la soglia della Sergio Bonelli Editore, e non mi facevo illusioni.
I miei amici Brindisi e De Angelis avevano tentato due anni prima e hanno aspettato più di un anno prima di entrare a far parte con merito dello staff Bonelli.
Infatti il direttore Decio Canzio, una volta visti i disegni miei e di Siniscalchi (avevamo compiuto insieme il viaggio della speranza), ci elogiò per il lavoro svolto ma ci disilluse sulla possibilità di cominciare una collaborazione con la casa editrice vista la situazione in cui versava il settore in quel momento. Comunque, disse, ci sono sia Castelli che Sclavi (io avevo portato tre tavole di Martin Mystére e Siniscalchi delle prove per Dylan Dog), facciamole vedere anche a loro. I disegni piacquero e nel giro di 5 minuti passammo dalla disfatta alla vittoria. Ritornammo a casa con la nostra prima sceneggiatura e la speranza di essere all'altezza del compito affidatoci.
A Quali progetti stai lavorando attualmente?
Una storia di Alfredo Castelli, sempre Martin ovviamente. In edicola nel 2012.
Quali progetti futuri vorresti realizzare?
Domani disegnerò. È questo il mio progetto futuro e si realizza giorno dopo giorno. Progetti miei non ne ho, qualche vaga idea che prenderà forma c'è ma non serve parlarne adesso.

Una cosa che rifaresti e una che non rifaresti nella tua carriera.

Rifarei, ma già lo faccio, le tavole della storia in corso che non mi convincono. Non rifarei le tavole che non mi convincono, evitando così di doverle rifare...

La tua serie preferita?

Blueberry.

Il fumetto che avresti voluto disegnare tu.

È uno speciale di Martin Mystère su Escher, artista le cui opere mi hanno sempre affascinato.

Com'è il tuo rapporto con il web?

Ottimo, ne fruisco in piena consapevolezza e sono sempre vigile e conscio delle trappole informatiche. Come ricerca della documentazione poi è irrinunciabile. Quando non c'era internet si sfogliavano riviste, oggi lo chiedi a Google.

Il palcoscenico è tutto tuo. Parole in libertà ai lettori di Fumetto d’Autore.

Non so cosa ci faccio qui, mi reputo un disegnatore di fumetti, non un autore. Se avete letto fin qui è probabile che siate dei veri appassionati, è grazie alla nostra comune passione per i fumetti che ora sono qui, io a realizzarli, voi a leggerli. Un saluto a tutti.
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