Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
Dal 2008 il Magazine della Nona Arte e dintorni - Vers. 3.0 - Direttore: Alessandro Bottero
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"Claudio l'inesorabile": intervista con CLAUDIO VILLA

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Ben ritrovati, compadres!

Questa è un'occasione speciale, attesa a lungo. Senza dubbio si tratta di uno di quegli eventi che non capitano tutti i giorni, nemmeno per un professionista avvezzo ad avere a che fare spesso con addetti ai lavori del mondo del Fumetto, quindi figuratevi per un ficcanaso amatoriale quale è il sottoscritto: ormai diverso tempo fa mi è stata offerta la possibilità di formulare ed ideare le domande per un'intervista con uno dei più quotati, noti ed apprezzati disegnatori nel panorama italiano, l'attuale copertinista di Tex, il mitico Claudio Villa.

 

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Ritratto di Claudio Villa ad opera di Lorenzo Barruscotto

 

Tale chiacchierata è stata pubblicata sul numero 296 di Fumo di China, dal momento che è proprio con la redazione della Rivista che è nato il progetto. L'intervista verte principalmente sul lavoro di realizzazione del Texone uscito nelle edicole a Febbraio intitolato "Tex l'inesorabile" ma tocca anche altri argomenti relativi alla carriera ed al pensiero artistico e personale dell'illustre interlocutore, il quale non solo ha risposto a tutte le domande ma mi ha gentilmente fornito numerosi disegni originali con cui intervallare le parti scritte. Tramite i contatti che ho acquisito nella mia esperienza di recensionista ed intervistatore li ho inviati direttamente a Loris Cantarelli, mio "ufficiale superiore" presso Fumo di china, e quelli selezionati sono infatti comparsi nel pezzo diffuso in edicola ed online.

Quelle che vedete in questa versione sono le altre immagini, le opere e gli sketch che "mi sono rimasti", che non sono stati scelti: sono pertanto inediti ma mi siano stati messi a disposizione per essere visionati e poi condivisi. Mi sembrava quindi giusto mostrarli anche per onorare la bravura e la pazienza del "fumettista che non vuole essere chiamato maestro ma che lo è".

Inoltre se vi chiederete perchè mi sia permesso di usare il "tu" invece del "lei" le ragioni sono sostanzialmente due: la prima è che ogni intervista su Fumo di china è strutturata in questo modo e la seconda è che praticamente tutti i grandi che ho avuto modo di contattare, conoscere (anche di persona) ed "importunare" con interviste mi hanno quasi sempre incitato a dare loro del tu. Stavolta ho semplicemente deciso di "obbedire".

La stessa cover del numero 296, c'è lo zampino anche un po' della mia piccola e contorta mente da rompiscatole, è stata disegnata appositamente da Villa per celebrare l'uscita del Texone: posso affermare con orgoglio che, almeno in parte, sono finito anch'io in prima pagina!

 

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La cover del numero 296 di Fumo di china disegnata da Villa

 

A causa del Covid-19 ci sono stati ovvi e più che giustificati ritardi, come avvenuto in generale, in seguito alla sospensione delle attività: questo che segue è il post sulla pagina Facebook ufficiale di Fumo di china che annuncia la decisione di posticipare l'uscita del numero 296 e nel quale si fa il mio nome.

 

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Ho ottenuto il permesso di ripubblicare in questa Rubrica il mio lavoro (svolto con non poca soddisfazione sebbene - sigh - gratuitamente, pare che questa sia la politica applicata a chi scrive per la maggior parte delle riviste in Italia) una volta trascorso un lasso di tempo prestabilito dopo la pubblicazione del volume di FdC, tempo che "scadeva" verso la prima decade del mese di Luglio 2020.

Ma ora bando alle ciance, il West è li che aspetta!

 

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Accidentaccio! La polvere del deserto si infila proprio tra le pieghe dei vestiti e cercando di scrollarcela di dosso facciamo più danni di un bisonte che starnutisce in un sacco di farina.

Mentre i nostri cavalli si godono doppia razione di biada fresca nello stallaggio e l'oste, dopo averci portato al tavolo qualcosa con cui sciacquarci il gargarozzo, si prodiga per cuocere come si deve bistecche e patate, senza dimenticare la torta di mele, concediamo un po' di riposo anche alla nostra schiena che è stata sbatacchiata sulla sella fin dalle prime luci dell'alba ed approfittiamo della sosta per fare quattro chiacchiere in merito al tuo Texone, intitolato “Tex l'inesorabile”, realizzato su soggetto e sceneggiatura del curatore della testata Mauro Boselli.

 

- Tu ormai lavori da tempo al servizio del Ranger e così come il nome dell'eroe dalla stella d'argento è noto in ogni angolo della Frontiera, quello di Claudio Villa è conosciuto da tutti nel mondo del Fumetto, da neofiti e da collezionisti di vecchia data, da chi ama le nuvole parlanti e da chi ne è solamente un... conoscente alla lontana. Com'è cambiato nel corso degli anni il tuo rapporto individuale con Tex, quali sono le emozioni che oggi ti suscita disegnarlo, forte dell'esperienza acquisita sulle piste del West?

C'è sempre il piacere di una scoperta nuova. Nonostante gli anni trascorsi, trovi una "via" che non avevi percorso per cercare sfumature nuove, più consapevoli, della psicologia di Tex che si esprimono nella regia, nelle espressioni...
Scopro che un personaggio non è mai "finito", ma ci sono ancora molte cose da trovare dopo tanto tempo che lo si "frequenta", proprio come se fosse una persona vera. Il difficile è organizzare i segni in modo da trasmettere tutto quel che si è imparato.

 

- Quali sono i tuoi ferri del mestiere? Preferisci matite e pennini o ti avvali di supporti digitali?

Sono un dinosauro sopravvissuto in mezzo al digitale. Ultimamente il "massimo" della tecnologia che uso è una penna giapponese o un pennarello calibrato, al posto del pennino. Per il resto pennelli, di cui sono sempre alla ricerca, provando tutto quel che riesco a trovare in giro.

 

- Dal numero 401, “L'oro di Klaatu”, uscito nel 1994, tu hai ricevuto possiamo dire in eredità l'onore e l'onere di diventare il copertinista ufficiale di Tex dopo Galep. L'idea comune è che una cover debba fungere da riassunto che attrae l'occhio del lettore, racchiudendo in una sola immagine ciò che per un film è rappresentato dal trailer. Volendo dare una sbirciata dietro le quinte, ci sono variazioni tra il modo di affrontare la preparazione e la realizzazione di una copertina e quello di creare una storia completa? Cosa ci puoi dire delle splendide copertine delle versioni del Texone?

La copertina, soprattutto quella di Tex, ha i suoi "comandamenti". Il "linguaggio" è descrittivo e quasi mai "emotivo".
Tex, sempre presente, non deve mai dare l'idea di sovrastare troppo il nemico di turno.
Non va raccontato il finale della storia e l'azione deve essere "congelata" un secondo prima della sua conclusione.
Le prime copertine di Galep hanno goduto il vantaggio di muoversi in un terreno inesplorato e hanno spaziato anche in scelte grafiche ardite e belle. Abbiamo visto molte cover "generiche" che sono rimaste nella mente e nel cuore dei lettori, me compreso. Dopo tutto questo tempo direi che le migliori scelte siano state ampiamente sfruttate. E la strada da percorrere per arrivare alla "prossima copertina" si fa sensibilmente più angusta.
Nel tempo abbiamo anche visto il consolidarsi dell'immagine di copertina presa direttamente da una scena della storia. Ma è una scelta che alla lunga presenta dei rischi. "Copertinizzare" una scena interna, oltre al logico lavoro di ridefinizione della situazione, porta il più delle volte ad una illustrazione più curata, mentre il senso di una copertina potrebbe andare al di là di questo limite, anche per le storie di avventura pura, quali quelle del Ranger.
Per fortuna, ultimamente stiamo esplorando altre strade. Operazione forse poco visibile da fuori, ma stiamo cercando di "aprire", con moderazione, i confini che si erano formati fino ad ora.

 

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 Esempio di prova per cover

 

- Sono uscite diverse edizioni della storia, dal formato delle dimensioni di un volume mensile contenuto nella “Ranger box” presentata a Lucca Comics 2019, al gigantesco volume dalla copertina rossa fino alle svariate “limited edition”. E' vero che la versione cartonata mantiene le misure delle tavole originali su cui disegni solitamente?

Sì, confermo. Con l'evidente cambio di formato da pagina 68.
Cominciavo a percepire la gabbia che usavo come un po' "stretta". Avevo in studio le fotocopie delle tavole di Ticci e, ad occhio, sembravano avere inquadrature più "ariose". Così da un certo punto della storia ho adottato la sua gabbia. Il formato in "originale" lo mette in evidenza, ma nella versione da edicola la differenza tra i due formati sparirà.

 

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Edizione "gigante" del Texone

 

- Per portare a compimento un'opera d'arte di tale portata probabilmente bisogna essere anche nel mood, nello stato d'animo adeguato ai vari momenti della vicenda, dalle scene d'azione a quelle che prevedono più dialoghi. C'è un modo in cui “ti aiuti” a calarti nella veste di regista per far sì che poi noi lettori possiamo risultare come circondati dalle ambientazioni che paiono uscire dalle pagine? Alcune sequenze sono talmente coinvolgenti che sembra quasi di udire in sottofondo le struggenti note di una tromba che intona il malinconico “El deguello”, il “canto della morte” suonato dai messicani durante l'assalto ad Alamo, o le musiche tipiche di una pellicola del grande Sergio Leone. Mentre lavori, utilizzi una colonna sonora mirata che contribuisca a fornire l'atmosfera?

Onestamente, una colonna sonora "dedicata" che mi aiuti ad entrare nel mood giusto, no.
E' anche vero che quando trovo una musica che mi piace parecchio, non necessariamente western, tendo ad ascoltarla anche in loop. Mentre lavoravo alla copertina del Texone da edicola ascoltavo una delle più struggenti canzoni colonna sonora del videogioco "Red Dead Redemption 2", intitolata: "That's the way it is", composta da Daniel Lanois.
Per il resto, per entrare nell'atmosfera, cerco solo di riacchiappare la "temperatura" delle tavole precedenti e mettermi al servizio del Ranger.

 

- C'è qualche personaggio della storia a cui sei particolarmente legato? E più in generale, quale personaggio, amico o nemico, della saga di Tex occupa un posto speciale per te, magari in seguito ad un determinato ricordo o perché vorresti disegnarlo, oppure ridisegnarlo, in un'avventura?

Disegnandoli, ti affezioni ad un po' tutti i personaggi. Quello più simpatico è stato il vecchio aiutante dello sceriffo Rupert: Duffy. Che permetteva di "osare" un po' di più sulle espressioni facciali. Ampliando lo sguardo, il personaggio che avrei voglia di maneggiare ancora, dato che ho contribuito alla sua creazione, è la Tigre Nera.

 

- Il grande lavoro di documentazione che sta alla base della realizzazione grafica di una sceneggiatura di Tex è ben noto a tutti gli appassionati, dalle armi ad alcuni riferimenti storici, giusto per fare un paio di esempi. Sebbene tu sia un veterano delle piste che conducono alla Riserva Navajo tanto che ormai le sentinelle si mostrano tranquillamente per salutarti quando passi, qual è il materiale che utilizzi al fine di verificare il realismo che caratterizza ogni singola tavola delle tue storie?

Prima di internet, libri sul West. Ora, con la rete, è tutto più "a portata di mano". Mi sono fatto molte cartelline virtuali piene di foto di armi, cavalli, villaggi, paesaggi...
Ma non si deve dimenticare che Tex è anche fantasia e, dopo un "ancoraggio" preciso alla realtà, bisogna anche saper volare nei territori dell'invenzione.

 

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 Tex e Carson in una prova di copertina

 

- Sei mai stato nei territori del “vecchio West”? O quale luogo ti piacerebbe visitare tra quelli in cui Tex Willer e John Wayne hanno fatto sentire la voce delle loro Colt?

No, non ci sono mai stato. Ho un approccio vagamente "salgariano" per queste cose, nel senso che ritengo di avere a disposizione, con la fantasia, spazi molto più ampi e immediatamente fruibili. Ricordo che G.L. Bonelli non fu entusiasta quando andò a visitare l'America che tante volte aveva raccontato nelle sue storie. La potenza della fantasia e la fascinazione del sogno rischiano di rendere la realtà banale. Personalissima opinione.

 

- Ciò che talvolta non tutti si soffermano a considerare è che spesso la collaborazione tra disegnatore e sceneggiatore dev'essere presumibilmente serrata, indipendentemente dalla lunghezza di un albo. Ci sono parti o dettagli nella vicenda che sono frutto di tuoi suggerimenti, dal look degli attori di questa pellicola a fumetti a svolte nella trama, conseguenza del confronto di idee con il signor Boselli?

Boselli ha una sceneggiatura molto solida. L'occhio del disegnatore individua a volte strade da percorrere che rendono la scena più intensa. D'altronde è il compito del disegnatore: in quanto responsabile della parte "visiva" del fumetto, deve sì seguire per bene la sceneggiatura, ma lo specifico del suo lavoro è diventare un "valore aggiunto" che ne esalta il sapore.
Se la cosa è fatta con tutti i crismi, il risultato non può che essere soddisfacente per entrambi, sceneggiatore e disegnatore. Il dialogo tra i due è comunque fondamentale. Il fumetto è un lavoro fatto in sinergia tra due persone e se non c'è scambio, fiducia reciproca, rischia di non funzionare.
Nello specifico mi sono attenuto quasi sempre alle indicazioni di Mauro, salvo nelle volte in cui mi sembrava che una cosa potesse funzionare meglio se vista in un altro modo.
E' stata una soddisfazione vedere quelle vignette superare "l'esame" della supervisione che fa Boselli ad ogni consegna, segno che non avevo stravolto niente ed ero rimasto nell'atmosfera voluta.
Rispetto al lavoro di Boselli, devo dire che è stato veramente bravo e mi ha stupito vedere come, nonostante il gran tempo passato tra una frazione di lavoro e l'altra, sia riuscito a tenere la stessa "temperatura emotiva" e leggendo la storia non si sentono "stacchi", cadute di tensione...
Un gran lavoro!

 

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- Dal tuo esordio sulle pagine di Tex, era il 1986 (per mille diavoli, avevo solo 5 anni ma già più capelli in testa di quanti me ne siano rimasti ora), con “Il ranch degli uomini perduti”, numero 311, su testi di Gianluigi Bonelli, hai firmato storie che hanno immediatamente inciso un ricordo indelebile nel cuore dei lettori, come un marchio infuocato sul manto di un purosangue. Con te e grazie a te abbiamo lottato per impedire una sanguinosa guerra indiana, ci siamo ritrovati a cacciare una balena remando su una barchetta in pieno oceano dopo essere scappati da Alcatraz, abbiamo scoperto una misteriosa nave perduta nel deserto, siamo stati testimoni dell'ira di Aquila della Notte che grida al cielo tutta la sua disperazione e sete di vendetta per il timore di aver perso suo figlio per mano di un cattivo che più cattivo non si può, di fronte alla tomba dell'amatissima moglie Lilyth nella splendida avventura che inizia con “L'uomo senza passato”, un gelido brivido ci è corso tra le scapole leggendo l'altrettanto coinvolgente narrazione del ritorno dall'aldilà di Mefisto, l'antagonista per eccellenza.

Ed ora non possiamo non restare a bocca aperta di fronte a questa storia, che potrebbe costituire una sorta di “summa”, per usare un parolone, un sunto, una concentrazione dei valori e delle emozioni che il genere western di carta e inchiostro regala da più di sette decadi agli appassionati. Ciò che verrebbe da chiedersi è la stessa manifestazione di sorpresa quando si vede un'acrobazia messa in atto come se fosse una cosa facilissima: ma come fai? Sembra di essere lì, sembra quasi di udire le parole al vetriolo delle battute destinate ad un pendaglio da forca appena catturato, di percepire la tensione che rende l'aria elettrica nei secondi che precedono una sparatoria, viene istintivo abbassarsi per non farci accarezzare la zucca dai proiettili che volano durante uno “scambio di opinioni” a base di piombo. Alcuni primi piani paiono veramente delle fotografie giunte fino a noi come se tu avessi una macchina del tempo e fossi andato a fare una partitina con Doc Holliday o avessi passeggiato da turista lungo la main street di Tombstone, Flagstaff o Tucson.

Le caratterizzazioni dei volti, dalle differenze per razza, età o peculiarità personali come vengono ideate e poi realizzate? Hai mano libera in questi frangenti per sbizzarrirti?

Mah. E' il mio lavoro. Pesco nella fantasia e il "lettore" dentro di me chiede al "disegnatore" che abita l'altra metà di me di disegnargli le cose che vorrebbe vedere sulla carta. A volte questi due litigano perchè le richieste del "lettore" sono troppo esagerate, ma spesso il tutto costituisce una bella sfida, in termini di realismo, veridicità, solidità del disegno.
Però ogni volta che finisco una vignetta, una pagina, c'è la sensazione di non aver fatto tutto quel che si poteva fare. Penso ci sia un eterno conflitto tra quel che si ha in mente e quel che effettivamente si lascia sulla carta. Fa parte del "gioco", della creatività, che ti fa viaggiare sempre oltre l'ultimo tuo passo e quel che hai fatto lo vedi "inadeguato", vecchio.
Per quanto riguarda i personaggi di questa storia mi sono divertito a caratterizzare la banda che si vede da pagina 24 in poi. Ho fatto pure gli studi uno per uno dei personaggi, ma la cosa deve aver portato sfortuna, perchè han fatto una brutta fine tutti nel giro di una venticinquina di pagine...
La sceneggiatura in quel momento mi è proprio piaciuta: Tex e Carson si comportano in modo molto deciso e ragionato, oltre che sapiente. Sono i due Pards nel loro massimo splendore.

 

- Tu sei un punto di riferimento per chiunque voglia prendere una matita in mano, professionista o dilettante. Prima di diventare un Obi-Wan Kenobi del disegno, uno “Jedi della china”, quali sono stati i tuoi maestri?

Andiamoci piano con questi riconoscimenti, che ho ancora tante cose da imparare.
Questo lavoro ha una curva di apprendimento praticamente infinita. Finchè ne hai voglia e ti senti impegnato, s'intende.
Di maestri ne ho avuti tantissimi, sia in "carne ed ossa", come Franco Bignotti, che mi ha insegnato le basi della professione, sia "virtuali", nel senso che non li ho mai frequentati personalmente, ma mi hanno insegnato moltissimo. La mia formazione, i miei gusti sul disegno devono molto ad un tratto piuttosto "classico" derivato da artisti come Curt Swan, disegnatore di Superman negli anni sessanta, poi un altro grande e dinamicissimo maestro è stato Neal Adams, con i suoi potentissimi personaggi, John Romita Sr, John Buscema e da questa parte dell'oceano i disegnatori del fumetto franco-belga, come Hermann e Giraud. Gli elenchi sono, alla lunga, sterili e mi fermerei qui, aggiungendo solo che anche l'Italia ha dato tanti maestri al Fumetto, che mi hanno insegnato molto e a cui devo molto.

 

- Non credo di mancare il bersaglio se affermo che oltre ad essere un “addetto ai lavori” tu sei anche un appassionato di Tex e di western. C'è una storia tra tutte quelle che ricordi, che ti ha colpito particolarmente? E quali sono i tuoi preferiti del genere tra i film, dai classici a quelli più moderni e recenti?

Parlando di Tex , in cima alle preferenze c'è la storia "Sulle piste del Nord", che è il "prototipo", a parer mio, di come dovrebbe essere una storia di Tex, sia dal punto di vista della sceneggiatura che dei disegni.
Tra i film, quello che mi è piaciuto di più nel genere western, è "Open range", di Kevin Costner.
E' molto ben "ancorato" e strutturato. Fa "sentire" pienamente, nei dialoghi e nella psicologia dei personaggi, l'atmosfera di quel tempo. E la sparatoria decisiva, verso il finale del film è un esempio di efficacia e drammaticità. Lo rivedo volentieri quando posso.

 

- Oltre alla sceneggiatura, parte fondamentale per arrivare al prodotto finito è il lettering, in questo caso curato da Renata Tuis. C'è un'influenza reciproca tra disegni e posizionamento dei balloons ed in quale momento del processo creativo incide maggiormente?

Renata ha fatto un lavoro splendido.
Il fumetto E' BASATO, visivamente, sull'armonia tra disegno e lettering. E' capitato che abbia lasciato un po' poco spazio al suo lavoro, ma spero che sia successo per poche volte, durante l'intera storia. L'ideale è che il disegno e il lettering si trovino una posizione armonica nella vignetta e contribuiscano all'equilibrio complessivo della tavola.
E' una tensione, che a volte viene a mancare… e quando succede bisogna rimediare, fotocopiando il disegno e abbassandolo per fare spazio al balloon.

 

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- Ovviamente nel tuo immenso e prestigioso curriculum non c'è “solo” Tex, ma anche Martin Mystere, Nick Raider, Dylan Dog (di questi ultimi due hai curato anche la loro nascita dal punto di vista artistico), Diabolik, Dare Devil e Capitan America. Senza spoilerare troppo, se puoi dircelo, oltre a continuare ad essere il portabandiera della Casa Editrice Bonelli anche all'estero con le copertine, recentemente affiancato da Maurizio Dotti per quanto riguarda le cartoline e le cover della collana “Tex Willer”, qual è il prossimo progetto a cui ti dedicherai o ne hai uno nel cassetto che ti piacerebbe sviluppare?

Non ho altri progetti, per ora. Solo Tex.
C'è una storia molto bella che aspetta soltanto i miei disegni e spero di non farla aspettare troppo, nè lei, nè i lettori, stavolta.
Non ho più così tante copertine da fare che si mettono in mezzo e dovrei andare un po' più spedito.

 

- Anche grazie alle anticipazioni che sono trapelate, prima ancora dell'uscita degli albi, sapevamo che torna a formarsi il quartetto di fulmini costituito da Tex, Carson, il figlio di Tex, Kit, per chi non lo sapesse chiamato così in onore proprio di Carson e Tiger Jack. Le avventure in cui i “moschettieri del West”, per usare un'espressione cara al grande Bonelli, sono presenti tutti insieme hanno un sapore speciale: i fraterni battibecchi tra Aquila della Notte ed il suo ineguagliabile pard dal pizzetto bianco, il taciturno guerriero Navajo che “parla poco ma agisce molto” ed il sorridente Piccolo Falco che scherza con lo “zio” Carson sulla sua non più verde età, motivo per il quale i pellerossa lo hanno battezzato Capelli d'Argento.

Nel corso degli anni proprio Kit è diventato un “tizzone d'inferno come il padre” ma non la sua fotocopia, sviluppando una sensibilità ed un carattere individuali, sebbene non si possa certo negare che buon sangue non mente. Ci dici il tuo parere sulla sua crescita?

Kit è perfetto per rappresentare la velocità e la forza giovanile che Tex non ha più la necessità di "usare", data la sua sapienza ed esperienza.
Se Tex pensa una cosa, Kit ha già iniziato a farla. E' degno figlio di quel padre dinamico e scavezzacollo partito come fuorilegge e diventato un famoso ranger. Ci vedo l'irruenza di Tex da giovane con un'intelligenza sua, particolare.
L'abbiamo visto diventare un uomo durante questi anni ed ormai, da tempo, a pieno titolo, un elemento fondamentale del quartetto.

 

- Spesso nelle pagine di Tex, e non solo, si nascondono citazioni ed omaggi ad esempio a celebri pellicole attribuendo il volto di un attore iconico ad un personaggio. E' avvenuto anche nella progettazione che ha portato a delineare i volti dei vari interpreti cartacei di questa vicenda? E facendo un salto alle origini, prima di questa storia... storica, come hai creato il tuo Tex e gli altri assi che formano il leggendario gruppo?

Per quanto riguarda i personaggi specifici di questa storia, l'unico "aggancio" a un personaggio conosciuto è Duffy, l'aiutante dello sceriffo, che ricorda Walter Brennan in "Rio Bravo".
Per quanto riguarda i quattro Pards sono sempre alla ricerca di un "modello" per Tex, ma è difficile. Ti rendi conto che ad ogni volto esaminato manca sempre quel "qualcosa" che rende Tex l'"autentico" Tex. I "papabili" sono Josh Brolin e Richard Burgi.
Per Kit Willer, da tempo, ho un volto di riferimento: Jeffrey Hunter. Dall'espressione decisa e solare, sarebbe un credibilissimo Kit Willer.
Per Tiger Jack la faccia da cui partire, secondo me, è Rodney A. Grant, "Vento nei capelli" del film "Balla coi Lupi".
Kit Carson è un Tom Selleck con i capelli bianchi.
Bisogna tener conto che poi vanno "truccati", quando li si disegna, per avvicinarsi ai "veri" Tex, Carson, Kit e Tiger del fumetto.

 

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 Walter Brennan nei panni di Stumpy in "Rio Bravo", film con John Wayne e Dean Martin del 1959.

 

- La tua gentilezza e la tua umiltà sono ben note ai lettori, nonché giustamente molto apprezzate. Che rapporto hai con i collezionisti e gli appassionati?

Invece proprio a Lucca, l'anno scorso, mi è capitato di perdere la pazienza… pensa.
Probabilmente lo stress dopo la tirata per finire il Texone mi ha lasciato un po' i nervi a fior di pelle e la pressione, soprattutto a Lucca, è sempre tanta.
Gli appassionati, che in qualche caso diventano/sono collezionisti, compongono la linfa vitale per il Fumetto.
I rapporti però vanno "dosati" e bisogna mantenere una "giusta distanza", fatta di rispetto reciproco.
Quando diventano tanti è difficile gestire in un modo "umano" e sostenibile molta gente e si rischia di passare per insensibili, altezzosi, superbi… E invece spesso è solo che non ce la si fa a star dietro a tutti.
La "macchina dei sogni" ha bisogno di molta attenzione e richiede molte energie, che assorbono la gran parte del tempo. Ma è necessario averne cura, altrimenti finisce la ragione per cui gli appassionati diventano tali.

 

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 Anche la pagina ufficiale di Tex su Facebook ed altri siti di fumetti

hanno ripreso l'intervista appena esposta

 

 

Grazie mille per il tuo tempo.

Dal profumino che arriva dalla cucina, si direbbe che sia il momento di zavorrare lo stomaco.

Perciò prima di far andare le mandibole vorrei ringraziarti. Non solo per la tua disponibilità nel rispondere a queste domande, è stato un privilegio poterle formulare e proportele, ma anche per essere un “texiano” come noi, per farci scoprire e riscoprire ogni volta il piacere di racconti senza età che rapiscono gli occhi e l'animo trasportandoci in un universo parallelo dove i pugni sono “più duri del calcio di un mulo”, una pallottola nella spalla è “solo un graffio” ed i buoni, pur a volte soffrendo, alla fine vincono sempre, dove trionfa la giustizia ed i valori di amicizia, abnegazione, senso del dovere ed opposizione a qualunque forma di pregiudizio o prevaricazione sono difesi da uomini tutti d'un pezzo fatti di carta e sogni che non smettono mai di insegnarci come essere uomini veri nella vita reale.

 

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