Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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TEXONE 32 - “IL MAGNIFICO FUORILEGGE” (e ristampe "Extra")

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Ci sono momenti della Storia che col passare del tempo vengono ammantati da un'aura di leggenda. Ci sono invece leggende che entrano nella storia.

Così accade per Tex, alla soglia dei suoi 70 anni di carriera.

E proprio parlando di anni, in questo speciale grazie al meccanismo dei ricordi, troviamo il Nostro quando non è ancora un Ranger, né men che meno Aquila della Notte con il suo doppio ruolo di capo ed agente indiano dei Navajos.

Tex Willer è per tutti ancora un fuorilegge, una spina nel fianco per gli sceriffi che da un lato devono perseguirlo ma dall'altro, se sono onesti, non possono non ammirare quel giovane dai modi spicci, il quale spesso si trasforma in giustiziere, riempiendo le boot hill del paese (l'ho detto che ha modi spicci) ma anche togliendo bollenti castagne dal fuoco, e pertanto diventando un incubo per “bari, ladri ed assassini”.

La vicenda si apre con una citazione, un omaggio proprio alla prima tavola del primissimo Tex a striscia uscito nel 1948 - “Il totem misterioso”- dove, come ogni buon “texiano” sa, un giovane sbarbatello per dirla con un'espressione alla Kit Carson, esclama: “Per tutti i diavoli, che mi siano ancora alle costole?” riferendosi ad un gruppo di cavalieri lanciati al galoppo sulla sua stessa pista.

Il bravissimo Stefano Andreucci, già assai noto in casa Bonelli per i suoi lavori su Zagor e Dampyr, fornisce vedute a dir poco cinematografiche, con tagli da consumato artista ed in ogni tavola fa restare il lettore col naso attaccato alla pagina proprio come un buon intenditore resta appiccicato alla poltrona quando si gusta un film western, alla John Ford.

 

John Ford min

 John Ford riflette sul set in un ritratto di Lorenzo Barruscotto

 

E che strano piacere, quando si vede nuovamente formata la coppia Tex - Dinamite. Esatto, il bravo ed intelligente cavallo che ha accompagnato il futuro Ranger da quando era un “re del rodeo” ritorna a galoppare e ad essere un personaggio a pieno titolo, un compagno di avventure del quale si sente ancora la mancanza dopo molti anni.

Proprio per sottolineare la giovane età del protagonista, il curatore Mauro Boselli ai testi intinge talvolta le parole del “magnifico fuorilegge” raddrizza-torti in un misto di spavalderia ed ironia che però è perfettamente adatto sia al ruolo che Tex si vede suo malgrado assegnato, dovendo stare, per ora, dalla parte sbagliata della barricata, almeno ufficialmente per quanto mai e poi mai moralmente, sia a quegli anni spericolati in cui si stava facendo le ossa e non c'erano il burbero, esperto e “pieno di buonsenso” Capelli d'Argento, il taciturno Tiger Jack o il figlio Kit.

Questo però non toglie che Tex sia già il solito “tizzone d'inferno” pronto a rischiare la pelle con caparbia ostinazione pur di seguire il proprio rigore etico e senza in nessun caso intaccare il suo senso di giustizia.

Le Colt diventano roventi: quando rivedremo il giovane Tex impugnare le sei colpi e premere i grilletti con entrambe le mani di fronte ad un numero soverchiante di avversari il ricordo delle prime "vecchie" storie ci travolge inevitabilmente.

Ma anche se si vede considerato un bandito, per aver vendicato la morte del fratello Sam, la storia si svolge infatti dopo il repulisti... ehm, lo scontro di Culver City ai danni della banda di Rebo, niente accomuna il solitario pistolero con i veri banditi che siano pendagli da forca a tutti gli effetti o che abbiano una qualche carica più o meno ufficiale.

Non c'è bisogno di dirlo ma Tex non apre mai il fuoco per primo senza una buona ragione.

Sempre in linea con la tradizione del passato, incontrerete anche qualche bella donna.

Ci saranno voltafaccia, agguati, duelli, trucchi, pards e traditori, immensi balordi e uomini onesti, vigliacchi e coraggiosi, pallottole che fischiano vicino alle orecchie, pugni più duri del calcio di un mulo ed un sole che rischierà di cuocervi il cervello se non indosserete il vostro cappello Stetson.

Vi stupirete, vi sorprenderete coinvolti quasi in prima persona, vi getterete al riparo per non essere un bersaglio troppo facile, sceglierete se punire o perdonare, se sparare o parlare, potreste anche arrivare a provare un pizzico di malinconia leggendo questo gioiello fatto di carta e sogni, impreziosito da un incontro che intreccia proprio la Storia e la Leggenda.

Buttate giù l'ultimo goccio di caffè e controllate le armi.

In sella!

 

Copertina e disegni: Stefano Andreucci

Sceneggiatura: Mauro Boselli

Lettering: Omar Tuis

240 pagine

 

 

Doc Back to the future min

Ritratto di Doc Brown da "Ritorno al futuro" ad opera di Lorenzo Barruscotto

 

 

Considerazioni dal 2021:

Oggi Tex i 70 anni li ha superati e la casa editrice Bonelli spegne le sue 80 candeline.

Come direbbe Doc di "Ritorno al futuro": Grande Giove!

No, tranquillizzatevi, niente salti nel passato con rischio di distruggere il continuum spazio-tempo. Aggiungerò solo poche righe riferite alla versione in tre parti della storia sulla quale "avevo appena" scritto, volumi che sono stati inseriti come extra nella collana "Tex Willer", che narra le vicende del giovane non ancora Ranger alle quali senza dubbio il Texone firmato da Andreucci e Boselli ha dato il fatidico "la", per iniziare a far accadere nei pochi anni che precedono l'incontro prima con il capo del "Servizio Segreto dei Rangers" Marshall e poi con i Navajos e Lilyth tante di quelle vicissitudini da far invidia all'intera serie di "Beautiful".

Non sono stati pochi i nasi che si sono storti alla proposta dell'ennesima ristampa di una storia relativamente recente, non a colori, e come al solito ci sono state anche alcune polemiche con atteggiamenti non proprio equilibrati ed assolutamente non aperti ad un sincero confronto o scambio di pensieri, tanto più che si dovrebbe essere tutti Texiani ed usare il buon senso, a maggior ragione in questioni non propriamente vitali come questa, sia dalla parte dei pro che da quella dei contro. Personalmente non è che vada matto per ogni tipo di ristampa a scatola chiusa: a mio avviso se si vuole avere un doppione di una storia deve esserci un motivo valido anche da collezionista, come un ricordo, un'emozione particolare che tale avventura ci ha suscitato o anche, perchè no, un certo valore intrinseco in qualità di opera d'arte. Sicuramente mi risulta inaccettabile neanche come battuta leggere frasi del tipo: "Se non lo si vuole comprare nessuno ti obbliga con la Colt alla tempia", dal momento che in quanto lettore io (un io generico, non io io) posso e devo aver il diritto di dire la mia, (tramite un gruppo o pagina social per altro non certo in Parlamento eh) su pareri o eventuali errori riscontrati, senza che un altro mio pari si permetta di zittirmi malamente - esistono la cordialità e l'ironia nel caso - soprattutto quando si rimane nell'ambito della conversazione civile, così come faccio fatica a condividere le motivazioni di chi compra più e più copie dello stesso volume (buon per loro che possono permetterselo). Di contro la protesta ad oltranza ripetendo all'infinito che "quando c'era Galep era meglio" non ha ragion d'essere, al pari della difesa a spada tratta sempre.

 

tex willer extra bonelli min

Le copertine della serie "Tex Willer" sono affidate a Maurizio Dotti

ma nel caso degli Extra sono anch'esse firmate da Andreucci

 

Io sono andato, a differenza della solita singola unità fumettistica, chiamiamola così, non oltre (comunque) le due copie in rarissimi casi, una da lettura e una da conservare, e già mi sono sentito un po' fanatico. In questo frangente, il mio di motivo per aver acquistato la ristampa divisa in tre è di carattere come dire sentimentale: la recensione del Texone originale era la mia seconda, la conferma dell'inizio della strada, dopo quella d'esordio, e più avanti ho avuto il modo e l'onore di intervistare in occasione di un altro volume speciale lo stesso Andreucci (questo è l'articolo in questione: http://fumettodautore.com/index.php/magazine/osservatorio-tex/5611-intervista-a-stefano-andreucci-su-deadwood-dick-tex-ed-il-suo-lavoro ), che mi ha perfino fornito poi (per l'intervista e per una differente circostanza) suoi disegni e sketch da pubblicare per i miei pezzi.

Inoltre la quinta lettura del mio progetto totalmente gratuito a favore di persone ipo e non vedenti che ho chiamato "Una voce per te" (ora arrivato al traguardo dei 30 brani) che prevede uno scritto ideato da me e declamato da doppiatori e doppiatrici, riguardava e si ispirava proprio a "Il magnifico fuorilegge". Questo che vi riporto è il link dell'articolo di "Osservatorio Tex" in cui ne parlo, http://fumettodautore.com/index.php/magazine/osservatorio-tex/5595-una-voce-per-te-x-5-il-magnifico-fuorilegge , mentre questo che segue quello del "video che si ascolta" reperibile su Youtube, nel canale omonimo di questa Rubrica: https://www.youtube.com/watch?v=-sUS_gaDPQ0 .

Pertanto, il fatto che nella nuova versione ci siano bozzetti e studi dei personaggi equivale ad un qualcosa di sbrilluccicoso sventolato davanti agli occhi di una gazza. Intendiamoci, non ho "ladrato" nulla, ho pagato i 3,50 euro tutte e tre le volte.

 

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Ritratto di Stefano Andreucci ad opera di Lorenzo Barruscotto

 

Le otto pagine di sketch inediti si trovano al fondo del primo volume e sicuramente meritano, impreziosendo l'albo in sè ma proprio l'intera collezione di un appassionato come chi vi parla. Amigos, Andreucci non è mica un pellegrino qualunque, tutt'altro: si tratta di un disegnatore di prim'ordine che ha firmato oramai alcune pietre miliari nella saga di Tex nonchè di un professionista disponibile con i fans ed i lettori, non cosa da poco, e per finire anche di una persona gentile ed alla mano, come ho avuto modo di verificare direttamente.

Nel secondo e nel terzo sembra ci siano alcune tavole che nella versione originale sempre sembra fossero state escluse per via del controllo effettuato prima della pubblicazione (nel secondo ho notato poco di differente e nell'ultimo albo forse la sequenza in cui Tex si cala da una rupe viene ampliata: certe prospettive paiono nuove agli occhi di un certo lettore ficcanaso che si reputa attento, ma non sarei disposto a giurarlo). In ogni caso a meno di indicazioni precise o di un sagace lavoro di confronto con il Texone, a mio avviso non balzano fuori dalle pagine in modo così immediato.

Una curiosità: il secondo pezzo di storia si intitola "El Verdugo" che in spagnolo significa "boia", dettaglio forse sfuggito ad una non piccola fetta di aficionados dato che non ricordo specifiche note al riguardo, ai tempi della dimensione "gigante" perchè il nome di quel cattivo poteva confondersi tra quelli di altri pendagli da forca che si susseguono nella narrazione, balordi anche di diverse nazionalità, accomunati unicamente da un mal riposto ottimisto quando si tratta di fare piani, dal semplice all'arzigogolato, per seppellire un tale "magnifico fuorilegge" che non ha nulla a che spartire con banditi della loro risma. Inutile dire dove finiscono i piani e chi li ha escogitati.

Nel terzo volume, invece, che tra l'altro segna l'incontro tra il giovane Willer ed un certo capo Apache del quale diverrà fratello di sangue ed amico per tutta la vita, ci sono un paio di "citazioni" che meritano ora di venire sottolineate nel dettaglio: una è oggettiva l'altra meno. A pagina 49 compare in un rapidissimo cameo/tributo uno sgherro che richiama palesemente il personaggio impersonato dal grande Mario Brega nella Trilogia del Dollaro (sto parlando di Chico in "Per un pugno di dollari", Nino in "Per qualche dollaro in più" ed il caporale Wallace in "Il buono, il brutto, il cattivo"). Riguardo al dettaglio numero due è più forse un'impressione di chi vi parla ma il tizio di nome Taggart (andate a vedere voi chi è e che ruolo assume lungo tutto il racconto) appare come una sorta di John Wayne convertito al Lato Oscuro.

 

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 Ritratto di Mario Brega nei panni della sua inconfondibile caratterizzazione del bandito, 

presente nella Trilogia del Dollaro, ad opera di Lorenzo Barruscotto.

 

Insomma, a distanza di anni (e sarà così tra dieci, venti o cinquanta) questa storia di Tex, classica sebbene innovativa perchè quando era uscita aveva incisa nel suo destino il fatto di diventare la capostipite di un'intera serie parallela a quella mensile inedita, in qualunque formato la si abbia letta, o riletta, la coppia di satanassi "Andreucci-Boselli", coadiuvati splendidamente dal gran lavoro al lettering di Omar Tuis, ha tirato fuori dal cilindro un dannatissimo capolavoro, senza sbavature nella sceneggiatura, senza alcun difetto nella struttura della trama, con veri e propri quadri travestiti da vignetta che fanno venire l'acquolina in bocca ogni volta che li si ammira, pur avendoli già non solo visti ma proprio passati ai raggi X: chine e dialoghi si trovano perfettamente, concedetemi il parallelismo, in armonia come un cowboy ed il suo mustang, in un tutt'uno di movimenti, classe, dinamismo e, diciamolo, miticità che ci fa quasi sentire sulla zucca una presenza invisibile ma (magari) più volte immaginata o desiderata, tanto da spingere in automatico la mano con la quale abbiamo girato l'ultima pagina a calarcela bene davanti alla faccia, quella presenza, mentre volgiamo lo sguardo sognanti verso il sole che inizia la sua corsa discendente oltre la collina laggiù.

Hasta luego, compadres.

 

Ripropongo qui il link della lettura relativa a "Il magnifico fuorilegge":

https://www.youtube.com/watch?v=-sUS_gaDPQ0

 

 

 

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