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Quando Will Eisner disegnava per l'esercito USA

di Giuseppe Pollicelli*

Era difficile immaginare che un mensile edito dall’esercito statunitense per fornire al personale militare istruzioni utili su come conservare al meglio il proprio equipaggiamento (e, all’occorrenza, ripararlo) potesse rivelarsi un periodico da collezione e addirittura un oggetto di culto. Eppure è successo. L’insolito accadimento dipende dal fatto che il magazine in questione, denominato “PS” (che sta per “Post Scriptum”), è stato animato e riccamente illustrato per vent’anni consecutivi, dal 1951 al 1971, da uno dei più importanti autori di fumetti di tutti i tempi, l’americano Will Eisner.

Nato a New York nel 1917 e scomparso (sempre nella Grande Mela) nel 2005, Eisner non ha forse ancora acquisito, da noi, la fama di cui gode a livello globale e in special modo negli Usa, benché siano molte le sue opere che, già a partire dagli anni Sessanta, sono state tradotte nel nostro Paese. È probabile che la notorietà tuttora modesta di Eisner in Italia si debba soprattutto a un fattore: l’autore americano non ha legato il suo nome, a differenza di tanti altri suoi colleghi magari meno significativi per la storia del medium fumettistico, a un personaggio divenuto universalmente celebre. Chi conosce e ama i comics sa quale sia il valore della saga, ideata nel 1940, che ha per protagonista la figura di Spirit (un criminologo che combatte i malviventi facendosi forte di essere considerato uno spettro: tutti, infatti, lo ritengono deceduto in un’esplosione), ma si tratta appunto di una consapevolezza che appartiene solo agli intenditori. Del resto il prestigio internazionale di Eisner (a cui fu intitolato un premio fumettistico quand’era ancora in vita, gli Eisner Awards) è legato essenzialmente ai romanzi a fumetti che l’autore comincia a realizzare nel 1978, quando pubblica il seminale “Contratto con Dio” (in realtà una raccolta di quattro racconti) rendendo popolare la preesistente locuzione «graphic novel», con cui si fa riferimento a lunghe narrazioni autoconclusive svincolate dalla serialità.

Tornando alla rivista “PS”, rappresenta un’ottima notizia, per gli estimatori di Eisner, l’arrivo in libreria della versione italiana (fedelissima a quella americana anche da un punto di vista cartotecnico, compresi gli angoli arrotondati delle pagine) dell’antologia PS Magazine. Il meglio del mensile di manutenzione preventiva (Ed. Bao Publishing, pp. 272, euro 23). Curata dal fumettista scozzese Eddie Campbell, questa selezione di tavole a fumetti e illustrazioni (in cui ricorrono personaggi fortemente caratterizzati, a cominciare dalla biondissima Connie Rodd, «il sergente che tutti i soldati desidererebbero avere») è una conferma della modernità del segno di Esiner, sempre in coerente equilibrio tra realismo e deformazione umoristica, e dimostra come Will avesse compreso - lo scrive lo stesso Campbell nella sua lunga introduzione - «il potenziale educativo dei fumetti decenni prima degli altri autori, e “PS Magazine” è stato il suo primo laboratorio».

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1) Copertina del volume PS Magazine di Will Eisner (Ed. Bao Publishing).


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2) Copertina del n. 44 del mensile PS (1956).


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3) Copertina del n. 48 del mensile PS (1956).


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4) Copertina del n. 156 del mensile PS (1965).


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5) Striscia tratta da un episodio della serie Joe's Dope.


*Articolo tratto da “Libero” del 26 marzo 2014. Per gentile concessione dell'autore.

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