Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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CFAPAZ: fenomenologia di Michele Ginevra (1 di 3)

michele_ginevraMoleskine #68

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

CFAPAZ: fenomenologia di Michele Ginevra (1 di 3)

Ovvero, prima parte dell'ossessione del Centro (e di Ginevra) per il MUF (e i suoi contributi) con contorno di 3 sassolini.

di Giorgio Messina

Chi lo conosce bene, avendolo visto muovere i primi passi nel mondo del fumetto sin dalla seconda metà degli anni ‘80, racconta che Michele Ginevra è da sempre un tipo «un po’ contorto».

Michele Ginevra nel panorama del fumettomondo è l'esempio più unico che raro di dipendente statale del fumetto italiano. Infatti il Ginevra è dipendente del Comune di Cremona dal 1998 con la qualifica di Istruttore Direttivo e svologe l'incarico di coordinatore del Centro Fumetto Andrea Pazienza. Il Centro è un'associazione di secondo livello costituita nel 2001 a partire dalla precedente incarnazione ARCI, i cui soci fondatori sono degli Enti Locali, tra cui il Comune e la Provincia di Cremona, che sovvenzionano la struttura con contributi (anche) sotto forma di quote associative. Il Centro segue Ginevra e Ginevra segue il Centro. Ginevra e il Centro nel panorama del fumettomondo sono da considerare, come già più volte scritto, l'anello di congiunzione più nitido tra la politica, le istituzioni e il fumetto. Ed è per questo che destano il nostro interesse.

Ginevra, non ha gradito che da queste righe abbia sollecitato l’iniziativa “Follow The Rabbit”, volta a non fare passare nel silenzio la chiusura di Coniglio Editore, e ha colto l’occasione del rilancio dell’idea da parte di Luca Boschi sul suo blog per commentare dicendo che io sarei «l'attaccabrighe del fumettomondo (altro che politicamente scorretto: si chiama immenso raccontaballe)», che «trascorre gran parte del suo abbondante tempo ad infamare, insultare e calunniare gli altri» e liquida i mie articoli sul Centro Fumetto su questo sito (e in questa rubrica) come righe «piene zeppe di immense e fragorose balle» perchè la soluzione migliore contro le presunte “balle” non è quella di dimostrare che sono balle ma ci spiega che "bulgaramente" al Centro «si è scelto di non rispondere. E non si risponderà. Perché se si risponde, si viene ancora più insultati e non finisce più». Al di là del rigurgito comunicativo berlusconiano fuori tempo massimo, risulta comunque «un po’ contorto»  affermare dogmaticamente che qualcuno dica balle senza dimostrare in cosa sarebbero balle perché si è scelto di non rispondere.

Ora: se il Ginevra e il Centro non rispondono ai dati presentati  e ai dubbi sollevati nei miei articoli, vuol dire che balle non sono. Se né lui, né il Centro mi hanno querelato per quanto scritto vuol dire che calunnie non sono. Altrimenti mi portino in tribunale e dimostrino davanti ad un giudice in cosa avrei detto balle. Certo sanno bene al Centro che ad un giudice non basta dire "sono balle", ma bisogna invece mostrare dati e documenti che dimostrino che è stato scritto qualcosa di sbagliato. Troppo facile liquidare il tutto come "balle" senza spiegare perché e percome sarebbero "balle" ma trincerandosi dietro il diktat che sono "balle" punto e basta.

Soprattutto di questi tempi, per una struttura come il Centro Fumetto Andrea Pazienza che percepisce denaro pubblico da Enti Locali per svolgere le proprie attività, trincerarsi dietro “sono tutte balle” quando qualcuno ficca il naso nelle sue attività volendo capire come vengono impiegate le risorse pubbliche a loro disposizione non può che minarne la credibilità stessa del Centro e dei suoi operatori, e quel buon nome che invece in altre sedi Ginevra è pronto a difendere a spada tratta, soprattutto quando sul piatto ci sono finanziamenti statali  Nel proseguio della lettura si capirà meglio a cosa mi riferisco.

Liquidare a mia volta gli insulti di Ginevra al mio indirizzo come esercizio di cretineria di un poveretto in difficoltà che non ha argomenti per rispondermi perchè evidentemente ho tirato fuori qualche altarino che era meglio rimanesse in ombra, sarebbe troppo facile e alla fine l'avrebba vinta lui che si diverte a chiamarmi «disgraziato» e «immenso raccontaballe». A differenza sua, Invece io scelgo di rispondere a Ginevra e lo faccio con una trilogia di articoli che aiuteranno meglio a capire che tipo di "contorsionista" sia. Michele Ginevra va smontato con meticolosa accuratezza e precisione quasi scientifica.

Il Ginevra inoltre ci accusa poco velatamente anche di non avere memoria storica quindi ci sembra doveroso far ricicciare fuori quando in analoghe situazioni, ma riguardanti altri Enti del fumetto italiano finanziati con soldi pubblici, il coordinatore generale del CFAPAZ si era espresso in ben altri termini nei confronti di chi metteva il naso nel come venivano spesi i denari dei contribuenti. In quella stessa situazione, soprattutto, fu dimostrato che era Ginevra a dire balle di altre associazioni ed Enti, nello specifico l'Anonima Fumetti e il Museo del Fumetto di Lucca.

Ma andiamo con ordine e riportiamo le lancette indietro nel tempo di pochi anni.

Il 12 dicembre del 2007 vengono alla luce gli sprechi del Museo del Fumetto (MUF) di Lucca. Sul blog La Quinta Stanza, i giornalisti Gianluca Testa e Anna Benedetto pubblicano un’inchiesta che mette in luce la situazione del Museo, diretto sino al mese precedente da Gianni Bono.

Scrivono i giornalisti:

«Dalle determine dirigenziali emerge che, tra le tre ditte sopra citate, chi percepisce la cifra maggiore è l'Epierre (casa editrice di titolarità di Gianni Bono), con oltre 640mila euro in 4 anni (160mila euro all’anno). Segue la Global Media Sas di Mantova (che ha realizzato il sito delle edizioni “If” della casa editrice Epierre), che in circa 3 anni ha percepito oltre 150.000 euro per vari progetti, e la Link Multimedia di Varese cui sono stati destinati 181mila euro per realizzare il sistema integrato multimediale e un video di Dylan Dog, e 137mila euro per la realizzazione della banca dati del fumetto italiano tratta dalla "Guida al fumetto italiano" di Gianni Bono. Inoltre, per l'aggiornamento dello stesso database, con una determina del 2003, Epierre ha percepito altri 24mila euro (dei 640 sopra riportati). Da notare che i contenuti della "Guida al fumetto italiano" sembra fossero già stati donati nel 1994 all'Ente Max Massimino Garnier, che gestiva per il Comune di Lucca la manifestazione “Lucca Comics”. 

Nella determina 406 del 2004 Epierre risulta percepire 78mila euro per la creazione di schede biografiche, e con la determina 412 del 5 luglio 2005 altri 78mila sembra per la realizzazione di altre 1000 biografie dei protagonisti del fumetto mondiale, cioè 78 euro a biografia. Considerando che simili contenuti (biografie e immagini) sono facilmente rintracciabili in rete, questa cifra pare eccessiva rispetto al reale lavoro di redazione delle biografie.” I giornalisti continuavano spiegando che “Bono ha percepito 16mila euro all'anno (anzi, dalle determine risultano 16mila euro nel 2003, altri 16mila nel 2004, poi 8000 nel 2005 e altri 8000 nel 2006), però la Epierre di sua proprietà ne ha presi molti di più. Inoltre, nella determina 842 del 6 dicembre 2005, risultano 28.800 euro percepiti direttamente da Bono per “direzione culturale del museo del fumetto”.»

In realtà tutto parte da un articolo di Anna Benedetto pubblicato su "Il Corriere di Lucca" sabato 10 novembre 2007. Insomma, esce fuori che nel mezzo del quadrilatero Gianni Bono-Epierre-Muf-Comune di Lucca ci sarebbero un po’ di pastrocchi vari. La politica locale risponderà così alle questioni dei conti, ma non solo. Fuori e dentro Lucca, fuori e dentro il web si innesca una polemica. Le anime belle del fumettomondo si indignano. Se ne occupa anche il quotidiano la Stampa che con un articolo di Giampiero Calapà che spiega che il Muf:

«Ai lucchesi è costato quasi 6 milioni di euro dal 2002 a oggi. Una cifra non indifferente per un’iniziativa di scarso successo. In questi anni i visitatori sono stati soltanto 70 mila, per altro in costante diminuzione: 33 mila nel 2006, 11 mila quest’anno. La poltrona del suo «padre-padrone», il direttore Gianni Bono, è in bilico. In città dicono che lui, storico e studioso delle storie a strisce, sia arrivato a Lucca «grazie a santi nel paradiso della politica che conta».» 

L’articolo si chiudeva così:

«Indimenticabile sul tema la conferenza stampa organizzata da Bono per annunciare in pompa magna che le anteprime di tutte le iniziative Disney in Italia sarebbero state presentate a Lucca. Seguirono imbarazzo e sconcerto quando si scoprì che la Disney non ne aveva, in realtà, alcuna intenzione.» 

 

Praticamente sembra di assistere ad una caporetto museale formato fumettomondo.Bono viene messo sul banco degli imputati.

A cercare di sedersi sulla polviere arriva di sua sponte Michele Ginevra. Il 14 dicembre 2007, sempre sul blog La Quinta Stanza compare un post intitolato «Michele Ginevra: alcune riflessioni sul Museo del Fumetto di Lucca». L’intervento del coordinatore del Centro Fumetto Andrea Pazienza è intriso delle peculiarità dialettiche di Michele Ginevra: contorsionismo e autoreferenzialità.

Ginevra si chiede: «Il Comune di Lucca ritiene di aver stilato criteri adeguati per individuare i soggetti che dovevano progettare e gestire il museo?»

E marzullianamente lo stesso Ginevra declina anche le risposte.

Prima snocciola il suo curriculum e le peculiarità del Centro (e da qui già si capisce che l'intervento non sarà completamente disinteressato...)

«Siccome invece ho un'esperienza di vent'anni come coordinatore del Centro Fumetto "Andrea Pazienza", struttura che non ha mai ritenuto di doversi chiamare museo, ma che è aperta tutti i giorni, possiede 45.000 fumetti e svolge attività di ogni tipo che dovrebbero essere note a tutti gli operatori, ho maturato l'idea che il difetto stia a monte.»

Stop. Subito la prima balletta fatta in casa. Il Centro non possiede i 45.000 fumetti perchè l'Arcicomics di Cremona ha ancora la proprietà di buona parte del patrimonio librario della biblioteca che è stato conferito gratuitamente in prestito al Centro quando fu istituito. Ma proseguiamo. Scrive ancora Ginevra continuando a rispondersi:

«Ha relativamente senso criticare il vecchio progetto dell'Anonima Fumetti e la gestione di Gianni Bono ed Epierre. Ho meglio, ha senso se guardiamo al merito delle scelte tecniche. Ma le responsabilità sono di chi ha conferito INCARICHI CHE SI SONO RIVELATI SBAGLIATI, PERCHE' NON HANNO CONSENTITO DI RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI.»

E ancora:

«Il progetto dell'Anonima Fumetti non era fattibile nei termini in cui fu elaborato ed era comunque uno studio troppo preliminare. Ma il difetto stava a monte. Non doveva essere affidato all'Anonima un incarico di questo tipo.»

STOP. E che c’entra l’Anonima Fumetti con il MUF? Da dove salta fuori adesso l'Anonima Fumetti, visto che negli articoli di Testa e Benedetto non se ne fa minimamente cenno? Interviene quindi Gianfranco Goria che spiega nei commenti, rivolgendosi a Ginevra:

«Forse fai un briciolo di confusione, o semplicemente ignori non avendone alcuna conoscenza diretta. Non fu certo un'idea del Comune di Lucca quella di dare un incarico all'Anonima Fumetti. Penso che manco gli passasse per l'anticamera del cervello l'idea di un museo del fumetto a Lucca. Fu l'Anonima Fumetti a proporre, per la prima volta in modo strutturato, al Comune di Lucca di avviare un percorso per la realizzazione di un museo del fumetto in quella città. La risposta di uno dei rappresentanti locali fu del tipo "Lucca ai lucchesi". Io mi alzai per andarmene (Boschi ricorda perché era lì) e fu l'Assessore/a a farmi restare dicendo agli astanti che al Comune la nostra idea interessava (ma io non potevo sapere per quale motivo il Comune potesse avere interesse a darci retta, su un'idea del genere - solo molto più tardi potei farmi delle ipotesi, ma questa è un'altra storia). Quanto a quello che il gruppo di lavoro messo in piedi dall'Anonima Fumetti ha realizzato, si trattava solo di uno Studio di Fattibilità e la differenza tecnica e legale non dovrebbe esserti sconosciuta. Il gruppo messo in piedi dall'Anonima Fumetti non ha MAI realizzato un Progetto Attuativo, perché il nuovo Sindaco (Fazzi) "licenziò" il Gruppo (a lavoro ultimato da un bel po') sentenziando che c'erano cose ben più importanti da fare a Lucca che non un museo del fumetto. Le palle sulla non fattibilità del progetto Anonima Fumetti, sono palle. (…)»

Ovviamente Luca Boschi confermò quanto detto da Goria.

Sassolino numero uno: il Ginevra che oggi dice di me che scriverei balle sul Centro Fumetto, scriveva a sua volta balle sull’Anonima Fumetti e il MUF, alla faccia di quella "memoria storica" che lui stesso invita sempre agli altri di acquisire maggiormente. Va anche notato che Goria non è che abbia scritto "bulgaramente" nei confronti di Ginevra “hai scritto balle e si è scelto di non risponderti”. No, ha argomentato il perché e il percome sono balle. Quindi in mancanza di argomentazioni tese a dimostrare che io scriverei balle, colui che a tuttoggi è davvero certificato come «immenso raccontaballe» è proprio Michele Ginevra. Meglio ancora: se tra noi due c’è un ballista comprovato quello è il coordinatore del Centro del Fumetto Andrea Pazienza. Proseguiamo nella ricostruzione della vicenda.

Ginevra, non solo venne zittito e preso per pallista, ma ebbe anche la faccia tosta di rispondere a Goria dicendo: «Quando nel mondo del fumetto si capirà (e si avrà la forza) di fare gruppo partendo da idee sensate forse riusciremo a combinare qualcosa.» Rileggendo quelle parole, si ha ancora oggi la sensazione che “fare gruppo” equivalga a fare parte di quelli che la torta dei contributi statali se la dividono.

A questo punto Ginevra, trovandosi in difficoltà, carica a testa bassa e rincara la dose con Goria: «Tra l'altro, non sono del tutto sicuro che il modo con cui rappresenti i fatti lucchesi su Af News sia il più appropriato, anche se proprio sul tuo sito compaiono pagine fondamentali, come la testimonianza di Traini e l'intervista a Bono. Da una parte ricopri una preziosa funzione giornalistica, indispensabile e lodevole. Dall'altro, probabilmente a causa dei negativi trascorsi, presenti le notizie su Lucca con intenti polemici che non sempre riescono a focalizzare i veri problemi.»

L'intervista a Gianni Bono apparsa su AFNews che cita Ginevra è questa QUI. Ovvero AFNews, il 30 novemnbre 2007, cioè 10 giorni prima che scoppiasse questo marasma politico-istituzionale-fumettistico, aveva in un certo senso anticipato i temi facendo delle precise domande a Bono, dalle cui risposte poi si sarebbero innescati gli articoli di Testa e Benedetto e tutto il resto del domino di interventi che stiamo ricostruendo in questa sede.

Sassolino numero due: Dalle parole di Ginevra si evince che presentare documenti e fare domande su come vengono gestiti i contributi pubblici legati al fumetto è «una preziosa funzione giornalistica, indispensabile e lodevole», che però guarda caso non è più così quando si va a ficcanasare, come ho fatto io, nelle attività e nelle risorse pubbliche del "suo" Centro Fumetto Andrea Pazienza. Altro sassolino, altro contorsionismo. Ma ritorniamo ancora una volta alle risposte marzulliane di Ginevra alle sue stesse domande:

«La gestione di Gianni Bono sembra non essere stata all'altezza delle aspettative. Ma il difetto stava a monte. Non doveva essere affidato a Gianni Bono un incarico di questo tipo.»

 

 

 

STOP. Le cronache - cioè quella famosa "memoria storica" che ci mancherebbe - ricordano che Il Centro Fumetto "Andrea Pazienza" sabato 8 ottobre del 2005 cambiò sede a Cremona andando a collocarsi in Piazza Giovanni XXIII, 1. All’inaugurazione intervennero «le autorità, i responsabili della struttra, Gianni Bono, Direttore del MUF Museo Nazionale del Fumetto e dell'Immagine di Lucca, Luca Boschi, critico e giornalista e altre personalità del mondo del fumetto». Ora, se a Bono non doveva essere affidato l’incarico di Direttore del MUF - perchè evidentemente incompetente per Ginevra - perché fu invitato all’inaugurazione della nuova sede del Centro?  L'ennesimo contordiosionismo di Ginevra si spiega nel testo del 2007 in cui c’è anche una difesa d’ufficio dello stesso Bono, dopo aver spiegato però che era incompetente a ricoprire il ruolo di direttore del Muf:

«Si eviti la vigliaccheria di "dare all'untore" Gianni Bono, che è solo il terminale di scelte sbagliare a monte. Gianni Bono aveva ideato e realizzato (con la collaborazione di decine di esperti) l'ancora ottima Guida al Fumetto Italiano. Per questo è stato chiamato ad occuparsi del Museo. Una decisione apparentemente plausibile, che si è rivelata facile e di comodo e quindi disastrosa nel medio periodo. Una cosa che invece posso contestare personalmente a Gianni Bono consiste nella scarsa attitudine a coinvolgere i collaboratori.

Dovrei essere un consulente del Museo. Il mio nome compare in un pannello all'entrata, assieme a quello di una trentina di colleghi. In questi anni non sono mai stato chiamato per collaborare ad alcuna iniziativa del Museo. Un paio di anni fa, come Centro Fumetto "Andrea Pazienza", avevamo anche proposto di lavorare assieme sui criteri di catalogazione dei fumetti (tema su cui abbiamo competenze uniche in Italia) ma la nostra disponibilità non è stata raccolta.»

Risulta evidente che per Ginevra volere sapere come vengono spesi i soldi pubblici equivale a "dare all'untore" a chi quei contributi li ha percepiti. Ma al di là di questo ennesimo esempio di contorsionismo, appare chiaro che le velleità di Ginevra e del Centro di partecipare ai lavori del MUF, e magari alla spartizione dei contributi pubblici lucchesi, furono frustrati da Bono che quindi da padrino d’eccellenza all’inaugurazione della nuova sede del Centro nell'ottobre del 2005 era poi diventato nel novembre 2007 uno a cui non doveva essere affidato quell’incarico. Forse che Ginevra e il Centro avevano invitato Bono all'inaugurazione della nuova sede del Centro per ingraziarselo e la cosa però non aveva dato i frutti sperati in seguito? Chissà.  Apparirebbe grottesco, altresì, se invece Ginevra e il Centro avessero invitato Bono all'inaugurazione del 2005 per fregiarsi della sua presenza in qualità di direttore del MUF pur pensando già allora che fosse un incompetente nel ruolo.

A questo punto, però, Bono non è più il direttore del MUF. Ha dovuto lasciare la poltrona il 9 novembre 2007 e al suo posto è arrivato Angelo Nencetti di cui Ginevra scrive:

«Ora si affida ad Angelo Nencetti un incarico temporaneo, per rimettere in carreggiata una situazione che viene presentata come compromessa. Leggendo le prime dichiarazioni di Nencetti la domanda sorge legittima: non si sta sbagliando per la terza volta? Quali competenze ha il Signor Nencetti per gestire temporaneamente il Museo? E' appassionato di fumetti? D'accordo. Ha organizzato delle iniziative e scritto dei saggi? D'accordo, ma in Italia siamo per lo meno in duemila con questi titoli... E' di Lucca? Capisco...

Non mi fraintendete. Non ce l'ho con Nencetti, anche se sicuramente non è una persona con cui abbia rapporti fraterni. Nencetti può avere, ed ha sicuramente, delle competenze sul fumetto di buon livello.»

Sassolino numero tre: il contorsionismo di Ginevra qui si fa davvero curioso, se non grottesco. Se lui mette nero su bianco che Bono e Nencetti sarebbero incompetenti negli incarichi a loro affidati, va tutto bene, ma quando fui io ad avere scritto, parimente, che Ginevra è un incompetente nello svolgere l'incarico (su misura) che occupa, ne ricevetti in cambio gli strali della calunnia, dell'insulto e dell'offesa ricevuta.

Occupiamoci, allora della possibile traduzione dal contorto ginevrese su Nencetti: anche con quest'ultimo le speranze di Ginevra e del Centro di entrare al MUF attivamente e magari potere accedere ai finanziamenti pubblici lucchesi vengono ulteriormente frustrate e nel tipico stile di Ginevra a questo punto si invoca il bene superiore, quel bene che finalmente potrebbere mettere al posto giuto la persona giusta e aprire le porte del MUF e dei contributi pubblici lucchesi anche al Centro:

«In conclusione, capisco che il Museo di Lucca, sia di Lucca... Ma la sua istituzione rappresenta un fatto di rilevanza nazionale e, mi permetto di dire, anche internazionale, nel momento in cui l'Italia è uno dei paesi al mondo che può vantare un gran numero di autori e opere prodotte.

La città di Lucca curi pure i propri interessi, ma accetti la sfida più importante: quella di fare le cose bene, con buon senso, nell'interesse non solo proprio ma anche dell'intera collettività.

Sotto questo profilo, rispetto al Museo di Lucca, c'è ancora molto molto molto da fare.»

A distanza di anni è ancora possibile vedere nitidamente quanto l'intervento di Ginevra nella questione MUF fosse stato prettamente "politico", cioè teso - poco velatamente tra l'altro - a proporre il CFAPAZ alle istituzioni lucchesi come interlocutore del MUF.

Perchè in realtà Ginevra è esattamente questo: un "politico" del fumetto italiano stipendiato dal contribuente, e come i "politici" ha anche lui il vizio di tentare di ravanare contributi pubblici a destra e a manca. A questo si aggiunge anche il vizio di raccontare balle, strumentalizzando eventi e situazioni che non conosce bene ma distorcendoli a favore degli interessi "politici" suoi e del Centro, arrivando sino al punto di riconoscere o disconescere il valore del giornalismo a secondo se si occupi di quello che fa lui e il Centro (sono siamesi e indivisibili) o di quello che fanno gli altri Enti che percepiscono contributi pubblici.

Ma al di là di ciò, come andò a finire questa storia del MUF?

I giornalisti Testa e Benedetto difatto cancellarono dal blog La Quinta Stanza l'articolo sul MUF perchè era diventato «strumento di un meccanismo che va ben al di là della gestione amministrativa e culturale del Museo». Insomma uno dei pochi esempi di giornalismo di inchiesta sul rapporto tra istituzioni, contributi pubblici e fumetto finisce con una retromarcia dei giornalisti. Ricevettero pressioni? Perchè lo fecero? Chissà. Il 20 dicembre del 2007 intervenne sulla faccenda anche il nuovo assessore Donatella Buonriposi.

Ma il MUF continuerà a restare un tarlo per il Centro e per il contorsionismo e l'autoreferenzialità di Ginevra. Ne parleremo nella prossima puntata di questa trilogia.

  • CFAPAZ: fenomenologia di Michele Ginevra (2 di 3)
  • CFAPAZ: fenomenologia di Michele Ginevra (3 di 3)
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