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La valle degli invisibli ovvero cosa c’è fuori dal cerchio magico

harcadya_picMoleskine #66

La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

La valle degli invisibli ovvero cosa c’è fuori dal cerchio magico

di Giorgio Messina

Riassunto delle puntate precedenti. il Professor Fuffa - alias Matteo Stefanelli ricercatore dell’Osservatorio per la Comunicazione della Cattolica di Milano - ha provato a farci credere, qualche giorno fa, che il problema emergenziale della comunicazione dedicata al fumetto fosse che i siti internet specializzati non avessero fatto circolare la notizia che il Corriere della Sera e La Repubblica adesso la domenica producono degli inserti dedicati ai libri in cui ai fumetti viene elemosinata un po’ di attenzione. Durante la lezioncina di giornalismo, Stefanelli si era scordato però di spiegare che lui con il Corriere della Sera e Repubblica intrattiene delle collaborazioni. Poi è successo che il Professor Fuffa aveva mutuato da David Lloyd il concetto dell'uso della maschera di "V" come segno di ribellione contro ogni tirannia, e che si è ritrovato dei tizi con la maschera di "V" ad assaltare una sede della Cattolica di Milano.

Adesso si appalesa invece che il vero problema emergenziale della comunicazione dedicata al fumetto lo ha prodotto lo stesso Stefanelli all’ultima Lucca Comics. La presenza dell’impresentabile e improbabile Giacomo Monti – viste e lette le sue dichiarazioni - come rappresentante del fumetto italiano all’incontro Comics Talks insieme ad autori internazionali del calibro di Baru, David Lloyd, Jeff Smith, Jiro Taniguchi e Craig Thompson apre un nuovo dibattito.

Alle critiche che uno come Giacomo Monti, viste le mediocri capacità dialettiche, narrative e artistiche, non avrebbe dovuto proprio salirci su quel palco, il Professor Fuffa risponde così su Conversazioni sul Fumetto: «Noto che le parole di Monti sembrano avere particolarmente colpito nel segno. Effetto-blogosfera, forse. E bisogna anche ricordare che pure in narrativa la condizione “part-time” è diffusa, e lo è storicamente, da sempre.Ma che il suo talento fatichi (di Giacomo Monti – ndr) a trovare spazi è in effetti un dato particolarmente triste; anche per questo mi era sembrato utile invitarlo».

Dalla dichiarazione dello Stefanelli ne consegue che il vero problema emergenziale del fumettomondo non sono le notizie non date, ma i "raccomandati". La pessima figura fatta dal fumetto italiano ad opera del duo Stefanelli e Monti sembra essere ulteriore prova che c’è una precisa “elite” salottiera, inserita nel tessuto culturale del fumettomondo e con a disposizione sbocchi lucchesi di prestigio che è in grado di prendere la mediocrità di un Giacomo Monti (o l’incompiutezza di un Manuel Fior) e, in un afflato di sopravvalutazione, può sbriciolare ogni meritocrazia auspicabile.

Il talento sembra passare in secondo piano, Basta dunque piacere al Professor Fuffa e ai fuffatici membri del Ministero della Cultura Fumettistica – Minculfum per comoda abbreviazione – e il gioco è fatto. Grazie ai fuffatici anche il più impedito degli autori può diventare il rappresentante del fumetto italiano davanti ad autori internazionali. I fuffatici hanno colonizzato ogni giuria, premio e premietto, palco e palchetto. Basta vedere come vennero assegnait i premi al Gran Premio Autori ed Editori dell'ultima Fullcomics dove in giuria c'era anche Il Professor Fuffa. All'autore Massimo Colella, in arte Quasimai, era stato assegnato il Gran Premio Fullcomis nella categoria "Miglior Fumetto Digitale". Colella sul suo blog ringraziò così: «Matteo Stefanelli mi comunica che "In fondo in fondo", la scrollata che realizzai l'anno scorso per Coreingrapho, è stata premiata come "miglior fumetto digitale italiano" al FullComics 2011. Questo è probabilmente il mio primo e ultimo premio della mia carriera fumettistica, allora me lo tengo stretto. Un grazie a Matteo per il suo lobbying in mio favore ed agli altri membri della giuria.»

Ma scendendo dai Monti si arriva nella valle degli Invisibili. Cosa c’è fuori da questo cerchio magico? Ecco alcune segnalazioni dopo Lucca 2011.

nickguerra-magentaNick Guerra: il talento erotico del presente sulla scia dei grandi maestri del passato. Un’altra meravigliosa scoperta di quel talentificio vivente che Francesco Coniglio. Guerra ha una tecnica sopraffina del chiaroscuro incastonata in storie di genere che non scadono mai nella banalità e nel volgare nonostante le scene di sesso spinto o fetish che l’autore predilige mostrare al suo pubblico. Tradotto già all’estero nei mercati che contano, è un personaggio tutto da scoprire. Le storie del suo personaggio femminile erotico Magenta le trovate su X-Comics e in un volume di illustrazioni delle Edizioni Di. Per gli amanti del genere, ma non solo. “Caldamente” consigliato.

cimiterobambiniaddormentatiSamantha Leone: non si parla a sufficienza della Absolute Black, e se lo si facesse non si potrebbe non dare il giusto risalto al talento di Samatha Leone che è ingiustamente lasciata troppo in ombra da siti, sitarelli, blog, bloggetti e Minculfum vari. Forse l’autrice paga un carattere timido e riservato ma a Lucca la Leone è stato un esempio di stakanovismo. Ha disegnato per il pubblico anche per otto ore di fila. Un esempio di professionalità che niente ha a che vedere con trasferte autoriali lucchesi all’insegna delle frequentazione di bar con caffè corretti con pubbliche relazioni. La saga del “Cimitero dei Bambini Addormentati” disegnata da Samantha Leone e scritta da Luca Belloni è ormai un piccolo cult dell’editoria indipendente attuale. Quante delle piccole stelline del fumettomondo, già rockstar di quartiere non appena il loro primo (e spesso unico volume) viene presentato su Mega e Anteprima, possono vantarsi di avere realizzato una serie in cinque volumi come Samantha Leone? E quante di queste stelline possono vantarsi di avere gli stessi numeri di vendita di Samantha e dell’Absolute Black? Il gusto editoriale di Luca Belloni, boss dell’etichetta Absolute Black, ha creato un catalago in cui non mancano horror, vampiri, eros spinto e persino un crudo fumetto contro la pedofilia. Per la serie: profilo basso, olio di gomiti, generi (im)popolari e risultati che altri, molto più celebrati, non vedono nemmeno con il binocolo.

defendersofeuropesmallFabrizio De Fabritiis: è davvero il fumettista esplosivo. Cento ne pensa e centouno ne realizza. Per la Emmetre Service di Chiara Mognetti si è inventato Capitan Novara sulle tovagliette alimentari per i locali. Da lì in poi una esplosività di personaggi supereroistici made in Italy che hanno messo a tacere i soliti tromboni esterofili, dimostrando che le calzemaglie si possono fare volare e scontrare a suon di superpoteri anche nel Belpaese e in Europa. Non contento l'esplosivo De Fabritiis ha ideato e poi condiretto e corealizzato "Un giorno da supereroe", un cortometraggio con attori dal vivo dedicato al suo Capitan Novara (ora Capitan Nova). Immaginate: se un milione e duecentomila euro non li avessero dati a Gipi per fare “L’ultimo terrestre”, ma a quelli di Emmetre Service, al botteghino avremmo rischiato di avere il primo cinepanettone di successo con supereroi all’italiana. E di questi tempi meglio i supereroi tricolori che gli ultimi alieni menagrami. De Fabritiis & Emmetre sono un po’ come dei piccoli re mida dell’editoria indipendente. Cambiano genere ma il lavoro è sempre originale. Se non ci credete andatevi a leggere il primo volume di Romabot Centurion, una rivisitazione mirabolante dei robottoni ma senza scimmiottare i giapponesi. Vero gusto italiano.

cronacaditopoliniaImpossibile a questo punto non parlare di quella fucina di talenti che è Cronaca di Topolinia. Salvatore Taormina, viscerale deus ex machina della piccola casa di produzione fumettistica torinese, sembra non essere molto simpatico negli ambienti che contano, e quindi per riflesso tutta la produzione di Cronaca, e quindi anche i suoi autori, sono in ombra. Ma se si guarda con attenzione non può non saltare all’occhio che tanti autori e progetti celebrati che sono arrivati in edicola con la Star Comics provengono direttamente dalle fila di Cronaca di Topolinia. Michela Cacciatore, Elena Mirulla, Francesco Bonanno e Daniela Zaccagnino (il caporedattore) sono al momento le punte di diamante di un piccolo ediharcadyatore che ha inventato una sua formula vincente per fare fumetto indipendente.

Ultimus at non minime, doverosa segnalazione per il talento sconfinato di Enzo Troiano. L'autore napoletano, da più di venti anni sul mercato, non è solo bravo e dotato di uno stile molto personale, ma alle fiere è in grado di raggiungere ragguardevoli risultati di vendita. I volumi realizzati da Enzo, nonostante siano imperniati sul genere della fantascienza, affrontano anche tematiche sociali sempre attuali. La saga di Harcadya, di cui il secondo e ultimo volume è uscito a Lucca 2011, è un gioiello del fumetto italiano.

E per adesso ci fermiamo qui, ma ci ripromettiamo prossimamente di continuare a parlare in questa rubrica di altre realtà “invisibili”. Questo argomento ci sta molto a cuore e ce ne occupiamo da sempre. Basta leggere uno dei primi editoriali di Alessandro Bottero su Fumetto d'Autore che si intitolava "Les Invisibles". Anzi, se volete segnalarci degli "invisibili", non esitate a scriverci al nostro indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Il parere di un lettore di fumetti conta più di mille accademici formato Professor Fuffa.

Ps: il Professor Fuffa non ha gradito gli ultimi articoli dedicati a lui in questa rubrica e così sul suo profilo Twitter ha cercato l'applauso della sua claque così: "Il mio troll preferito ha scritto su di me per tre volte in poche settimane. Con fantasia. Sempre detto che amo il fantasy." Ringrazio il mio professorino fuffatico preferito per la stima e soprattutto perchè legge con attenzione questa rubrica anche se non osserva bene le tempistiche. Visto che siamo arrivati al quarto articolo di fila in cui lo citiamo, lo Stefanelli potrebbe darci una definizione accademica di "troll"? Non ricordo infatti che nei manuali di comunicazione e di giornalismo - di cui lui spesso ci fa lectio(ncine) magistralis non richieste, come se fossimo tutti iscritti d'ufficio alla Cattolica - si faccia cenno ai "troll". Se poi con "troll" voleva sminuire chi lo critica, non possiamo non apprezzare quindi anche la sua fantasia "accademica" nella definizione. In fondo è una battuta brillante che testimonia ancora una volta tutta la competenza accademica del Professor Fuffa,

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