Un Sergio Bonelli (Editore) è per sempre
Moleskine #57 La rubrica più politicamente scorretta del fumetto italiano. Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.
Sergio Bonelli (Editore) Forever
di Giorgio Messina
Maledetto Fumettomondo. Non sappiamo glorificare al meglio nemmeno i nostri veri eroi quando ci lasciano. Muore Sergio Bonelli e nella lunga processione per imparentarsi putativamente ad ogni costo l’ultimo grande vecchio del fumetto italiano nel momento della sua dipartita, la cosa più sensata la dice Jovanotti sul suo Twitter: «la politica editoriale di Bonelli è stata un esempio di come si può riuscire ad unire economia e creatività senza rinunciare ai principi».
Tutti fanno a gara per fregiarsi del titolo postumo di "amico" del Sergione nazionale e nessuno che celebra come davvero meriti il più grande imprenditore del fumetto italiano dal dopoguerra ad oggi. I personaggi editi da Bonelli, nonostante chi conosceva bene Sergio racconti che parlava sempre di crisi e di calo delle vendite – anche in tempi non sospetti - , hanno sempre venduto molto di più di Uomo Ragno, Batman e Superman messi insieme. E per farlo Bonelli non ha mai avuto bisogno di una multinazionale alle spalle, ma gli è bastata una delle ultime grandi aziende a conduzione familiare che hanno fatto grande l’economia di questo paese negli ultimi sessanta anni. Volere definire a tutti i costi Bonelli “un artigiano” anche adesso che non c'è più, nonostante lui in vita amasse definirsi così, è un insulto alle capacità imprenditoriali di un uomo che ha sempre compreso le potenzialità e i limiti della propria attività editoriale ma che è sopravvissuto a qualsiasi tsunami editoriale in edicola e che oggi, nonostante ci abbia lasciati da poche ore, è il leader aziendale indiscusso del fumetto popolare avendo saputo ridimensionare ogni “competitor” che man mano è sceso a misurarsi sullo stesso campo. Quelli sì che furono i veri “artigiani” che non poterono, a lungo andare, competere davvero alla pari con un’azienda solida e strutturata meticolosamente in ogni sua componente. Non è un caso se fu per primo Bonelli a inventarsi tutte le formule editoriali che poi gli altri hanno sempre cercato di replicare: dall’almanacco, all’albo gigante annuale, sino alla miniserie.
Chi ha sempre rimproverato a Bonelli l’immobilismo editoriale di chi non si sa svecchiare il fumetto popolare italiano non ha mai davvero compreso che alla SBE erano i veri precursori, i veri innovatori. Quelli che capitanati da Sergio erano in anticipo sui tempi e su tutto il settore. Ed è per questo che il cammello dell’artigiano a cercare di farlo entrare nella cruna del fumetto a diffusione popolare è solo una mistificazione di chi scrive coccodrilli pensando già più all’interesse di chi resta che non al memento e alla grandezza di chi se ne va. E forse è anche per questo che i coccodrilli, quelli veri, affascinavano Sergio, fu Gian Luigi. Ma mistificazione ancor più grande è il tono apocalittico del “niente sarà più come prima” che in queste ore serpeggia tra "i sopravvissuti", quelli che “io lo conoscevo”.. Ma per favore. La perdita umana è incolmabile certo, ma Sergio Bonelli, era persona lungimirante e dotata di un talento cristallino, sia autoriale che imprenditoriale, era il Salgari del fumetto italiano e il Ford dell'industria italiana a fumetti, e a 79 anni suonati è un altro insulto alla sua memoria pensare che non avesse preparato in ogni particolare la sua successione dinastica già da tempo. Bonelli III si chiama Davide, ha studiato economia, e già da anni si occupa del settore commerciale della casa editrice. Sergio Bonelli Editore è un marchio che, solo limitandosi a seguire la programmazione già approvata per i prossimi anni, ha di che esistere per sempre, perchè è frutto di un modello aziendale unico, vincente e difficilmente (ri)replicabile, ma che è riuscito a fare grande il fumetto italiano creando anche tantissimi posti di lavoro. Se nessuno riesce a vendere come SBE ci sarà pure un perché. Sergio Bonelli, continuano a raccontare i bene informati, si rigirava continuamente nel cercare di fare lavorare tutti, vecchi e nuovi talenti, continuando a creare opportunità e cercare di mantenere lo status quo e quell'inconfondibile "stile Bonelli", ma l’essere umano ha il limite di essere a termine sotto questo cielo.
Sergio Bonelli lo sapeva. L’avventura prima o poi finisce. Prima o poi il nostro eroe avrebbe visto il tramonto a cui non segue alcun giorno dopo. Ma sapeva anche che il futuro gli sarebbe appartenuto comunque. Sergio Bonelli è consegnato alla Storia d'Italia e ne dovrebbero parlare anche i libri di storia di ogni ordine e grado d'istruzione. Nell'attesa non ci resta che salutare Sergio Bonelli e augurare lunga vita a Sergio Bonelli Editore perché siamo certi che chi verrà dopo lui sa già da tempo cosa deve fare e lo farà. Come nei grandi finali degli albi di Mister No scritti da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli.
La tromba adesso suoni il silenzio. Rintocca l’ora degli onori che si dedicano ai veri eroi.