Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Fumettomondo: i penultimi giorni di Pompei

animals_21Moleskine #47

di Giorgio Messina

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

Fumettomondo: i penultimi giorni di Pompei

Mentre le vendite crollano a picco (anche e soprattuto in edicola), nel fumettomondo ci si interroga sul valore della critica, ma se continua così tra poco i fumetti ce li venderemo tra addetti ai lavori. E allora saranno davvero gli ultimi giorni di Pompei.

 

Il fumettomondo vive trasognato come se fossero i penultimi giorni di Pompei. Ci sono i segni di un vulcano pronto ad eruttare, ma è meglio gozzovigliare in questioni di lana caprina. Vuoi vedere che tutto cambierà perché non cambi nulla? Allora perché crucciarsene? Non potendo parlare della temperature alte tipiche dell’estate e di come vecchi e bambini non dovrebbero uscire di casa nelle ore più calde, cosa c’è di meglio da fare in questa stagione estiva per il giornalismo fumettologico se non  interrogarsi sull’essenza della critica? In fondo che tra poco i fumetti se li compreranno solo i critici,  ce li compreremo solo fra gli addetti ai lavori, e se li compreranno solo tra le anime belle e fragili del fumettomondo non frega niente a nessuno. Ad alcuni, come per esempio a Marco Pellitteri, interessa stabilire invece chi può e chi non può fregiarsi del titolo di “critico”, qual è la differenza tra un critico e un giornalista e a cosa serva veramente la critica. E qui, dopo avere parlato della teoria di Pellitteri circa la superiorità della critica accademica, e dopo aver letto la sua risposta riguardo ai miei dubbi (con tanto di mutuo soccorso all'accademico collega Stefanelli sorpreso nuovamente a scopiazzare articoli a destra e a manca nel fumettomondo), mi permetto di lanciare due messaggi nella bottiglia al mio accademico concittadino Pellitteri. Il primo messaggio è che io capisco bene, anzi benissimo dove vanno a parare certi discorsi, e capisco altrettanto bene queste teorie a "cui profest". Il secondo messaggio: nella stragrande maggioranza dei saggi editi dalla Tunuè, nella collana diretta da Pellitteri, è proprio l’assenza di un tono divulgativo che rende quei volumi quasi esclusivamente materiale per accademici prodotto da altri accademici. Stiamo attenti però, caro Pellitteri, perché se i fumetti finiremo a comprarceli tra addetti ai lavori, i saggi, si rischia alla stessa maniera, cioè che finiranno a comprarseli solo i saggisti, gli accademici e i giornalisti che sono un sottoinsieme molto più piccolo degli addetti ai lavori...

La carrellata della critica fumettologica durante questi penultimi giorni di Pompei si concludde con uno dei salotti buoni della “critica” on line, Lo Spazio Bianco, che in un articolo teorizza che il critico è un pifferaio magico che influenza i gusti del popolo, bue ma assetato di evangelizzazione fumettologica. Insomma sarà la critica a salvare il fumettomondo dall'autofagocitazione dovuta all'emorragia delle vendite e dei lettori.

Nel frattempo che gli illuminati del fumettomondo stabiliscano il sesso della critica di settore succede che:

1) Shinigami, rivista horrorfumettosaletteraria di Paolo D’Orazio, uno che sa come si fanno certe cose, chiude in edicola al numero 3 (D'Orazio ne parla QUI). I risultati delle vendite nel numero 1 non permettono altre soluzioni, a meno di un miracolo inaspettato del numero 2… In attesa che Shinigami si “zombizzi” resuscitando in fumetteria, sembra che l’edicola sia ormai un territorio impraticabile per l’editoria a fumetti, e soprattutto per la rivista di settore a fumetti.

 2) A confermare la tendenza che l'edicola è sempre più offlimits c’è anche Animals, la rivista diretta da Laura Scarpa, che annaspa in edicola e si appresta ad una programmata pausa estiva per tirare le file a settembre, ma che non fa presagire niente di buono. Anche Animals finirà in fumetteria? In realtà più leggo Animals e più mi convinco che è proprio la direzione e la concezione di questo tipo di rivista ad essere fuori tempo massimo. Ma tant’è. 

3) Alastor intanto ha aumentato il proprio sconto di copertina per i non esclusivisti. Non prenderà più il 50% ma il 53%. Visto che adesso dunque un editore esclusivista prende il 45% del prezzo di copertina e un editore non esclusivista ne percepisce il 47%, quei due punti percentuale che dividono esclusive e non esclusive sembrano troppo poco per giustificare un rapporto privilegiato che nei fatti la Alastor non riesce a garantire ai suoi editori di scuderia. Se a questo ci aggiungiamo l’inaspettato termine del rapporto di esclusiva tra Magic Press e Alastor, si aprono dunque molti scenari possibili e possibilistici. Pasquale Saviano, dominus di Alastor, e Pasquale Ruggiero, direttore editoriale di Magic Press, interrogati da Fumetto d’Autore per il loro divorzio (consensuale?) rispondono all’unisono: “no comment”. È vero che nel fumettomondo del domani non vi è certezza, ma essendo la sede di Alastor realmente molto vicina a Pompei, in questi penultimi giorni, la topografia del fumettomondo lascia intravedere una simbologia coincidente non casuale? Che sia un segno? Tante volte, troppe volte, si è dato Alastor per prossimo ad una fine prematura. Qualcuno si venderà la pelle dell’orso anche questa volta. Penso che invece anche questa volta Alastor abbia qualche asso nella manica di tirare fuori al momento giusto. L’unica cosa certa è che l’aumento della percentuale del distributore sullo sconto degli esclusivisti è una soluzione che nel futuro non è più ripetibile. Altrimenti visto che Saviano stesso ha paventato che gli editori non esclusivisti in realtà sono delle perdite per Alastor in termini di costi gestionali, farebbe prima a tenersi solo gli esclusivisti e a mollare tutti gli altri. Si eviterebbe il balletto (prosaico) del “mi siete un costo singolarmente ma complessivamente non vi mollo perché mi siete un guadagno”.

 

4) A questo si somma la crisi di identità ad orologeria di alcune fumetterie che dopo venti anni di sistema distributivo in conto assoluto con Pan, Alastor e Star, con l’arrivo di Me.Li. si sono riscoperti improvvisamente “librerie” rivendicando il reso come diritto e panacea di ogni male. In regia troviamo qualcuno dei dieci piccoli indiani dell'AFUI, che dopo avere fondato l'Associazione Fumetterie Italiane, rinnegano se stessi e la propria associaizone in nome di un reso migliore.. Per la serie la semantica non fa marketing e non mette il pane in tavola. E quando si tratta di pane, sconto e reso, ogni fariseismo sembra giustificato. 

Ma forse hanno ragione critici, accademici e affini nel volere baloccare il fumettomondo con argomenti più frivoli. Magari a breve finiremo davvero a venderci i fumetti tra addetti ai lavori. D’altronde un’interessante anteprima pratica dell’eventualità l’abbiamo avuta all’ultimo Napoli Comicon. E come è finita? Che la simpatica Laura Scarpa, prima si è fatta promotrice di una petizione di protesta perché il fumettomondo dovesse essere tutto unito nella lotta, pardon nella “lucha”, anche durante la manifestazione napoletana (“mai più divisi tra il Castello e Oltremare”) e  poi ha accusato il sottoscritto di non fare giornalismo solo per il fatto di avere raccontato della sua petizione (ne sono stato anche firmatario) e per non avere, sempre il sottoscritto, capito quanto la sua petizione di protesta fosse stata organizzata con “grande amicizia”. Potete leggere tutto QUI. La cosa più grottesca di tutto l'affaire Scarpa è che la direttrice di Scuola di Fumetto e di Animals prima ha organizzato una petizione contro il Comicon e poi ha accusato me si avercela con l'organizzazione della manifestazione partenopea e di strumentalizzare lei e la sua petizione in tal senso. Un capolavoro di trasformismo da fumettomondo in cui le scuse non sono incluse. Ecco, brava Laura, in attesa delle tue scuse ufficiali che mi avevi promesso in privato ma che non mi sono mai pervenute in pubblico su queste pagine, ti invito a iniziare a mettere anche tu le mani al portafoglio. Perché se continua così, non ci rimarrà altro che acquistarci i fumetti tra di noi con “grande amicizia” e a quel punto davvero tutti insieme, noi addetti ai lavori, ci avvieremo davvero ad aspettare gli ultimi giorni di Pompei… Anzi sai che facciamo, cara Laura? Propongo stavolta io una petizione per scambiare a baratto i fumetti tra gli addetti ai lavori. Lo so, non è molto originale come idea, e qualcuno lo faceva già. Erano i tempi in cui c’erano i lettori che compravano i fumetti. I giorni prima dei penultimi giorni di  Pompei.

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