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Quello che i collaboratori di Comicus conoscono ma non raccontano

comicuslogoMoleskine #42

Appunti di viaggio nel mondo del fumetto, attraverso i suoi protagonisti e l’informazione di settore.

Quello che i collaboratori di Comicus conoscono ma non raccontano

di Giorgio Messina

Constatato quanto in questi giorni si stiano dispensando da più parti lezioni di giornalismo a noi di Fumetto d’Autore, soprattutto al sottoscritto, arrivando (addirittura) a stabilire che nel migliore dei casi facciamo disinformazione (Roberto Recchioni), nel peggiore dei casi il nostro non è giornalismo (Laura Scarpa), per smorzare la polemica, mi permetto umilmente e molto sommessamente da questa modestissima rubrica di suggerire un altro fulgido esempio di gestione dell’informazione di settore, stavolta da parte di uno dei collaboratori di Comicus, il più letto tra i portali di settore.

Il 17 maggio scorso, un paio di giorni prima che “scoppiasse” il baillamme dei Premi Micheluzzi assenti dalle Feltrinelli - contrariamente a quanto annunciato dal Napoli Comicon -, Giovanni La Mantia, collaboratore assiduo (notizie e recensioni) di Comicus scriveva sul forum degli amici del bar dello sport, riferendosi a noi di Fumetto d’Autore:

«Diciamo che di motivi [di fare polemica – ndr] ce ne sarebbero (almeno 2) ma non ne parlano neanche loro, i fustigatori auto-eletti del fumetto italiota.

Pubblicamente non lo dirò neppure io che non sono legato a nessun editore, e poi non sono un amante delle inchieste applicate alle miserie di questo mondo.»

Premesso che nessuno qui si è autoeletto qualcosa, ma che cerchiamo di raccontare quello che gli altri non vi raccontano, a quale polemiche si riferisce La Mantia? Non è dato saperlo. Una cosa è certa. Sulle pagine di Comicus queste presunte polemiche, di cui veniamo accusati kafkianamente di non essercene occupati nemmeno noi, non sono mai arrivate.

È davvero curioso, tra l’altro, che a sottolineare che qui non si parlerebbe di alcuni argomenti (quali?) sia proprio chi poi dichiara di non volerne parlare a sua volta perché “non è amante delle inchieste applicate alle miserie di questo mondo”. Insomma meglio girarsi dall’altra parte rispetto alle miserie di questo (fumetto)mondo. Se non è disinformazione questa, confido sinceramente che il vocabolario giornalistico dei miei censori abbia un neologismo adatto a descrivere la cosa.

Inoltre La Mantia, dicendo che non è legato a nessun editore, si dimentica però di spiegare che invece l’editore (ovvero il proprietario) del sito per cui scrive, cioè Marco Rizzo, è legato a diversi editori, tra cui la Panini. E il dubbio che su Comicus sia meglio non parlare di certi argomenti a qualcuno potrebbe anche venire. Per buona pace del conflitto d’interessi di berlusconiana memoria.

I tipi di Comicus potrebbero obiettare a questo punto che in fondo Rizzo con il sito, fattivamente, non ha più nulla a che fare. Vero. Sembra però che se acquisti della pubblicità su Comicus, per effettuare il pagamento ti arriva il numero della carta postepay di Marco Rizzo...

Misteri del giornalismo del fumettomondo, dove succede che se pubblichi una notizia ti accusano o di fare disinformazione o di non fare giornalismo, ma se la notizia non la pubblichi per niente finisce pure che sei il migliore in quello che fai, anche se quello che fai non ti piace…

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