Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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Terror INC: tra action e gore

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di Giorgio Borroni.

“Vivo per guerreggiare, ce l’ho nel sangue e se è quel che voglio io me lo prendo \ gli uomini che ho massacrato, i bambini schiavizzati e tutte le donne di cui ho abusato [...] Mangio le cervella dal teschio dei miei nemici \ e con orgoglio mi fregio dei loro scalpi \ Incendio città, le rado al suolo e i prigionieri mi si genuflettono dinanzi \ muscoli, sudore, lunghi capelli e lurido cuoio, pelliccia e catene \ la mia uniforme lacerata e lisa coperta di macchie di sangue”

(Carnivore - Male supremacy)

Questo il mondo duro, cruento e brutale alla “Conan il Barbaro incontra Mad Max” che cantava Peter Steele, leader dei Carnivore e dei Type O Negative venuto a mancare. Una citazione, la mia, che vuole sì essere un omaggio a un grande musicista scomparso, a un cantore moderno di immagini apocalittiche, ma che soprattutto ben si addice all’opera che mi accingo a recensire: Terror Inc., di David Lapham e Patrick Zircher.

Se vivi nel 455 d.C., sei un vandalo e ti trovi a Roma non puoi chiedere niente di meglio dalla vita: la capitale di un impero ai tuoi piedi, gioielli e infinite ricchezze da saccheggiare, e soprattutto leggiadre matrone profumate da rendere schiave (in fondo a casa tua ti aspetta una moglie racchia vestita con un lurido vello di pecora maleodorante). Eh sì ti sei accaparrato un bottino ricco, preso senza neanche troppa fatica visto che a forza di adagiarsi sugli allori questi italiani si sono rammolliti, e ora puoi pregustarti un glorioso ritorno a casa, dove verrai accolto da eroe... e se tua moglie storce la bocca per le prosperose schiave, beh quella è la porta e le dice anche bene che non la usi per saggiare il filo della tua spada.

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Questa la prospettiva di Terror, spietato guerriero vandalo, di ritorno dal Sacco di Roma: un lavoro pulito, facile e proficuo. Non sospetta minimamente che i romani – anche se le loro truppe sono ormai scomposte e allo sbando – pur di vendicarsi non esitano a ricorrere a mezzucci non convenzionali come la stregoneria, evocando appositamente un demone per scatenarlo contro i barbari. Terror non batte ciglio, affronta il mostro e lo fa fuori senza problemi, dando così lustro alla propria fama tra la sua gente e convincendosi sempre di più che questi italiani sono davvero dei buoni a nulla. La musica cambia quando il giorno dopo si accorge di stare letteralmente marcendo: proprio lui, Terror, il grande guerriero vandalo ha attirato su di sé una maledizione irreversibile e tremenda, e adesso non è altro un morto vivente a cui le fetide membra si staccano divorate dai vermi: l’unica soluzione per garantire la propria sopravvivenza è quella di impadronirsi di arti appartenenti a cadaveri di persone o animali, che però gli lasciano dentro un po’ della loro personalità non sempre dalla parte del bene. Ma che volete che sia quando si trova l’amore? Nonostante il suo aspetto da zombie e il suo odore corporeo non proprio invitante, l’incantevole regina Talia lo promuove da guardia del corpo a consorte. Sembra che Terror abbia quindi messo una pietra sopra alla propria sfortuna: adesso ha una moglie, un regno e in tempi come quelli in cui vive qualche nemico da far fuori per garantirsi un arto di ricambio si trova sempre... ma il destino crudele è sempre in vena di giocare brutti tiri: i sudditi ribelli tendono un agguato alla coppia regale e Talia, per far sì che Terror possa sopravvivere e farla pagare ai traditori, si sacrifica facendosi smembrare per donare pezzi di ricambio all’amato. Cose come questa possono davvero lasciare l’amaro in bocca, ma, come è facile intuire, il nostro Terror non è uno che trascorra secoli e secoli rintanato a piangere l’amor perduto per poi diventare un antiquario dei giorni nostri. No, decisamente no. Scordatevi Highlander e le sue smancerie: l’unica non-vita che può fare un non-morto è quella del mercenario che si vende al miglior offerente per avere sempre carne fresca con cui sostituire quanto è andato in cancrena. Questi i trascorsi di un personaggio Marvel nato nel 1988 che non ha mai goduto di molto successo e destinato ad annegare nell’oblio dei lettori per riemergere sporadicamente e in saghe senza infamia né lode, fino a imbattersi nella penna di David Lapham: autore completo capace di progetti solisti e di grande successo come Stray Bullets o Silverfish, di ambito noir e gangster, ma di destreggiarsi anche magnificamente nel campo supereroistico, sceneggiando miniserie di Batman, Punisher e Spider Man. In Terror Inc Lapham si muove nel suo ambiente naturale, il genere pulp e gangster, limitando al minimo indispensabile le parti che hanno a che fare con la magia e il misticismo fantasy. La lunga introduzione in cui si rievocano le origini del personaggio (naturalmente cucinata in salsa Lapham), infatti, serve solo a rinfrescare la memoria dei lettori e a giustificare la natura sovrannaturale del nemico che in questa saga il vandalo-zombi dovrà affrontare. Il resto è invece una storia di azione splatter-pulp, in cui gli scontri di magico hanno poco o niente e a lampi azzurri o abracadabra vari si sostituiscono scontri a fuoco e scene di ordinaria macelleria. Terror si ritrova infatti al centro di una congiura nei suoi confronti a opera di un misterioso leader carismatico di una setta che lo vuole eliminare a tutti i costi, scatenando così una guerra metropolitana che coinvolge anche l’FBI e l’esercito. Lapham ricerca l’azione convulsa, pirotecnica intervallata da dialoghi brevi, taglienti con brevi parentesi di umorismo alla Army of Darkness ma decisamente più cattivo. Terror è ovviamente un personaggio che in una trama sottile, spigolosa e di poche parole si presta più che bene al gioco, essendo un semplice vandalo che ha uno scarso valore della vita umana e soprattutto che tende ad assorbire la personalità dei suoi pezzi di ricambio: eccolo infatti trasformarsi in un feroce assassino quando si impossessa del corpo di un gerarca della setta, o avere delle crisi di rabbia quando assorbe il corpo di un manesco patrigno alcolizzato. Il lettore non sa mai come giudicare il personaggio, che in una vignetta è un simpatico smargiasso dalla battuta facile e in quella dopo diviene invece un personaggio odioso, l’incarnazione del villain pronto a vendersi al lato oscuro. Terror è quindi un antieroe in balia della sua maledizione e – che si trovi dalla parte del bene o da quella del male – si può stare certi che dove passa lui non cresce neanche un filo d’erba ma fioccano massacri e nella maniera più creativa quanto brutale: che si tratti di armi da fuoco o da taglio o persino di mani nude, non esiste tavola in cui Laphan si esima dal piazzare situazioni di una violenza inaudita dove l’eccesso è il vero protagonista. Certo, come ho già accennato, la trama di questa opera spesso non è che un pretesto per fare esperimenti per incrociare la follia di Tarantino con quella di Clive Barker, il genere action alla Die Hard con il gore di Non aprire quella porta. Il risultato è un’opera interessante, mai noiosa, capace di tenere sulla corda il lettore, a volte persino di spiazzarlo, ma soprattutto di iniziare, evolversi e finire nel giusto numero di pagine senza scadere nel ridicolo o sfociare nella noia.

Per quanto riguarda invece la parte grafica, non si poteva avere resa migliore del personaggio con le magnifiche tavole di Zircher, ex illustratore di giochi di ruolo (il tocco si vede nell’intro “fantasy”) e attivo su Star Trek, Batman e Nightwing. Il tratto di Zircher è preciso e dettagliato, tuttavia mai statico: le scene d’azione sono coinvolgenti e realizzate con rara maestria – soprattutto le sparatorie e gli inseguimenti, in cui l’effetto digitale di sfocatura valorizza il movimento senza mai risultare eccessivo. Sempre riguardo la colorazione digitale si può dire che non risulta mai invasiva , anzi, la predilezione per toni sobri o cupi non fanno sfociare il tutto nell’effetto cartoon adattandosi bene al tenore della storia.

Per concludere consiglio questo fumetto a tutti gli amanti dello slasher e del gore, a quanti vorrebbero vedere Bruce Willis zombie che massacra i terroristi fra battutacce e dialoghi spicci, a quanti vogliano cimentarsi con un personaggio di certo non facile da tifare. Sconsiglio invece quest’opera agli amanti del fantasy puro, perché nonostante i brevi intermezzi e la presenza di maledizioni e magie, beh, sappiatelo, Lapham preferisce far parlare pistole e artiglieria pesante e contro questi un misero “abracadabra” serve a poco.

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