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Gli orrori di Lovecraft in stile linea chiara

di Giuseppe Pollicelli*

È davvero un esperimento curioso quello tentato dal disegnatore Ian N. J. Culbard, che ha adattato a fumetti uno dei racconti più noti e amati di Howard P. Lovecraft, Le montagne della follia (Ed. Magic Press, pp. 128, euro 15). Curioso in quanto riesce difficile immaginare, di primo acchito, un tratto più lontano dalle cupe e inquietanti atmosfere lovecraftiane di quello di Culbard, il quale si inserisce decisamente nel solco della cosiddetta «linea chiara», quel filone grafico (codificatosi in Belgio nella prima metà del Novecento grazie soprattutto a Hergé, il creatore di Tintin) che privilegia il chiaro allo scuro al punto di escludere qualsiasi ombreggiatura. Ciò malgrado, Culbard riesce a confezionare un’opera non disprezzabile, che colloca la novella di Lovecraft dalle parti dell’avventura pura molto più che del perturbante. Le montagne della follia venne scritto da Lovecraft nel 1931 e racconta della scoperta, da parte di un gruppo di esploratori, di una caverna situata al Polo Sud in cui si trovano, congelati da milioni di anni e dunque in uno stato di conservazione pressoché perfetto, diversi esseri mostruosi a cui i membri della missione assegnano il nome di Antichi. Come sottolinea Dan Lockwood in una nota introduttiva, «l’adattamento di Ian N.J. Culbard fa rivere il pathos delle esplorazioni prima di colpirci con una serie di scoperte orripilanti, ciascuna fornita di importanti implicazioni rispetto alla collocazione dell’uomo nell’universo. E dimostra come questo racconto di Lovecraft vada considerato una vetta del genere fantastico».

lovecraft magicpress

*Articolo tratto da “Libero” del 14 maggio 2014. Per gentile concessione dell'autore.

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