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Che antologia bufa!

Pubblicata da Panini, esce la raccolta integrale delle strisce dell’Omino Bufo di Alfredo Castelli.

di Giuseppe Pollicelli*

Spesso le grandi invenzioni nascono per caso o in situazioni di emergenza. Non fa eccezione l’Omino Bufo, brillante creazione di Alfredo Castelli - celebre sceneggiatore di fumetti (è il “papà” di Martin Mystère) e divulgatore di notevole livello - che, nell’introduzione al volume “L’Omino Bufo! L’integrale” (Ed. Panini Comics, pp. 290, euro 19,90), raccolta di tutte le strisce del personaggio, ne ricostruisce in questo modo la genesi: “Controllando la ciano del settimanale (il “Corriere dei Ragazzi”, ndR), mi ero reso conto che era scomparso il logo della pagina delle vignette. L’impaginazione elettronica era di là da venire: anziché di file si faceva uso di pellicole; quando se ne perdeva una, come in quel caso, occorreva rifarla con grande perdita di tempo, e c’era fretta. Per puro caso, in Sala Riunioni un Oscuro Madonnaro stava dipingendo con i gessetti un’immagine del ‘Maggioni dei Sette Dolori’ (Maggioni era un redattore in odore di santità). Tra me e l’artista si formò subito una misteriosa simbiosi e, senza bisogno di scambiarci una parola, lui disegnò su un pezzo di pellicola una gag che sostituiva il logo perduto”. Una ricostruzione del tutto fantasiosa, visto che il merito (o, se si preferisce, la responsabilità) dell’ideazione dell’Omino Bufo è da attribuire interamente a Castelli, il quale da quel momento (era il 1972), firmandosi talvolta Pitore di Santini (rigorosamente con una T in meno), riutilizzerà in numerose occasioni la sua buffa (anzi, bufa) creaturina disegnata alla bell’e meglio e protagonista di gag dalla comicità basica. Basica fino a un certo punto, peraltro, visto che spesso i giochi di parole in cui consistono le battute dell’Omino Bufo (in questa pagina ne riproduciamo alcuni esempi) non sono per nulla “facili” e, anzi, al di là delle esibite sgrammaticature, per essere compresi e apprezzati richiedono una buona confidenza con le sfumature della lingua italiana. Senza contare che le freddure sono un po’ come l’arte contemporanea: ai tanti che dicono “Questo potevo farlo pure io” è doveroso rispondere “E allora perché non lo hai fatto?”. Vale per un ready made come per una lepidezza. A partire dal 1992, dopo vent’anni di apparizioni piuttosto sporadiche, l’Omino Bufo viene preso in consegna da un bravissimo autore di fumetti, allora assai giovane, di nome Francesco Artibani, oggi affermato autore disneyano (e non solo), il quale, limitandosi a conferire un minimo standard stilistico al tratto “scarabocchiato” di Castelli, si rivelerà sulle pagine del mensile “Cattivik” un vice Pitore di Santini di tutto rispetto, tant’è vero che la grande maggioranza delle strisce presenti nel libro della Panini sono opera sua (così come a lui si devono tutte le demenziali avventure della versione “bufa” di Martin Mystère). Da qualche anno, purtroppo, anche Artibani ha abdicato, e l’Omino Bufo attende chi gli faccia interpretare nuove ed esilaranti facezie nonsense. C’è mica qualcuno, magari fra i nostri lettori, che ha voglia di proporsi?

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*Articolo tratto da “LiberoVeleno” (inserto satirico del quotidiano  Libero) del 24 novembre 2013. Per gentile concessione dell'autore.

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