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Quei «giornalini» borghesi che hanno fatto l'Italia

unsecolodicdpdi Giuseppe Pollicelli*

Il ritorno in libreria, a quattro anni dalla prima edizione, de Il secolo del Corriere dei Piccoli. Antologia del più amato settimanale illustrato (Ed. Rizzoli, pp. 320, euro 24,50), fastosa strenna curata da Fabio Gadducci e Matteo Stefanelli ora proposta in versione economica e revisionata, stimola qualche riflessione sul modo in cui le saghe e i personaggi a fumetti pubblicati dal «Corriere dei Piccoli» siano stati influenzati, a livello grafico e soprattutto a livello narrativo, dai cambiamenti storici che hanno interessato la nostra nazione dal 1908 (anno di uscita del primo numero del settimanale) alla fine del secondo conflitto mondiale.

Tra le pagine del «Corrierino» ci si imbatte, praticamente da subito, in personaggi che non appartengono affatto a un mondo favoloso e fuori dal tempo, bensì riflettono chiaramente la situazione sociale e la temperie storica dell’Italia dell’epoca. Essendo il supplemento per ragazzi del «Corriere della Sera», ovvero del quotidiano di riferimento della borghesia italiana (e, in particolare, di quella lombarda), il «Corriere dei Piccoli» avrà sempre, quale punto di vista privilegiato, per l’appunto quello della media e della buona borghesia, desiderosa di affermarsi socialmente e di migliorare la propria situazione economica. È a quest’ultima che strizza l’occhio il celeberrimo Signor Bonaventura, ideato nel 1917 da Sergio Tofano e costantemente premiato dalla sorte - al termine delle sue storielle in ottonari - con un ricco assegno da un milione di lire, poi divenuto, a causa dell’inflazione, un miliardo. E sempre alla borghesia italiana in ascesa guarda un altro pilastro del «Corrierino», il Sor Pampurio nato nel 1929 dalla fantasia di Carlo Bisi. La preoccupazione di questo personaggio è quella, peraltro regolarmente frustrata, di dotarsi di un appartamento confortevole e decoroso che sia di sua piena soddisfazione. Ma, di volta in volta, Pampurio mostrerà interesse anche per attività e passatempi, come lo sport, che iniziavano a fare breccia nella borghesia italiana degli anni Venti e Trenta del secolo scorso. In una tavola del 1935, ad esempio, Pampurio è intenzionato a dedicarsi al ciclismo, che proprio in quegli anni, grazie all’affermarsi di campioni del calibro di Girardengo, Binda, Bartali, Coppi e Magni, diverrà un vero fenomeno di costume capace di eguagliare la popolarità del calcio.

Già dal 1908 e - seppure a fasi alterne - fino al 1959, tra i collaboratori del «Corriere dei Piccoli» spicca il sanremese Antonio Rubino, fumettista e illustratore di genio il quale, col suo sofisticato stile decorativo colmo di omaggi al gusto liberty e posto spesso al servizio di storie bizzarre e perturbanti, interpreta magistralmente le angosce, i tarli e le tensioni che, dietro una facciata di serenità, affliggevano la borghesia italiana. Un’abilità di cui si era accorto anche Federico Fellini, che a proposito di Rubino (alla cui non secondaria attività di scrittore di racconti fantastici ha appena dedicato un bel libro Stampa Alternativa: Fiabe del tempo futuro in stile Novecento, pp. 168, euro 18) ha osservato: «Le tavole di questo straordinario disegnatore avevano qualcosa di spettrale, non c’era qell’abbandono immediato, festoso, ammiccante con cui si seguivano le avventure di Fortunello o di Cagnara».

Se il successo dell’avanspettacolo e della rivista, ma soprattutto l’affermarsi del cinema e dei suoi divi (non solo quelli stranieri, anche i nostrani), è all’origine della nascita di personaggi come il Macarietto (1942) di Giovanni Manca, modellato sulle fattezze del famoso comico torinese Erminio Macario, risultano essere ancor più fortemente figli del proprio evo, e dunque specchi della storia italiana, i Romolino e Remoletto di Bruno Angoletta (autore anche dell’antimilitarista, e ben più famoso, Marmittone), due balilla che, negli anni del maggior consenso popolare per il regime mussoliniano, ardono dal desiderio di accrescere il benessere della Penisola difendendola dagli attacchi di ogni potenziale nemico. Colpisce come, sulle pagine dello stesso «Corriere dei Piccoli» che pochi mesi prima ne aveva ospitato le tavole, Romolino e Remoletto,  nel 1945, vengano idealmente rimpiazzati dal piccolo Mimmo, un fanciullo disegnato dal già citato Giovanni Manca che, sventolando le bandiere dell’Italia, degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, inneggia all’arrivo dei carri armati alleati. L’italica arte di montare sul carro del vincitore ha dunque condizionato anche il fumetto.

*Articolo pubblicato originariamente su “Libero” del 22 novembre 2012. Per gentile concessione dell'autore.

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