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Salvando AltroQuando, salveremo il mondo del fumetto!

altroquandodi Giorgio Messina

Convinto di essere sulla strada di Damasco, mi sono imbattuto nell’appello della fumetteria AltroQuando di Palermo. E non ho voluto credere nella buona novella. Come un miscredente qualsiasi ne sono stato detrattore. Poi ho avuto l’illuminazione. Eureka!

Il modello AltroQuando salverà il mondo del fumetto. La trovata è geniale. Un uovo di Colombo talmente ovvio da non averci mai pensato nessuno prima. Talmente semplice da essere infallibile. Talmente facile da mettere in pratica, da essere applicabile a qualunque componente del sistema fumetto.

Vi spiego meglio. Il mondo del fumetto è sempre più una nicchia in termini di vendite effettive. Nonostante il mondo delle nuvole disegnate goda in questo momento di una visibilità sempre maggiore (forse addirittura mai avuta prima), con allegati editoriali, Gulp! di piazza leggibili dalla Luna e giornalismo “grafico” vario, la crisi si fa sentire per tutti. Morde indistintamente. Chi più e chi meno. Ci vorrebbe, allora, un ammortizzatore sociale che permettesse di prendere una salubre boccata di ossigeno. Ma i tempi del Pantalone statale, se mai ci sono stati per il fumetto, sono finiti per tutti. Si taglia e si sforbicia di qua e di là e se ci si imbatte in un comitato per il fumetto, l’esclamazione ministeriale è “sorprendente”, che nel linguaggio tremontiano si traduce in un Gulp! lucchese, equivalendolo. E allora? Come fare? Come può il mondo del fumetto italiano sopravvivere con tutte le sue (o i suoi) Graphic Novel? Altroquando ci ha indicato la via, ha fatto di necessità virtù in un momento difficiele  e ha “inventato” un nuovo tipo di ammortizzatore, quello socialsolidale. L’appello! Eureka!. Parafrasando lo slogan usato dalla fumetteria, salvando AltroQuando, salveremo il mondo del fumetto!

Adesso vi spiego perché con alcuni brevi esempi di applicazione pratica del metodo AltroQuando al sistema fumetto.

Siccome si vende sempre meno ma gli autori devono essere pagati, anzi BEN pagati (Flaviano Armentaro docet, bontà sua), allora gli editori, a guisa di AltroQuando, è d’uopo che si attrezzino per fare campagne virali e pubblici appelli alla nazione dei lettori del fumetto. Perché è ingiusto che se un libro vende X, e l’editore non riesca a farlo vendere X+2000, a farne le spese sia l’autore che non si vede recapitato il giusto compenso per le sue artistiche fatiche che regalano sogni. Gli editori sono istituzioni. Senza editori non ci sarebbe il sistema fumetto, quindi sono convinto che ad un appello del genere scenderanno in piazza in massa anche i componenti del popolo delle nuvolette e che non mancheranno di effettuare bonifici a IBAN e c/c postali degli autori e degli editori per raggiungere il quorum del giusto salario per gli autori che la crisi gli sta negando. Salvando l’autore, salveremo il mondo del fumetto!

Siccome i prezzi degli stand delle principali fiere italiane aumentano di anno in anno di una media del 20%, gli editori che non possono (più) permettersi di pagare gli stand, organizzino una campagna virale e un pubblico appello per sensibilizzare i propri lettori a trovare i soldi per comprare stand da Lucca a Vattelapesca Comics.. Non vorranno per caso i lettori che dopo aver pagato il biglietto per entrare alle fiere non trovino l’assortimento completo di editori del fumetto italiano? Salvando la presenza dell’editore alle fiere di settore, salveremo il mondo del fumetto!

Siccome i distributori non ricevono nei tempi pattuiti i pagamenti dalla fumetterie in crisi, i distributori si attivino per mettere in piedi una campagna virale e facciano un pubblico appello alla società degli acquirenti di fumetti, in quanto, essendo i distributori stessi istituzioni distributive del sistema fumetto, sono la spina dorsale del meccanismo logistico del settore. Senza i distributori, i volumi degli editori, quelli che fanno sognare i lettori, non raggiungerebbero il grande pubblico. Il distributore faccia come desidera l’AFuI. Conceda piani personalizzati di rientro debitorio alle fumetterie che non riescono a saldare nei tempi pattuiti. Ma al contempo il distributore faccia un appello pubblico. I lettori risponderanno. Salvando i distributori, salveremo il mondo del fumetto!

Il lettore più attento e pignolo potrà obiettare che distributori, fumetterie (non tutte), editori (non tutti) sono attività commerciali a scopo di lucro che non dovrebbero appellarsi ai lettori per risolvere i propri problemi imprenditoriali. Mio caro e attento lettore, lei è un detrattore che si sente superiore agli appelli e non ne capisce la nobiltà della causa. C'è crisi. C'è grossa crisi. L’appello non è criticabile. Chi non aiuta chi si appella, vuol dire che non ama il fumetto per quanto dice di amarlo in pratica con i propri acquisti mensili, anche quando compra ogni trenta giorni solo Tex in stazione per distrarsi dalle gioie del pendolarismo giornaliero.

Il lettore più impegnato e sensibile agli appelli e alle cause nobili mi perdonerà invece se ho usato pochi e circostanziati esempi per spiegare le applicazioni del metodo AltroQuando che si presta però ad infinite varianti che non necessitano di uno sceneggiatore di fumetti per immaginarne altre e snocciolarle, magari in una prossima tavola rotonda spontanea nella vostra fumetteria di fiducia.

Salvando AltroQuando, salveremo il mondo del fumetto! Se funziona, se l’appello produrrà entro giorno 15 giugno 8000 euro o in alternativa la dilazione di Alastor richiesra dall'AFuI, allora si apre l’era dell’appello e degli ammortizzatori "socialsolidali". Se non funziona, invece, tutti gli attori del settore saranno costretti a riprendere quei lunghi e barbosi discorsi sul come andrebbe ripensato il sistema fumetto. E noi, pezzi del presepe fumetto, vogliamo fare e veicolare libri a fumetti, vendere e distribuire sogni e non pensare che questi hanno un corrispettivo in orribile cartamoneta che serve solo a ungere i meccanismi del sistema. Vi prego, aiutateci! Salvando AltroQuando, salveremo il mondo del fumetto!

Morale seria della favola: la situazione è grave sul serio, dunque se l'appello alla solidarietà fosse l'unica soluzione per salvare le proprie vite lavorative (su cui nessuno gioca, ma bensì riflette applicandovi le proprie categorie critiche), allora equivarrebbe a realizzare che la nave fumetto sta affondando sul serio, che non ci sono scialuppe di salvataggio e che lo capiremo  davvero solo quando avrà fatto la fine del Titanic. AltroQuando rischia di essere il primo pezzo di un tragico domino farebbe cadere tutto il sistema fumetto.

Forse sarebbe davvero ora di ripensarlo questo sistema fumetto...

 

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