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Rinaldo Traini, un ricordo tra luci e ombre

traini

di Alessandro Bottero

Di sicuro per Rinaldo Traini, scomparso ieri, non assisteremo ad una beatificazione post mortem come è stato per Sergio Bonelli. Troppo divisiva la sua figura, e troppo ‘profondo’ l’impatto che ha avuto nella storia del fumetto italiano, profondo non nel senso positivo del termine, ma nel senso di scavare fossati, "o con me o contro di me". Eppure Rinaldo Traini è stato un personaggio di primo piano nel mondo del fumetto italiano dalla metà degli anni ’60 fino alla metà degli anni ’90, epoca in cui si ritrovò ai margini del Salotto Buono.

Rinaldo Traini era sicuramente un appassionato del fumetto, era un conoscitore del fumetto, ed era competente. Sapeva cosa fosse il fumetto, cosa significasse essere un autore di fumetti e come si organizzassero manifestazioni a fumetti, cosa che non sempre si può dire delle giovani generazioni. La competenza della storia del fumetto USA anni ’30 e ’40 di Traini è un dato di fatto, e a lui va dato merito delle prime ristampe filologiche e per quanto possibili integrali di classici del comics, come Radio Patrol, Terry e i Pirati, Flash Gordon. Era appassionato della Disney e per anni ha realizzato ristampe eccellenti dei grandi classici Disney frutto del lavoro dei maestri italiani e USA.

Rinaldo Traini lo conoscevo, come chiunque sia nato come professionista in questo settore almeno fino a metà anni ’90, e quando ho iniziato a lavorare professionalmente nel campo dei fumetti era uno die nomi di punta. Poi ci ho anche lavorato, quando la Comic Art realizzò una versione formato ‘topolino’ di Tiramolla, sceneggiando alcune storie di Tiramolla. E ancora collaborai con lui per un’edizione di Expocartoon, curando la mostra “150 Comic Art” che ripercorreva la storia della rivista attraverso le copertine dei primi 150 numeri.

Nessuno beatificherà Rinaldo Traini, come dicevo, perché nel suo caso vale la legge del “I Cortigiani che osannano il Signore quando egli è all’apice, quando il Signore crolla si affrettano a dire che non erano mai stati legati a lui”. Con Traini successe così. Da metà anni ’80 in poi la contrazione del mercato, il cambiamento di gusti del pubblico, il sorgere di una nuova generazione di autori non più legati ai modelli classici, iniziarono a far vacillare il dominio di Traini sul Fumetto. Triani era l’organizzatore di Lucca comics, era l’editore di Comic Art e l’Eternauta, le RIVISTE D’AUTORE, dove tutti bramavano di apparire, per poter essere considerati “autori”. Traini era quello che dava i pass per Lucca, che permetteva ai giovani aspiranti autori di entrare nel salotto buono. Ma lo faceva pesare. Questa non ì un’agiografia. È un ricordo. E diciamoci le cose come erano. Traini era il Dominus, colui che sapeva cosa era il fumetto e cosa vendeva. Finché ci fu sintonia tra la visione di Traini e il mercato, finché le vendite ressero, la Comic Art era LA casa editrice. La Bonelli era la casa editrice popolare, umile ma onesta, senza aspirazioni artistiche. Quando la Bonelli provò a fare le riviste finì male. Traini invece era l’editore delle riviste d’autore. Dei fumetti d’autore. Dei fumetti colti, raffinati, intellettuali. Era l’editore dei BEI fumetti.

Ma come si dice “Quando gli Dei vogliono punirti prima ti innalzano”. Nel giro di pochi anni Traini si ritrovò esautorato da Lucca comics, dovette chiudere le riviste, e la casa editrice da un giorno all’altro sparì. Ci sono ancora persone che ricordano come arrivando negli uffici delle Comic Art una mattina, trovarono la serratura cambiata e i telefoni staccati.

Eppure Traini sopravvisse. Cacciato da Lucca inventò Expocartoon, prima manifestazione di fumetti a Roma capace di movimentare numeri importanti. E dopo anni tornò a Lucca, per ricevere attestati e targhe omaggio, con autori e addetti ai lavori che in privato spettegolavano su questo ritorno.

Molti che avevano cercato di lavorare con lui infatti, nel momento di difficoltà lo attaccarono, come sempre accade in Italia. Si sale sul carro del vincitore, e si corre via da quello del presunto perdente.

Traini è stata una figura divisiva, non c’è dubbio, ma paragonato a molti sedicenti editori o esperti del fumetto attuali è un gigante. Si può discutere sulle sue strategie editoriali, sui problemi e sui danni che ha lasciato dietro di sé, soprattutto alla fine dell’esperienza Comic Art, ma se si parla di competenza e passione sicuramente Traini non è mai stato secondo a nessuno.

Rimangono luci e ombre. Rimane il Trainismo. Rimane un certo modo di concepire le manifestazioni a fumetti. Oggi è facile dimenticarlo, ma il modello Expocartoon, ossia una contaminazione estrema tra fumetto, videogiochi, e altri media è la norma ovunque. Traini fu il primo a dare spazio ai Cosplay nelle manifestazioni, come anche il primo a dare spazio ai videogiochi.

Chiudo. Questa non è un’agiografia, o una beatificazione post mortem. Rinaldo Traini non ne ha bisogno. Posso solo dire questo. A prescindere se sia stato antipatico, simpatico, accentratore, se abbia pagato o meno i collaboratori, Rinaldo Traini era una persona intelligente, con cui si poteva parlare, competente, e capace di dire cose sensate sul fumetto. Oggi la stragrande maggioranza degli editori e degli addetti ai lavori presenti nel mondo del fumetto sa tutto di marketing, ma io vorrei più persone come Rinaldo Traini.

Ciao Rinaldo.

 

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