- Categoria: Autori e Anteprime
- Scritto da Attilio Capuozzo
- Visite: 16283
- Stampa
L'Intervista » Keiko Ichiguchi: “Memorie di Iris” e “La Promessa dei Ciliegi”
di Attilio Capuozzo
Cari lettori di Fumettodautore.com, è con immenso piacere che accogliamo nuovamente sulle nostre pagine la famosa Autrice giapponese Keiko Ichiguchi per parlare delle sue due ultime opere presentate in anteprima a Lucca Comics & Games 2014 (30 Ottobre – 2 Novembre 2014):
"Memorie di Iris" (Hikari/001 Edizioni) e "La Promessa dei Ciliegi" (Euromanga Edizioni).
Ciao Keiko e bentornata su Fd'A.
Alla kermesse lucchese di quest'anno, i lettori italiani hanno avuto il piacere di poter trovare in anteprima ben due nuovi tuoi Romanzi a Fumetti nonché la ristampa, a distanza di 11 anni dalla prima uscita italiana, del capolavoro "1945" (Kappalab). Iniziamo a parlare di "Memorie di Iris" (con sottotitolo "Una Notte al Museo") ambientato a Firenze e la cui vicenda narra di uno spirito di un'antica tsuba giapponese che si risveglia, smarrito e senza memoria, alla ricerca di una spada. Lo spirito sarà aiutato, nella sua ricerca, da un testimonial d'eccezione: il pittoresco ed eccentrico imprenditore Wanny di Filippo, fondatore del marchio di pelletteria artigianale "Il Bisonte". Come nasce l'idea di utilizzare come protagonista del tuo Romanzo un personaggio reale quale Wanny di Filippo e, più in generale, qual è la genesi di "Memorie di Iris"?
E' una storia lunga da raccontare ma divertente. Ormai due anni fa il noto fumettista Giuseppe Palumbo mi ha fatto conoscere il sig. James Bradburne, il Direttore della Fondazione del Palazzo Strozzi di Firenze, lui cercava un fumettista che disegnasse con lo stile giapponese. Quando ci siamo visti per la prima volta a Firenze, il sig. James mi ha chiesto, "Conosci il museo Stibbert?" Probabilmente lui pensava che io non lo conoscessi perché purtroppo il museo Stibbert è poco conosciuto anche fra gli italiani. Invece lo conoscevo! Ero già andata al museo in cerca dell'armatura di Giovanni Delle Bande Nere mentre scrivevo un libro (in giapponese) su Firenze. Sono sicura che, se visitate questo museo, sarete colpiti non soltanto dalla sua ricca collezione delle armi di diversi paesi, ma anche dal suo aspetto che è una espressione della passione maniacale del suo fondatore, Frederick Stibbert. A me questo museo fa ricordare il castello di Neuschwanstein di Ludovico II di Baviera. Praticamente sono una fan del museo Stibbert. Il sig. Bradburne mi ha raccontato del progetto di promuovere questo museo attraverso un fumetto e che per questo cercava un fumettista. L'idea di promuovere un museo utilizzando un fumetto mi ha sorpresa perché pensavo che le persone del mondo accademico non si interessassero ai fumetti. Ma il sig. Bradburne, facendomi vedere un albo a fumetti realizzato da Giuseppe Palombo per una mostra fatta al palazzo Strozzi, mi ha spiegato che il fumetto è uno dei mezzi da utilizzare per promuovere le attività culturali. Come potevo dire di no?!
Allora, come mai cercava proprio un fumettista con lo stile giapponese? La collezione di questo museo comprende una vastissima sezione dedicata alle armi e agli oggetti giapponesi. L' ho vista. E' bellissima! Ci sono anche le armature di samurai realmente usate nelle battaglie dell'era di Sengoku. Per questo il sig. Bradburne pensava di promuovere questo museo soprattutto in Giappone distribuendo il fumetto presso i negozi del sig. Wanny del Bisonte.
Ecco, qui arriva il sig. Wanny Di Filippo, il fondatore e designer del Bisonte, un famoso marchio fiorentino delle borse e della pelletteria di alta qualità. Confesso, io non sapevo del Bisonte. Non sapevo che ha più di 30 negozi in Giappone e che numerosi fan di questo marchio vengono a Firenze per il suo negozio. Quindi per loro il sig. Wanny è un divo! Mentre io, quando l'ho incontrato per la prima volta, mi sono chiesta ingenuamente, "Chi è questo Babbo Natale molto colorato?" (Vedete la foto.) Anche lui è un fan del museo Stibbert ed è diventato lo sponsor di questo progetto. Quindi i lettori principali a cui era destinato il progetto erano inizialmente giapponesi, ovvero i clienti del Bisonte che sono anche fan del sig. Wanny. Proprio per questo il protagonista del fumetto doveva essere il sig. Wanny. E poi naturalmente abbiamo pensato anche di pubblicarlo in Italia. Infatti ho realizzato il fumetto secondo la lettura occidentale scrivendo in italiano. Per la versione giapponese ho tradotto i miei testi italiani in giapponese.
Probabilmente all'inizio immaginavano una storia comica più breve. Ma gli ho chiesto di lasciarmi realizzare una storia come mi sarebbe piaciuto e mi hanno concesso gentilmente questa libertà.

"Memorie di Iris" nasce dunque con il nobile intento culturale di promuovere il Museo Stibbert di Firenze contenente, peraltro, una delle più importanti collezioni italiane di armi e armature giapponesi. E' la prima volta che ti cimenti con un progetto che attraverso il medium Fumetto oltre a intrattenere riesce a svolgere anche una lodevole funzione didattica?
Sì, è proprio la prima volta che ho avuto un'esperienza simile, cioè realizzare una storia a fumetti per uno scopo ben definito, con un protagonista il cui modello è preciso. Non ero sicura di farcela ma volevo provare perché mi piaceva proprio questo progetto. Non avevo l'intenzione di realizzare una guida a fumetti, ma una storia che raccontasse qualcosa e che coinvolgesse in qualche modo i lettori, soprattutto quelli più giovani. Da piccola ho letto una storia tipica di shojo manga ambientata nell'antico Egitto. Era una storia immaginaria, ma mi ha affascinata tanto, al punto che ho cominciato a leggere i libri veri sull'antico Egitto. I fumetti possono essere la porta d'entrata di qualsiasi mondo nuovo perché sono più facili da seguire grazie ai disegni. Chi legge questo fumetto scoprirà il museo Stibbert. Spero tanto che poi venga a visitarlo.
Fatta eccezione per il volume a episodi "Oltre la Porta" (1995, Edizioni Star Comics), "Memorie di Iris" è il tuo primo Romanzo a Fumetti pubblicato direttamente per l'Italia. Per l'occasione hai modificato il tuo stile di disegno? "Memorie di Iris" sarà tradotto per altri mercati?
Ho disegnato col mio stile ma ero più attenta a disegnare lo sfondo. Poi ero attenta a come fornire spiegazioni sul museo in un racconto sentimentale. Tutto sommato sono una fumettista che ama realizzare le storie sentimentali. Abbiamo contattato la 001 Edizioni perché ho saputo che aveva già lavorato col Louvre. In questo progetto il mio lavoro era realizzare i fumetti. Riguardo alla pubblicazione all'estero, ci penseranno gli altri. Comunque, sarà sicuramente distribuito in Giappone come previsto dal progetto. Poi mi sembra che stiano parlando già di pubblicarlo in altre lingue. Forse in inglese e in francese? Speriamo.

Veniamo all'altra opera presentata in anteprima a Lucca Comics 2014, "La Promessa dei Ciliegi". Un Romanzo intenso e poetico che per certi versi rimanda al lirismo delle tue opere, a mio avviso, più belle in assoluto: "1945" e "Con gli Occhi Aperti". "La Promessa dei Ciliegi", attraverso i pensieri e le emozioni della protagonista Itsuko, una giapponese che da anni risiede in Italia, ci fa rivivere l'immane tragedia del Terremoto e dello Tsunami che nel Marzo del 2011 colpì il Nord – Est del Giappone, provocando più di 20.000 vittime tra morti e dispersi. Il Romanzo è chiaramente ispirato alla tua vita, ai tuoi ricordi d'infanzia e ai momenti tristi legati al cataclisma abbattutosi sul Giappone. Parlaci di come hai ideato e sviluppato l'opera.
Il mio redattore belga mi ha chiesto se potevo realizzare una storia più intima e personale. Così ho cominciato a pensare ad una storia ispirata alla mia infanzia; ero assai malaticcia, mi piaceva tanto la mia maestra, la strada per la scuola elementare sotto i fiori di ciliegio che fiorivano ogni primavera. Pensavo di raccontare su una vaga paura verso la morte che cova una bambina che poi si libera da quella paura grazie alla sua maestra. Ma mentre scrivevo il soggetto, è successo quel terremoto in Giappone. Ovviamente sono stata trascinata emotivamente dall'avvenimento. Se non fosse successo quel terremoto, la storia sarebbe stata ispirata principalmente dai miei ricordi. Quindi la storia è composta da due parti, quella dell'infanzia della protagonista e quella dopo il terremoto. Sinceramente non posso spiegare bene la storia perché sono stata veramente trascinata solo dai sentimenti del periodo dopo il terremoto. Ero confusa, preoccupata, arrabbiata... Volevo tanto tornare in Giappone in quel periodo. Non è una storia biografica nel senso vero, ma molto simile. Posso dire che è molto più vicina ad una confessione emotiva. Perciò è un po' imbarazzante per me rileggerla...
Uno dei tanti aspetti che mi ha colpito leggendo "La Promessa dei Ciliegi", è stata l'iniziale confusione e superficialità delle notizie trasmesse dai media italiani sul cataclisma giapponese. Parlacene più diffusamente.
Sono stata impressionata fortemente da due cose. Una è che, come ho raccontato nella storia, alla TV trasmettessero le immagini sbagliate nonostante si trattasse di notizie così importanti. Questo mi ha fatto venire dubbi sulle notizie. L'altra cosa è che parlavano del Giappone ripetutamente come se fosse un paese finito, come se il territorio giapponese fosse tutto distrutto e contaminato dalle sostanze radioattive. Dai miei genitori mi arrivavano notizie che da loro, a Osaka, andava tutto bene. Mentre alla TV italiana parlavano della fine del mio Paese. Era una situazione assurda e irreale. Infatti ero attaccata al computer cercando le informazioni più attendibili ma era praticamente impossibile. Ognuno giudicava le notizie a suo modo. Il governo giapponese di allora sembrava completamente privo della capacità di gestire la situazione. E' vero che la calamità era talmente grave che qualsiasi governo di qualsiasi Paese si sarebbe trovato in difficoltà. Secondo le notizie pubblicate su Internet ho saputo che la gente non colpita dalla calamità aveva cominciato a mobilitarsi molto presto per soccorrere la zona terremotata. Il popolo sembrava più motivato nel fare qualcosa piuttosto che il governo.

Nel Romanzo ho letto personalmente un profondo messaggio che ci ricorda di quanto sia fugace ed effimera la nostra esistenza e con essa la felicità e la bellezza del mondo che ci circonda esortandoci, per certi versi, a convivere e accettare serenamente la morte senza per questo farci condizionare la vita continuando, dunque, a farci "promesse" per il futuro. Ho colto nel segno?
Io lascio completamente ai lettori come interpretare la mia storia. Una storia conclusa e passata nelle mani di lettori, in un certo senso, non è più mia. Ma se hai sentito qualcosa di positivo dal mio racconto nonostante il suo soggetto assai pesante, mi fa piacere.
Ho visto un programma televisivo francese, in cui uno studioso stava dicendo che i giapponesi sono un popolo fatalista non pessimista. Penso che abbia detto assai bene.
D: Contrariamente a "Memorie di Iris", "La Promessa dei Ciliegi" è stato originariamente pubblicato nel 2013 per il mercato franco - belga (Kana/Dargaud – Lombard). Come ha influito ciò sulla costruzione della tavola e sul numero di vignette da inserire?
R: Visto che si trattava di un soggetto assai drammatico, ho cercato di non appesantirlo troppo visivamente. Volevo raccontare con un tono riservato. Forse per questo ho usato l'impaginazione molto regolare con tutte le vignette dentro la gabbia. Ma sinceramente questa è una spiegazione che ho pensato adesso. Mentre lavoravo, le decisioni sulle tavole mi venivano man mano senza ragioni pratiche. Nel mio caso è sempre così. Probabilmente non sono una fumettista tanto ragionevole.
D: In generale come affronti il processo creativo di una storia: segui un ordine ben preciso tra Soggetto, Sceneggiatura (Dialoghi e Didascalie), Storyboard e Disegni o è dettato dalle esigenze del momento?
R: Per primo scrivo il Soggetto, che è un riassunto della storia. Di solito è molto breve. Mi basta sapere soltanto che cosa succede nella storia e come si conclude. Ma il caso di "La Promessa dei ciliegi" era un po' insolito. Il suo Soggetto era come un diario scarabocchiato con tanti frammenti di pensieri. Dopo il Soggetto, mi viene la Sceneggiatura e lo Storyboard. In tanti casi mi vengono i dialoghi e le didascalie delle scene. Non vengono di una storia intera ma di qualche pagina alla volta. Quindi man mano realizzo lo Storyboard basato su questi testi. Finché non realizzo lo Storyboard intero non comincio a disegnare sulle tavole. Nel mio caso lo Storyboard è la fase più difficile nella realizzazione dei fumetti.
D: Per il mercato giapponese (Takeshobo) stai intanto continuando a realizzare la serie comica intitolata "Andrea to issho!" (letteralmente "Insieme ad Andrea!"): una Web Strip che adottando uno stile di disegno caricaturale, racconta, appunto, la tua vita con tuo marito, il Disegnatore di Fumetti Andrea Venturi. La serie in Giappone come sta andando? Se un giorno fosse pubblicata (magari in volume) anche in Italia, come vorresti intitolarla?
La sto facendo da due anni e fra pochi episodi sarà conclusa, per adesso. E poi decideranno se pubblicare un volume o no. Se esce in Italia il titolo sarà "I Venturi"! Non ho pensato io a questo titolo, è stato ideato da Lola Airaghi, la disegnatrice di "Brendon"! (NdR Serie pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore). Quando le ho fatto vedere il progetto prima di iniziare a lavorare, le è piaciuto molto e ha detto subito questo titolo, che mi piace.
Parliamo dei progetti futuri: a che punto è la realizzazione del saggio intitolato "Manga: la vera storia del fumetto giapponese in Italia" da te già accennato ai lettori di Fd'A nel 2013? Quali altre opere sono eventualmente in preparazione?
Infatti questo libro deve essere una novità dell'anno prossimo. (Spero!!) Il lavoro si sta allungando molto rispetto alla mia previsione. Ho già intervistato tutte le persone che volevo e ho già raccolto tante fonti. Ma nel libro, a parte la storia dei fumetti giapponesi in Italia vista attraverso i miei occhi, ci sarà anche una parte in cui parlo su di me, sulla mia vita prima di venire in Italia. Quindi troverete anche una storia vera di una fumettista giapponese. Poi c'è anche una storia a fumetti di cui voglio realizzare lo storyboard da proporre al mercato francese. Ma non sono brava a gestire il tempo e sono sempre indietro!! Sarò così per sempre...

Giunti alla conclusione dell'intervista, ti ringrazio come sempre per la tua grande simpatia e cordialità e lascio lo spazio a tua disposizione per salutare i lettori di Fumettodautore.com.
Quest'anno sono usciti due libri nuovi in Italia dopo tanto tempo. A Lucca ho visto tante facce ormai a me familiari. Mi hanno detto, "Keiko, finalmente i nuovi libri!". Ringrazio tutti quanti per la loro pazienza e di essere venuti a trovarmi nonostante quella folla pazzesca! Sono veramente grata alle persone che mi seguono dopo tanti anni nonostante il mio ritmo molto lento di produzione e sono felice di essermi invecchiata insieme a loro.