- Categoria: Autori e Anteprime
- Scritto da Giuseppe Pollicelli
- Visite: 8462
- Stampa
Guido Crepax: Ritratto di un artista
di Giuseppe Pollicelli*
Che quella di Guido Crepax sia una delle personalità più rilevanti espresse dall’Italia nel secondo Novecento sono ormai in pochi a ignorarlo. Tra coloro che ne sono consapevoli c’è, per fortuna, la città di Milano, che a questo suo geniale «figlio» (Crepax era nato nel capoluogo lombardo nel 1933) dedica ora un’ampia retrospettiva curata dagli eredi dell’autore e ospitata dal 20 giugno al 15 settembre 2013 all’interno di Palazzo Reale (Piazza del Duomo n. 12, ingresso gratuito). L’obiettivo della mostra, che è accompagnata da un esaustivo catalogo edito da Nuages (Guido Crepax. Ritratto di un artista, pp. 96, euro 18), è render conto non solo dell’attività di fumettista, che pure rimane quella prevalente di Guido (di cui quest’anno ricorre il decennale della scomparsa), ma anche dei molti altri ambiti nei quali Crepax ha espresso la propria creatività. Tanto la mostra quanto il catalogo, non a caso, sono suddivisi in dieci «percorsi tematici» che documentano sia i differenti campi d’azione del creatore di Valentina (la moda, il design, la pubblicità e, ovviamente, i fumetti) sia le sue molteplici fonti d’ispirazione (il cinema, la letteratura, la fotografia, la musica, la città di Milano, la sua stessa famiglia).
Sono due le cose che, visitando le sale di Palazzo Reale, risaltano con maggior evidenza. La prima è l’originalità del segno di Crepax, che, pur mutando varie volte pelle nel corso degli anni, resterà sempre (con la sua eleganza formale - esaltata in particolare dal bianco e nero - e la costruzione quasi geometrica di illustrazioni, tavole e vignette) inimitabile e, di fatto, inimitato, esemplare fusione - specie nel momento della piena maturità, tra gli anni Sessanta e Settanta - di gusto decorativo-floreale e soluzioni pop. La seconda è come tutta quanta l’opera di Crepax - al di là di certe ricorrenti suggestioni «rivoluzionarie» in verità più sentimentali che ideologiche (lo sbandierato trotskismo crepaxiano si riduce in fondo ai sacrosanti quanto generici aneliti libertari di Valentina) - sia una poderosa celebrazione della vita borghese. La quale, non risolvendosi tutta e soltanto in funzione del lavoro (lavoro che in alcuni fortunati casi qual è quello di Crepax può addirittura coincidere con le proprie passioni), consente agli individui più inclini alle speculazioni del pensiero e alle fantasticherie di coltivare il proprio mondo interiore, compresi i pochi o tanti fantasmi (sicuramente tanti, parlando di Guido Crepax) che lo abitano. I fumetti di Crepax, con la loro coerente e armoniosa combinazione di alto e basso, di riferimenti elevati e cultura di massa, altro non sono che una diretta emanazione di quel microcosmo borghese (talmente micro da coincidere quasi in toto, come confermano i figli e la moglie, con l’abitazione milanese dell’artista) che Crepax filtrava, trasfigurava ed espandeva - mettendolo poi su carta - attraverso i viaggi compiuti dalla sua mente.
Dopodiché, Crepax è riuscito a fare del suo solipsismo un qualcosa di universale, a lungo capace di intercettare - e restituire sotto forma di testi e soprattutto di immagini - lo «spirito del tempo». Ed è questo a iscriverlo nella ristretta cerchia dei grandi.


Copertina dell'lp "Nuda" della band Garybaldi (1972).

Pubblicità per la Shell (1957).

Vignetta tratta da "Anita. Una storia possibile" (1974).
*Articolo trratto da “Libero” del 23 giugno 2013. Per gentile concessione dell'autore.