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Graziano Romani celebra Galep con un libro edito da Panini

di Giuseppe Pollicelli*

Aurelio Galleppini (1917-1994) appartiene alla non eletta schiera di coloro il cui cognome viene spesso riportato in maniera errata. Di solito, infatti, lo si trova scritto Galeppini, con una sola L, ed è così che la maggioranza delle persone - anche i lettori di Tex - lo ha memorizzato. Aurelio ci ha messo del suo, scegliendo come pseudonimo Galep, forse proprio perché si era reso conto che la gente, a causa di quella doppia P tanto ravvicinata, preferiva la L singola. Una decisione che la dice lunga sul carattere di Galep, disegnatore capace di lasciare un segno profondo nell’immaginario degli italiani eppure umile, schivo, così privo di egocentrismo da fregarsene se gli storpiavano il cognome. Su questo maestro del fumetto, che nel 1948 ideò graficamente Tex Willer, ha ora scritto una bella e illustratissima monografia il cantautore e fumettologo Graziano Romani, il quale, ne L’arte di Galep (Ed. Panini, pp. 128, euro 22), ripercorre la carriera di un grande professionista il cui tratto morbido e classicheggiante - debitore dell’americano Alex Raymond quanto dell’illustratore fiorentino Carlo Chiostri - ha contribuito in modo decisivo a fare di Tex il mito che tutti conoscono.

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* Articolo pubblicato su “Libero” del 27 marzo 2013. Per gentile concessione dell'autore.

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