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Memorie di un uomo in pigiama: Paco Roca racconta i trenta-quarantenni
di Giuseppe Pollicelli*
Il quarantatreenne valenciano Francisco José Martínez Roca, meglio noto come Paco Roca, si è affermato negli ultimi anni come uno dei più originali e brillanti fumettisti europei. Paco le sue storie non solo se le scrive, se le disegna anche, con un tratto essenziale e pulito che, nel suo realismo estremamente stilizzato, deve molto alla scuola grafica di origine franco-belga detta “linea chiara”. Tra le doti di Paco c’è quella di saper gestire più registri narrativi: se l’ironia faceva capolino anche in acclamate opere drammatiche come il pluripremiato Rughe (2008), da cui è stato tratto un film animato, o il più recente L’inverno del disegnatore (2010), nel semi-autobiografico Memorie di un uomo in pigiama - raccolta di tavole autoconclusive, originariamente apparse su un quotidiano spagnolo, che la casa editrice Tunué ha appena tradotto in italiano (pp. 80, euro 14,90) - l’umorismo è di gran lunga l’ingrediente dominante. L’ironia e, ancor di più, l’autoironia sono gli strumenti che Roca (rivelandosi un osservatore arguto della contemporaneità occidentale) adopera per raccontare speranze, frustrazioni, nevrosi, ansie, drammi piccoli e meno piccoli di chi, non più ragazzo ma ancora lontano dalla mezza età, deve fare i conti con il buono e con il cattivo della nostra epoca, magari aspirando a un lavoro che permetta di restarsene tutto il giorno in pigiama. Per i lettori, specie i trenta-quarantenni, l’identificazione con protagonista e comprimari è garantita.

*articolo pubblicato su “Libero Veleno” (inserto satirico del quotidiano Libero) del 4 novembre 2012. Per gentile concessione dell'autore.