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Ricordo di un galantuomo: in memoria di Sergio Toppi

Addio Sergio Toppidi Alessandro Bottero

Un agosto terribile questo, e non solo per il caldo. Prima Joe Kubert e ora Sergio Toppi. E con loro se ne vanno due autentici galantuomini del fumetto mondiale.

Sergio Toppi l’ho conosciuto di persona, e sempre ho trovato in lui una signorilità, un rispetto per i lettori, una concezione artigiana dell’essere artista ed autore, che mi ha dato prova della profondità della persona Toppi.

L’ho conosciuto quando nei primi anni del XXI secolo, con la King Comics, abbiamo pubblicato le avventure del Collezionista, che venivano pubblicate in Francia dalla Mosquito. Ricordo la sua disponibilità a lavorare anche con editori nuovi di zecca. Ricordo anche che quando la King Comics dovette chiudere per problemi finanziari, e Toppi si ritrovò con un credito da esigere, fu estremamente comprensivo ed accettò la proposta che gli feci. Avrei saldato io il debito, con i miei soldi, pur non essendo l’editore della King Comics, solo avrebbe dovuto aspettare. Forse perché ne aveva viste tante, e sapeva come il mondo del fumetto non sia un laboratorio asettico dove si applicano formule aziendali o finanziarie, ma un luogo dove la vita concreta e dura ti costringe a compromessi continui, accettò, fidandosi di me. E alla fine tutto si risolse. Per questa fiducia Toppi per me sarà sempre un signore, una persona che oltre ad essere stato un maestro del fumetto, fu un maestro nella vita.

Ed è per questo rispetto assoluto che provavo per lui, che resto schifato e tristemente confermato nel mio giudizio assai negativo del mondo del fumetto italiano, se penso che in Francia a Toppi hanno dedicato mostre (non alle fiere del fumetto, ma nei musei per mesi e mesi), edizioni di prestigio delle sue opere vendute a decine di migliaia di copie, e qui da noi nelle fumetterie le vendite dei suoi volumi si aggirano si e no su qualche centinaia di copie.

È vero, c’è stata la meravigliosa collana di volumi in allegato de Il Giornalino, in collaborazione col Museo del Fumetto, ma a parte questo? Possibile che si vendano migliaia di copie dell’ultima puttanata americana o giapponese solo perché è nuova, e maestri del valore di Sergio Toppi ormai siano patrimonio solo di pochi appassionati?

In Italia esistono fondazioni dedicate al fumetto, Musei (ad esempio quello di Lucca), eppure cos’hanno fatto in questi anni per valorizzare Toppi, come anche altri maestri del fumetto italiano?

Uno Yellow Kid nel 1975, il premio A.N.A.F.I. nel 1992, e il Romics d’oro nel 2006

Una mostra nel 2007: Fantastiche matite, nel corso della Sesta rassegna degli illustratori a Seregno (23 settembre - 21 ottobre 2007).

E presso lo Spazio Crapapelada le seguenti mostre, che però servivano a promuovere dei portofoli abbinati, quindi non dei momenti critici, ma dei momenti commerciali: Leggende senza tempo (2003), Altre leggende (2004), Hayku (2005), I Quattro Elementi (2005) con Ivo Milazzo e José Muñoz, Momotaro (2006), Ticonderoga (2006), Tomahawk (2007), Il segno e il colore (2007), Io sono l'erba - Racconti Irlandesi (2008), Leggende (2009), Divertissement (2010). Questa è terra nostra (2011)

E poi tre volumi di cui uno risalente a quindici anni fa, e due opere della casa editrice Black Velvet, che in questo caso si è dimostrata più attenta di tante altre realtà più blasonate e ricche di euri:

- Pietro Alligo, Angelo Nencetti, Giuseppe Pollicelli, Sergio Toppi. Narratore d'immagini. Torino, Edizioni Lo scarabeo, 1997.

- Fabrizio Lo Bianco, Sergio Toppi - nero su bianco con eccezioni, Bologna, Black Velvet, 2005.

- Associazione Hamelin (a cura di), Sergio Toppi - il segno della storia, Bologna, Black Velvet, 2009.

A parte questo niente.

Niente. Di. Niente

Sergio Toppi ci ha lasciati. E forse ce lo meritiamo Alberto Sordi.

Nell'immagine, autoritratto di Sergio Toppi tratto dalla rete.

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