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Saguaro, l'ultimo eroe indiano di Bonelli

Saguaro Bonellidi Giuseppe Pollicelli*

A undici anni di distanza da Gregory Hunter, fumetto fantascientifico rivelatosi assai effimero a dispetto delle premesse (appena diciotto gli albi editi prima della precoce chiusura), la Sergio Bonelli Editore torna a proporre non una miniserie, com’è regolarmente accaduto negli ultimi tempi con i vari Volto Nascosto, Caravan, Brad Barron ecc., bensì una collana che, al pari di Tex e Dylan Dog, non si prefigge scadenze temporali e mira ad uscire fino a quando potrà contare su un numero sufficiente di lettori. Dal 26 maggio è giunto dunque in edicola, nella classica veste bonelliana, il mensile Saguaro, il cui protagonista è il navajo Thorn Kitcheyan, detto appunto Saguaro dal nome del gigantesco cactus del deserto dell’Arizona. Tornato dal Vietnam (la vicenda si svolge nel 1972), il taciturno e solitario Saguaro, del cui passato burrascoso sappiamo ancora poco, decide di stabilirsi in una casupola di legno a Window Rock, al confine con il New Mexico e nei pressi di una statale che costeggia una riserva indiana. Già nel primo numero, pieno di azione, violenza e colpi di scena, Thorn mostra il proprio valore eliminando un bieco trafficante di droga, sia per mezzo delle maniere forti sia di una notevole astuzia (e con l’aiuto di una giovane poliziotta meticcia che, s’intuisce, farà breccia nel suo cuore).

È evidente come Saguaro, al netto dei suoi lati oscuri, sia un eroe positivo, vocato alla giustizia e perfettamente iscritto nella consolidata tradizione della casa editrice che lo pubblica. Del resto, benché sia scomparso nel 2011, Sergio Bonelli aveva personalmente approvato questa serie, seguendone passo dopo passo la genesi. L’ideatore di Saguaro, il sassarese Bruno Enna (già sceneggiatore della Disney e di Dylan Dog), è peraltro stato bravo, almeno a giudicare da questo primo albo, ad adottare una narrazione moderna e dinamica tanto nel convulso succedersi degli eventi quanto nei dialoghi mai troppo convenzionali o didascalici. Mescolando i canoni del western e del poliziesco, ha dato vita a un fumetto d’avventura che sfrutta con sapienza un set (l’Arizona desertica) e un periodo storico (gli anni Settanta del Novecento) che ultimamente paiono intrigare non poco chi pratica la scrittura di finzione. Se infatti, cercando tra le ascendenze di Saguaro, è obbligatorio andare indietro di vent’anni e citare il film Cuore di tuono (1992), in cui Val Kilmer è un federale di origine pellerossa che indaga sull’omicidio di un sioux, è soprattutto in epoca recente che le ambientazioni scelte da Enna hanno iniziato a ricorrere con frequenza. Il riferimento è a serie televisive come l’inglese Life on Mars (poi rifatta negli Usa), un poliziesco del 2006 il cui protagonista si ritrova misteriosamente catapultato nei primi anni Settanta; a romanzi come Fuori da un evidente destino (2006) di Giorgio Faletti, in cui un pilota di elicotteri per metà indiano vive in una città ai margini di una riserva navajo; e a fumetti come il bonelliano Cassidy (2010), bella miniserie al centro della quale vi è un fuorilegge che, sempre nei Seventies, agisce tra Arizona e California. Se i disegni di Ritorno a Window Rock, titolo del primo numero di Saguaro, sono di un valido Fabio Valdambrini, l’intero staff grafico promette bene, annoverando nomi come Davide Furnò (anche copertinista), Luigi Siniscalchi ed Elisabetta Barletta.

L’auspicio è che collane come Saguaro, la già citata Cassidy o l’ottima Valter Buio (serie “paranormale” ambientata a Roma e pubblicata nel 2010 dalla Star Comics) rappresentino un’avanguardia destinata a consolidare, nel prossimo futuro, la serialità fumettistica italiana. Se infatti, per ragioni innanzitutto economiche, è per noi molto difficile realizzare serie tv che possano competere con quelle americane (finora c’è riuscito solo quella sorta di miracolo che è il Romanzo criminale di Stefano Sollima), per mezzo del fumetto possiamo toglierci, a livello narrativo, le nostre belle soddisfazioni.

*Articolo apparso originariamante sul quotidiano “Libero” del 30 maggio 2012. Per gentile concessione dell'autore.

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