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Enrique Breccia a Fullcomics 2011: "sono un lavoratore di fumetti"

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[17/04/2011] » Fullcomics 2011 - Giorno 3 - Ore 13.00

In occasione di Fullcomics ecco un’intervista esclusiva al maestro Enrique Breccia, l'ospite d'onore di Fullcomics 2011, colto in un momento di riposo tra uno sketch e l’altro.

Quattro brevi domande e risposte altrettanto sintetiche, ma ricche d’umanità, in attesa di un dialogo più esteso ed approfondito che realizzeremo in seguito. Il maestro infatti si è reso disponibile per una successiva intervista via e-mail, una volta che sarà tornato a casa.

Enrique Breccia, un maestro attivo nei nostri due continenti. Cos’è il “Nuovo Mondo” per lei?

Una potenzialità per il futuro, una speranza di miglioramenti non solo per il fumetto, ma per la società. Anche oggi, anche per noi. Ma è anche un luogo in cui si agitano personaggi pericolosi per il futuro, come ad esempio Chavez, che è espressione di un populismo a parole anti-imperialistico, e nei fatti invece l’esatto contrario

Quanto conta l’essere argentino per il suo modo di raccontare storie?

La storia del mio paese è ricca di contraddizioni. Questo mi aiuta non nel senso di una generica “ispirazione”, ma di un forte e potente stimolo per la mia narrazione. Non solo per la parte grafica, ma per tutta: disegni e tutto il resto. Oltretutto bisogna dire che la storia del mio paese non è conclusa, né ha fatto una volta per tutte i conti col passato, e questo spesso porta a situazioni di conflitto anche nel presente.

 

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Che sapore ha il Sud America?

Il sapore della ricchezza, della diversità. Il sapore di una incredibile capacità di storie da narrare. È un colore che in superficie ha lo sfavillio del turismo, ma che più a fondo ha  la sofferenza, il dolore. Sud America è una storia anche violenta, con alcuni miti da sfatare, come ad esempio quello della cosiddetta “leggenda nera” sull’eredità spagnola. La leggenda del genocidio, dello sterminio operato dagli spagnoli presso le popolazioni indigene è frutto della pubblicistica nordamericana e soprattutto inglese, per screditare la ricchezza del retaggio ispanico nei paesi del Aud America.

Che ricchezze ha trovato nel fumetto europeo?

Devo dire che fumetto argentino e fumetto europeo mi sembrano seguire spesso una stessa regola. Vi è una commistione tra i due mondi, che spesso da vita a grandi risultati. Penso a Hugo Pratt, che pur essendo un autore che ha lavorato in Europa, si è formato in Argentina, e che per me rimane “argentino”. In Italia e in Europa conosco e stimo grandi maestri come Sergio Toppi, Guido Crepax, o Moebius. Purtroppo non posso indicare nomi dei cosiddetti “nuovi autori”, perché - molto semplicemente - non ho tempo per seguire quel che viene pubblicato. Detto bonariamente io sono un “lavoratore di fumetti”, non un “lettore di fumetti”.

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