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L'Editoriale - L’ipocrisia dei premi delle Fiere del fumetto

editoriale premi micheluzzidi Alessandro Bottero

Oggi ho preso Best Movie di giugno, con un grosso articolo sul Comicon, e finalmente ho letto tutti i vincitori. Come, direte voi, non li sapevi? Non eri in trepida attesa di sapere chi aveva vinto i premi Micheluzzi? No. Sinceramente da anni dei premi dati alle manifestazioni di fumetti non me ne frega niente. Al limite quando sono a cena con altri amici fumettisti per passare il tempo chiedo “Chi ha vinto lì?” o “Chi ha vinto là?”, ma trovo che la credibilità dei premi dati alle manifestazioni, specialmente quelle più mastodontiche e mainstream, sia pari a zero. Parere mio, ovvio, ed è anche ovvio che se ne vincessi uno cambierei subito opinione. Ma chiaramente se premiassero me avrebbero ragione. Quindi direi che posso continuare serenamente a pensarla come mi pare.

Chiarito questo dicevo, non sapevo chi avesse vinto tutti i vari premi Micheluzzi. L’ho scoperto oggi, ed ho avuto la conferma a cosa penso: i premi delle manifestazioni a fumetti megacolossal sono il trionfo dell’ipocrisia.

Da un lato infatti abbiamo manifestazioni sempre più mirate a fare numeri, a raccogliere il maggior numero possibile di spettatori, a vendere più biglietti possibile, con un’attenzione che ormai è più rivolta ai fenomeni popolari di cinema, TV, e anche come fumetto al fumetto di presa sul grande pubblico.  Se sfiori o superi le 100.000 presenze ti rivolgi al GRANDE pubblico, che ovviamente ha interessi di facile consumo, diffusi, trasversali, popolari, non “culturaloidi o intellettuali”.

Le megamanifestaioini si rivolgono al pubblico POPOLARE. Sono manifestazioni NAZIONAL-POPOLARI, come Sanremo. Non sono rivolte ai fini intenditori come il Premio Tenco.

Eppure se poi guardi i premi assegnati, le giurie sembrano vergognarsi di questo fatto, e assegnano premi a fumetti che non legge nessuno, a volumi fatti dall’amico dell’amico, con la narrazione criptica, lo storytelling sperimentale, il tratto che chiama il lettore allo sforzo.

Ossia organizzi manifestazioni esplicitamente nazionalpopolari, ma poi assegni i premi con criteri da snob. Come se dovessi fati perdonare questo “degrado culturale”.  Ed ecco che si premiano editori che passano da un mecenate a un altro così da ripianare i debiti accumulati per le scarse vendite, si premiano volumi che hanno venduto una miseria rispetto al fumetto che va in edicola, si premiano autori che mascherano l’incapacità di raccontare storie con la pretesa di fare sperimentazione.

E non mi riferisco solo ai Micheluzzi. Come ho detto la discrepanza tra ESSENZA delle manifestazioni nazional-popolari, e SCELTE elitarie delle giurie che assegnano i premi è comune a molte altre manifestazioni.

Oltretutto ci sarebbe da parlare anche della composizione delle giurie, spesso e volentieri composte da persone che di fumetto non capiscono nulla e servono solo a attirare l’attenzione della stampa, o composte da anni e anni sempre dai soliti amici di amici, che premiano gli amici degli amici.

Ma chi me lo fa fare?

Tanto io leggo quello che mi piace, e così giustamente dovrebbero fare tutti. Premi o non premi.

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