Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Editoriale » Vendere diritti all’estero: quasi sempre fumo negli occhi dei lettori!

editoriale dyd kosovodi Alessandro Bottero

Una leggenda urbana dura a morire è quella per cui vendendo i diritti di un fumetto ad una casa editrice estera che lo pubblica all’estero si ricavino PALATE di soldi, e quindi sia una via sicura per salvare le cose. Non importa se non vendo una sega in Italia o se vendo meno di quel che prevedevo, perché “il mio fumetto X è stato acquistato in Lollolandia, Drugiguzia, Papastria e verrà pubblicato anche in Ciccipiccillonia!”. Inevitabilmente a questo elenco buttato lì con nonchalance dagli autori il lettore che lo legge su internet dice “Ohmammabellaporcapuzzolacheficoevvai! SIAMO FORTISSIMI! Pubblicano XXX in Drugiguzia!!! Era ora che il fumetto itilaano venisse riconosciuto!”. E sotto sotto si è convinti che l’editore della Drugiguzia o della Lollolandia abbia pagato decine di migliaia di euri per poter avere il privilegio di pubblicare X. E si è convinti che nelle strade di Abbocconia, la capitale della Drugiguzia, si trovino enormi poster 9 X 3, che annunciano alla popolazione Drugiguzese l’arrivo di XXX nelle edicole del posto.

Signori, questo è un film che vi siete fatti nella testa. La realtà è un'altra. La realtà è che la vendita e l’acquisto dei diritti dei fumetti in giro per il mondo segue delle regole precise, note a TUTTI gli addetti ai lavori, e che chiariscono perfettamente quanto può ricavare un editore dalla vendita dei diritti di XXX all’estero, ossia poco o quasi nulla.

Tanto per chiarire sono circa quattordici anni che discuto dell’acquisizione di diritti di fumetti per pubblicarli in Italia con editori Italiani, francesi e anche spagnoli, quindi qualcosina la so. Nella stragrande maggioranza dei casi per gli editori francesi e americani la regola è la seguente: se Alessandro Bottero vuole prendere i diritti di XXX per pubblicarlo in Italia si rivolge a un agente o direttamente all’editore.. L’agente dice se il fumetto è libero. A questo punto si passa alla proposta. Per formulare una proposta tale per cui non ti ridano dietro il parametro è questo:

bisogna dare un anticipo sulle royalties, e si devono pagare gli impianti di stampa.

L’anticipo lo calcoli così: l’8% del prezzo di copertina, ossia la royalties, moltiplicato per un numero di copie che per gli editori americani è metà tiratura, per gli editori francesi in certi casi se è la prima volta che lavori con loro arrivaal 100% della tiratura. Ossia, se io non ho mai pubblicato mai nulla di francese e chiedo alla Delcourt un suo libro, la Delcourt per darmelo vuole che io PRIMA di venderlo in Italia le paghi il 100% delle royalties, come se avessi venduto l’intera tiratura, ogni singola copia.

Cosa vuol dire? Che se io volessi fare Vedove, un fumetto pubblicato da un editore francese, devo dire a questo editore “lo metto a 10 euri, e ne stampo 3.000 copie”. L’editore francese per darmi Vedove vuole l’8% di 10 euri, ossia 0.80 per 3.000, pari a 2.700 copie. Più altri mille euro più o meno per i gli impianti di stampa. Siccome io so che in Italia è impossibile che io venda il 100 della tiratura, dico all’editore “Crepa.” E lui ha perso un cliente. Se gli dico che ne stampo 2000 devo dargli 16.00 euro, e se ne stampo 1.000 devo dargli 800 euro.

Se invece Vedove lo chiedo a un americano, siccome l’8% lo devo dare come anticipo solo su metà tiratura, se ne stampo 1.000 copie (tiratura media in italia per un volume americano venduto in FUMETTERIA), caccio 400 euro e passa la paura.

So per certo che i diritti dei volumi di Jodorowsky si potevano prendere dagli Humanoid per circa 2300 euro in tutto per realizzare un albo da 96 pagine da pubblicare in Italia. E parliamo di Jodorowsky, non dell’ultimo arrivato.

Certo, poi magari arrivano le variabili impazzite che dicono “Bottero ti offre 1.000 dollari per XXX? Siccome a me Bottero sta sul cazzo e voglio TOGLIERGLI quel diritto io ti offro 10.000 dollari.”. E a questo punto le regole saltano. Ovviamente l’editore da’ il diritto a quello che offre 10.000 dollari mica è scemo, e chi offre 10.000 dollari ha una sua logica: vuole imporsi nel mercato; vuole che all’estero lo considerino ricco e solvibile; vuole infrangere l’aura di invincibilità di qualche editore concorrente; e così via. Ovviamente, avendo a disposizione una liquidità molto capiente è facile offrire 10.000 dollari per una miniserie lievemente minore di un autore idolatrato dal pubblico, così da poter dire “Vedete? Io pubblico XXXX, quindi il mio brand è figo!”

Ma torniamo alla vendita all’estero. Io conosco molto bene i canali attraverso cui i soldi vanno al’estero e i fumetti vengono in Italia. So ad esempio quanto chiede l’agente che gestisce i prodotti spagnoli che escono sulle riviste dell’Aurea, perché quando gli ho chiesto quanto costavano dei diritti, l’agente mi ha detto che il suo prezzo era 50 euro a pagina, e aveva un buon cliente in Italia che glieli dava. Se uno fa due più due ci arriva da solo. Anche qui: se io ti offro 50 euro a tavola pur di non avere problemi, le regole saltano. Perché un agente francese o spagnolo dovrebbe smettere di dare i prodotti a chi glieli paga 2400 euro per storia completa di 48 pagine senza battere ciglio? Non avrebbe senso se smettessero di farlo. Al’agente cosa gliene frega di quanto vendano i fumetti in Italia? L’editore X paga? E tanto mi basta.

Ma torniamo in carreggiata. Se conosco e so come ci si comporta quando si ACQUISISCONO fumetti, ritengo del tutto corretto e plausibile che invertendo la direzione le cose non cambino. Quando cerchi di vendere un prodotto italiano all’estero la regola generale è sempre la stessa: l’editore X ti farà un’offerta basata sulla SUA tiratura (o la tiratura che lui ti dice di stampare) e sul prezzo che LUI mette al prodotto. Certo, se sei fortunato puoi trovarti dall’altra parte della barricata ed arriva un editore nuovo e danaroso che dice “Lo voglio. Ecco 10.000 dollari. Dammelo, così quel’altro non ce l’ha!”, ma è un po’ difficile. La Bonelli ha provato ad andare in Francia, negli USA, e sempre senza esito. Quando credete abbia incassato la Bonelli dalla versione dei suoi fumetti pubblicata dalla Dark Horse? Milioni di milioni di milioni di euro (all’epoca lire)? O bene che va qualche migliaio? Ken Parker vende benissimo in Brasile. E in Italia affluiscono milioni di euro per gli autori? Lo spero, ma ne dubito.

Allora se Vedove viene venduto all’estero significa poco o quasi nulla in termini economici, perché così come le case editrici estere non si arricchiscono dalla vendita del singolo prodotto, così accade anche per l’editore italiano di Vedove. È sicuramente un TOT in più che si aggiunge e che fa sempre piacere ed unito a tanti altri piccoli TOT contribuisce a far andare avanti la baracca, ma il fatturato di Vedove non si raddoppia SOLO perché un editore tedesco lo pubblica.

Direi proprio di no.

Esempio concreto. La casa editrice Lavieri pubblica da anni i volumi di Arkas, uno dei migliori autori di fumetti greci. Sono libri bellissimi e COL TEMPO se ne sono anche vendute un numero di copie niente male. Ma COL TEMPO, e spalmando questo numero su quasi una decina di volumetti. Sono pronto a scommettere che Arkas non si sia costruito la casa nuova grazie alle vendite dei suoi libri in Italia. Nella vita reale la vendita di un fumetto X ad un editore estero perché lo pubblichi nel suo paese è una soddisfazione certo, ma come rientro economico incide assai poco. Molto diverso è se parliamo di TRASPOSIZIONI del fumetto X in film, cartoni animati videogiochi o merchandise. Allora il discorso cambia totalmente.

Ma se ci limitiamo alla vendita dei diritti per i mercati editoriali di altri paesi, per favore…. non prendiamo in giro i lettori facendogli credere che sia il Santo Graal.

Nell'immagine tratta liberamente dalla rete: un numero dell'edizione kosovara di Dylan Dog.

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