Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Editoriale » I Mali Oscuri dell’editoria n.2: I Lettori

grafico-editorialedi Alessandro Bottero

Tempo fa nel corso della querelle che ha coinvolto alcuni soggetti della filiera commerciale del fumetto mondo (lettori-fumetterie-distribuzione), abbiamo espresso una considerazione circa il rispetto che si deve al mattone base del commercio di fumetti ossia il lettore, colui che concretamente immette i suoi soldi in circolo, acquistando i volumi. Allora perché oggi ne parliamo come se fosse un Male Oscuro? Perché spesso e volentieri i lettori sono quanto di peggio possa esistere nel mondo editoriale. Non sempre, e sicuramente il loro essere rompiBEEEP non è consustanziale al loro essere lettori, ma alzi la mano un editore/addetto ai lavori/autore/negoziante che non abbia mai pensato nemmeno una volta “Madonna benedetta dell’incoronata di Trani, ma perché questo scassaBEEP di lettore non la pianta di arranzare la cippirimerla?”

Tutti, e intendo proprio tuttituttitutti, almeno una volta abbiamo avuto modo di renderci conto che la frase “il cliente ha sempre ragione”, è una delle più grandi cazzate (non uso eufemismi, così si capisce subito cosa intendo) che sia mai stata detta. Il cliente (o lettore) ha sempre ragione, quando ha ragione. Quando ha torto, o dice idiozie, non ha ragione solo perché è cliente. Invece moltissimi credono che solo perché hanno comprato un fumetto (o un libro, o un disco, o qualsiasi altra cosa che deriva da un passaggio di denaro da A a B) allora per mandato divino-economico sono diventati esperti di TUTTO quello che riguarda quel fumetto:

- come è stato scritto;

- come è stato disegnato;

- come è stato stampato;

- come è stato promosso;

- come si inserisce nei programmi della casa editrice;

- come lavora la casa editrice che lo pubblica;

- cosa voleva dire l’autore;

- cosa NON voleva dire;

- cosa intendeva l’autore, ma non l’ha detto chiaramente ma solo per allusioni;

- che persona è l’autore, se è una persona da rispettare o uno stronzone, o uno ormai bollito, o uno di cui bisogna solo avere pietà.

Ecco, spesso il lettore (un certo tipo di lettore, ampiamente diffuso) , solo perché paga 3 euri circa per comprare un fumetto in edicola ritiene di avere il diritto di pontificare su cose di cui non sa assolutamente nulla, se non quei cliché che i frequentatori dei forum e dei vari luoghi del fumettomondo virtuale si rimpallano l’un  l’altro, fino a farli diventare la verità, perché “lo dicono tutti”.

Il lettore merita grande, immenso rispetto perché è colui che paga, ma lo merita fintanto che fa il lettore. Non quando si improvvisa esperto di cartotecnica, o di strategie editoriali, pretendendo di insegnare il mestiere a chi si fa un mazzo tanto per far quadrare i conti e tenere in vita una casa editrice.

Sei lettore, compri, leggi e mi dici se ti è piaciuto o no. Mi dici i TUOI motivi per cui non ti è piaciuto, ma non puoi né devi pretendere di avere sempre ragione su tutto e soprattutto non puoi né devi pretendere che i tuoi gusti siano la verità. Nemmeno i gusti di 10 milioni di lettori fanno la verità, perché la verità oggettiva non è democratica. Non si stabilisce contando i voti. Se dieci milioni di persone dicessero che Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller è una merda, e rimanessi solo io a dire che è un capolavoro, io avrei ragione e dieci milioni di persone direbbero una fesseria. La verità non si stabilisce contando i numeri, sennò il dissenso dalla maggioranza è di per se immorale perché va contro la VERITA’. Quello che fa la maggioranza è stabilire la popolarità o il gradimento di una cosa. Non se sia giusta o vera.

Il lettore può dare un giudizio emotivo (mi piace). Al limite si può arrivare ad un giudizio estetico (mi piace perché è bello), ma poi stop. Se vuoi andare oltre, e ad esempio criticare le metodiche di vendita, o distributive, o cartotecniche passando quindi a livelli diversi dall’emotivo o dall’estetico, devi sapere di cosa parli. Discettare di grammatura di carta, di foliazione, di confezioni, legando poi il giudizio precedente alla lettura a questi dati è una idiozia. Non lo compro perché ha la copertina plastificata, o non lo compro perché è spillato/ perché non ha i neri pieni/ perché la confezione è più piccola dell’originale/ perché non è stato promosso come si deve dall’editore sono motivazioni che non hanno senso.

 Sei un lettore? Allora non compri una cosa perché:

- non la conosci e non hai voglia di conoscerla

- conosci l’autore perché hai letto altre cose sue e lo trovi pallosissimo;

- l’argomento non ti interessa;

- costa troppo e non hai i soldi;

- costa troppo e decidi di usare i tuoi soldi per compare altro;

- non voglio dare i miei soldi all’autore/editore per motivi personali.

Il Lettore ragiona così. Non “non lo compro perché non ha le bandelle.” Solo gli snob rompiciccipicci non comprano un libro per motivi cartotecnici o di linea editoriale.

Purtroppo l’esplosione dei blog/forum/facebuch/socialnetuorch ha dato spazio a persone che credono che diritto alla libertà di parola ed espressione  sia l’equivalente a dico quello che cazzo mi pare, versando letame sul lavoro altrui perché sono un cliente e ho sempre ragione. E invece non è così.

Il Male Oscuro dell’editoria che è il lettore consiste nel non voler accettare che non siamo tutti uguali. Non siamo tutti amici. Non siamo tutti una grande famiglia felice, per cui siccome io compro le cose che scrivi/disegni/pubblichi allora posso permettermi di parlarti come se avessimo mangiato assieme fin da quando eravamo piccoli.

Io Editore, Tu Lettore. Io vende, tu compra. Se tu no piace, tu no compra, io niente soldi, io fallisce.

Ma se tu compra tu no rompere ciccipicci parlando di cose di cui tu no sa nulla, che poi tu pretende di avere ragione e se io prova spiega cose perdo anche tempo perché tu zuccone.

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