Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Editoriale » Vendicatori contro X-Men: una riflessione politica

avengers-vs-xmendi Alessandro Bottero

ATTENZIONE SPOILER: in questo editoriale viene rivelato come finisce l’evento Marvel Vendicatori contro X-Men, attualmente in corso di pubblicazione da Panini Comics. Se continuate a leggere poi non rompete i BEEEEP col fatto che viene rivelato il finale. È una vostra decisione. Se continuate, lo scoprirete, se non volete sapere come finisce, smettete qui, ora, adesso subito.

Siete ancora qui? Perfetto. A questo punto siete stati avvisati, e se continuate a leggere mi ritengo sollevato da qualsiasi responsabilità nei vostri confronti. Sapete a cosa andate incontro, e quindi niente piagnistei alla “mammaaaaaa, Fumetto d’Autore mi ha detto come va a finire! Sono cattiviiiiii!!!!”. Tanto più che in america Avengers vs.X-Men è finito da quasi due mesi, e quindi è del tutto lecito COMMENTARE e RIFLETTERE su una cosa ormai FINITA.

Diciamolo subito: vincono i Vendicatori. Ma prima di questo gli X-Men riescono quasi a vincere, poi Ciclope resta l’unico a possedere l’energia della Fenice, sbrocca, uccide il Professor Charles Xavier, e alla fine  lo catturano. Viene imprigionato come criminale ed assassino, e anche Emma Frost viene imprigionata. Kitty Pride si diverte a dire ad Emma quanto sia una zoccolona che ha rovinato il suo amico Scott, e Emma risponde molto signorilmente “schiatta”. Ma alla fine succede una cosa inequivocabile: i mutanti tornano a nascere sulla Terra. L’energia della Fenice ha ridato vita alla razza mutante.

In sintesi questi sono i fatti (alcuni sono apparsi nella miniserie-epilogo AvX Consequences,  fondamentale per capire fino in fondo le implicazioni di questa mega-scazzottata e lo status quo del nuovo reboot delll Marvel).  Come si capisce benissimo tutto prende il via da House of M, e dal quella BEEEPzzata fatta da Wanda, quando ha detto “niente più mutanti”. Sono anni che la Marvel cercava un modo per annullare quello che all’epoca era sembrato un colpo di genio, ma che in realtà si era rivelato un vicolo cieco. 198 mutanti rimasti in tutto il mondo erano una cosa senza senso. Ma non solo logicamente. Parlo a livello di mero commercio e vendita di fumetti. Ma come... hai imposto un parametro narrativo che ha dominato per decenni con i MUTANTI. Sei riuscito addirittura a far sì che nell’immaginario dei lettori di fumetti mutante si identifichi con casa editrice Marvel, al punto che la tua storica rivale la DC Comics quasi non osa usare questo espediente per spiegare i poteri dei suoi personaggi, e si inventa il fatto del gene meta-umano, per cui alcuni esseri umani potrebbero in condizioni particolari sviluppare poteri speciali, tutto pur di non usare la parola mutante. Ossia, sei riuscito a sviluppare un trademark virale su una parola di uso comune, quasi un copyright indotto, e butti tutto nello sciaquone e tiri la catena perché una ragazza (Wanda Maximoff) ha un crollo nervoso? 198 mutanti significa niente più miniserie su nuovi mutanti che spuntano fuori all’improvviso. Significa niente più avversari e/o criminali riconducibili a uno schema familiare ai lettori. Insomma significa applicare il metodo Tafazzi al patrimonio dei contenuti della casa editrice. Però è successo. E però adesso bisognava cambiare. Ma come fai? Ti serve un evento. E quindi lo costruisci. E quindi lo prepari. E quindi lo tiri per le lunghe anni e anni, fino ad arrivare alla cosa più semplice e prevedibile del mondo: le cose tornano come prima, con mutanti che piano piano ritorneranno al loro numero solito.

Ma questo è solo l’aspetto commerciale. Perché dicevo riflessioni politiche? Perché il discorso (e qui va dato atto alla Marvel di aver affrontato un tema abbastanza scomodo) è che Ciclope ha ragione. Ciclope nei fatti ha vinto. È vero: l’ordine costituito l’ha battuto ed imprigionato (ed è ironico che a capo di questo ordine costituito ci sia Capitan America, che in una situazione analoga ossia Civil War invece si era scontrato con Iron Man finendo lui dalla parte del crimine), ma nei fatti ha vinto.

Perché dico che ha ragione? Perché la razza, o se non vi piace la parola razza, diciamola comunità, il gruppo sociale, la FAMIGLIA di Ciclope stava per estinguersi. 198 membri di una tribù (anche meno perché qualcuno è morto da House of M a oggi) e la condanna di non vedere nuovi membri nascere significano morte CERTA di quella tribù. il punto di non ritorno è già stato superato. In questa condizione chi può negare al capo della tribù  nei fatti condannata a morte certa e a sparire, di usare ogni mezzo pur di assicurare la sopravvivenza alla sua gente? Lenin diceva la rivoluzione non è un pranzo di gala. Bene... La sopravvivenza della specie nemmeno. E tutti i mutanti che nel corso della storia hanno detto “No, Ciclope, dai. Non puoi. Ma che ti sei messo in testa? Così non si fa…” sono dei traditori della loro comunità, e minimo minimo si meritano un pernacchio. Wolverine, Kitty Pride, e tutti i mutanti bravi, rispettosi delll leggi e collusi al sistema, si sono rivelati solo zerbini dello status quo.

Ciclope aveva ragione a tentare ogni mezzo. Può aver sbagliato nei modi, ma il fine è stato raggiunto. Se Kitty Pride potrà insegnare ad una scuola di giovani mutanti, da qui a vent’anni, sarà per merito di Ciclope, non certo per merito di chi voleva distruggere la Fenice nello spazio.

Quindi cosa ne ricaviamo dalla lettura di tutta l’opera? Che se vuoi salvare una specie, non lo fai con i dibattiti o obbedendo a un comitato governativo che ti dice cosa fare.

E soprattutto che quando uno si trova dall’altra parte della scrivania (in questo caso Capitan America, tanto per fare un nome) spesso e volentieri cambia modo di vedere le cose. Quando era lui contro il sistema era giusto ribellarsi. Quando lui è il sistema, allora bisogna ubbidire e fare i bravi.

Meno male che c’è Magneto…….

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