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L'Editoriale » Dopo Mantova, Cartoomics: e il 2011 inizia a scricchiolare...

cartoomics-2011di Alessandro Bottero

Dopo Mantova Comics ecco che l’inesorabile macchina delle manifestazioni a fumetti procede inarrestabile. È stato ora il turno di Milano Cartoomics, una delle manifestazioni più longeve del calendario nazionale. Ricordo edizioni vissute con la Play Press, con la Mondo TV, con la King Comics, e come semplice turista. Quest’anno sono passato solo domenica 13,  per partecipare all’incontro di presentazione/promozione di N.O.X. – Squadra Speciale Europa, la miniserie che scrivo per la Star Comics, e che debutterà in edicola il 18 maggio. Ho partecipato all’incontro, e ho girato la mostra in lungo e in largo per tutta la giornata, quindi un’idea abbastanza approfondita me la sono potuta fare.

Primo dato: buona parte delle facce erano presenti anche a Mantova, due settimane prima. Sia a livello di editori, che di negozianti.  E probabilmente le stesse facce le rivedrò almeno altre due o tre volte nelle prossime manifestazioni, prima che finisca questa tornata di incontri. E questo significa che nell’arco di tre mesi circa (fine febbraio-fine maggio) per chi intenda partecipare in modo sostanzioso al circuito di manifestazioni del fumetto si preannuncia un esborso che possiamo stimare attorno agli 8/10.000 euro, tra costi degli stand, viaggi, alberghi, e sussistenza. Questo significa che se a fine giugno non hai incassato dalle manifestazioni almeno 15/20.000 euro, il 2011 inizia male, ma proprio male male male. Mantova non è andata bene, e lo sappiamo tutti, viste anche le lettere di lamentele. Milano?

Secondo dato: ho parlato con una decina circa di espositori (negozianti ed editori), e tutti mi hanno detto che hanno incassato meno di quello che si aspettavano. In particolare uno mi ha detto: «quello che mi fa impazzire è che a Mantova ho incassato più che a Milano». O anche (altro commento di un altro espositore): «L’anno scorso presentavo un volume. Beh, ho incassato più l’anno scorso con quel volume, che quest’anno con tutti quelli che ho sul bancone».

Ma perché non si vende? C’era poca gente? No. Non sarebbe corretto dirlo. È vero che la distribuzione del pubblico era molto a macchia di leopardo. In alcuni punti non si riusciva a camminare, mentre in altri non passava nessuno. La zona cosplay/giochi elettronici era una bolgia. La zona editori puri vagamente un mortorio. I prezzi del cibo erano elevati?  Non tanto. A parte caffè e panini, che più o meno costavano quanto costano dappertutto, una cosa curiosa era che i Noodles, alimento ormai base del nerd squattrinato, qui a Milano costavano 2,30 a confezione, contro i 3 euro di Mantova. E l’acqua bollente per prepararli è gratis, a differenza di quei LADRI della Nuova Fiera di Roma, che te la fanno pagare 50 centesimi a confezione (non mi stancherò mai di ripetere che a Romics il fatto che si debba pagare l’acqua bollente per preparare i Noodles è un modo meschino per spillare soldi alla gente.). Il vero colpo mortale al potere d’acquisto delle persone lo dà il costo del biglietto. 12 euro per entrare. DODICI euro. Non so se mi spiego. Due settimane prima a Mantova il biglietto costava 8 euro, cifra sempre elevata, ma che almeno ti lasciava in tasca 4 euro. Signori, bando alle ipocrisie e ai sofismi. 12 euro per entrare in una manifestazione dove ci sono espositori che VENDONO oggetti è troppo. In questo modo si riduce in modo spaventoso la possibilità di spendere soldi una volta entrati. E quindi la gente non comprerà. Secondo me (opinione populista e probabilmente stupida, ma la dico lo stesso) il prezzo di una manifestazione dove sono presenti espositori che VENDONO deve essere il più basso possibile, e in ogni caso mai superare i 5 euro. Infatti in questo modo, nei fatti anche se a parole lo nego, io organizzatore non aiuto gli espositori che vengono e pagano gli spazi che occupano. Anzi. Io organizzatore colpisco alla base la possibilità di spendere di chi viene, prelevandogli 12 euro dal portafogli. Ecco perché poi la gente non spende. Perché ha GIA’ speso.

Non voglio dire che il prezzo del biglietto sia l’unico motivo per cui la gente non spende, ma credo che sia una delle concause principali. E questo anche per un altro motivo

Cartoomics è un tipo di mostra per così dire "stanziale". ossia che si nutre di un bacino di utenti residenti nel posto in cui si tiene la manifestazione (Milano, Torino e Roma sono i tre esempi perfetti). La gente viene a Cartoomics, (ma anche a Romics, volendo) per “passare il pomeriggio”. Cartoomics è uno tra i vari modi con cui trascorrere il pomeriggio, o la giornata, a Milano. Quando una fiera invece non ha come bacino di utenza quello del posto, ma la maggioranza dei partecipanti arrivano da fuori, chi viene non lo fa per “passare il tempo”. Viene con le idee ben chiare, e soprattutto viene per spendere, non per passeggiare. Questo fatto prescinde da CHI organizzi la mostra. Il pubblico è stanziale, sia che Cartoomics la organizzi Ciccio, sia che l’organizzi Agrazio. Agrazio può ritenere Ciccio un buono a nulla, ma il pubblico che viene a Cartoomics è sempre lo stesso, con i pregi e i difetti.  Ma chiudiamo questo discorso.

Cartoomics non è stata però solo lacrime e stridore di denti sui soldi versati. È stata anche interessante, per più di un motivo. Ho fatto una bella chiacchierata con Andrea Voglino, ideatore e curatore del progetto Gang Bang, che uscirà in autunno per il Manifesto, e ci siamo lasciati con la promessa di un’intervista. Altra intervista futura sarà con la casa editrice ReNoir, in occasione dei fumetti tratti dai romanzi di Guareschi, con protagonisti Don Camillo e Peppone. Altra vittima sarà il gran capo della 001, con cui parleremo di Eternauta, Little Nemo, e altre cosette.

Tra le varie cose che ho visto vi consiglio Moving Pictures di Kathryn e Stuart Immonen, bellissimo volume pubblicato dalla NPE. Veramente molto bello.

Ma la macchina delle manifestazioni non si ferma mai. Questa settimana tocca a Roma Comics, 18-19-20 marzo al Palalottomatica a Roma. Faremo un salto anche lì e vedremo che aria tira. Ho già qualche sospetto, ma spero veramente di essere smentito.

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