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L'Editoriale » I nuovi Beati Paoli del fumetto italiano: tra immaturità, ingenuità e un contratto tipo che non serve a nessuno

beatipaoliMa fare qualcosa di davvero concreto è possibile: mettere da parte il contratto tipo in favore della  nascita dal primo gennaio 2011 di una Associazione Fumettisti con Ivo Milazzo primo Presidente.

di Giorgio Messina

Stati Generali, Tavola Rotonda e Stanze Segrete hanno messo in luce, in questi mesi una generazione di fumettisti piuttosto incompiuta e immatura. Se ne critichi le iniziative o i libri che producono ti rispondono che è “polemica sterile” e le critiche vengono liquidate indicando che il critico è invidioso di chi sta criticando (nel migliore dei casi) o ha qualcosa di personale contro chi sta criticando (nel peggiore dei casi)..

Insomma una generazione che non è abituata alle critiche, figlia di dieci anni di critica di settore on line che si è arrogata il diritto di sapere cosa interessa o meno al lettore e che distribuisce recensioni con quattro stelline a tutti, una mezza in più agli amici e che dei libri brutti  o delle iniziative che zoppicano è meglio non parlare se no si rischia di fa qualche nemico che poi non ti saluta per i corridoi e le strade di Lucca oppure, c’è il pericolo che l’editore per cui un giorno si vuole andare a lavorare chiuda la porta in faccia al critico in attesa di collocazione nel mondo lavorativo del fumetto italiano. Ma c’è di più., Questa è anche una generazione che non solo non è abituata alle critiche ma non vuole nemmeno essere criticata, figlia, in questo altro caso, di quel grande inganno che molti ambigui personaggi che gravitano nella periferia del fumetto italiano predicano per interesse personale: siamo tutti sulla stessa barca, siamo tutti uguali perché l’obiettivo di tutti è il fumetto e la sua diffusione.

Eppure basterebbe sfogliare l’ultimo Mega o l’ultimo Anteprima per rendersi conto della complessa eterogeneità del mondo del fumetto italiano in cui coabitano e coesistono molteplici realtà come Sergio Bonelli Editori, Magic Press, Panini, Planeta, ANAFI, Centro Fumetto Andrea Pazienza e Bottero Edizioni, solo per fare alcuni esempi. E così gli autori riuniti in segreta assemblea, manco fossero i nuovi Beati Paoli dell’editoria a fumetti, non si rendono conto che lo strumento che hanno scelto per dire la loro nel settore, cioè la stesura di un contratto tipo da proporre agli editori, è un fallimento prima ancora di vedere la luce perché un contratto tipo, per quanto sia ben vergato, non potrà mai abbracciare tutte le infinite variabili del rapporto autore-editore che è diverso in ogni realtà editoriale della variegata galassia del fumetto italiano.

Gli autori poi, ingenuamente, non tengono conto di un altro aspetto. Le case editrici dalla più grandi alle più piccole hanno già tutte un contratto tipo confacente alle proprie esigenze che sicuramente è costato tempo e denaro in consulenze specialistiche di commercialisti e avvocati. Immaginate, tra sei mesi, quando il contratto tipo sarà pronto l’autore del caso che va dall’editore X e con aria fiera dice: “ora che mi hai detto che vuoi pubblicare il mio libro, questo è il contratto tipo che io vorrei firmare”. La risposta diplomatica che immediatamente riceverà l’autore sarà: “bene, lasciamelo, ora lo faccio vedere al mio avvocato e poi ti farò sapere”. Dopo qualche giorno, non ci sarebbe da stupirsi, se l’autore del caso riceverà una mail o una telefonata da parte dell’editore su questi toni: “Guarda, ho parlato con l’avvocato a cui ho fatto vedere il contratto che ci hai proposto e mi ha detto che il contratto che ti proponiamo noi va benissimo per le reciproche esigenze e copre tutte le condizioni e le clausole che noi possiamo accontentarti”. A questo punto all’autore non rimangono che due scelte. O firma il contratto che ora gli propone l’editore (ma sempre stando attendo che vi siano indicate tutte le condizioni previste dalla legge del diritto d’autore vigente in Italia),oppure potrà fare il duro e il puro e puntare i piedi sul proprio contratto tipo e scegliere di fare sfumare la pubblicazione con l’editore interpellato in nome del contratto tipo che ha deciso di sposare fino in fondo. All’autore che decide di essere duro puro non rimane a questo punto che rivolgersi ad un altro editore nella speranza che il prossimo interpellato accetti il suo contratto tipo. E se la scena descritta prima dovesse ripetersi anche con gli altri editori, sarebbe il fallimento del contratto tipo e il tempo impiegato per redigerlo sarebbe stato inutile.

Nel caso, invece, che l’editore accetti il contratto tipo, subentra un'altra considerazione. Quando il contratto tipo proposto dagli autori sarà una realtà, chi sarà l’avvocato che garantirà la correttezza giuridica di questo contratto tipo?

A questo punto  si può continuare a fare costituenti elitarie su invito per redigere un contratto inutile oppure fare qualcosa di davvero concreto e l’unico discorso serio veramente costruttivo che potrebbero fare i Beati Paoli guidati da Stassi sarebbe quello di evitare inutili riunioni da novelli templari della contrattualistica di settore e dedicare tutte le loro energie nell’accelerare i tempi per creare, organizzare e fare partire davvero una nuova Associazione Fumettisti e appoggiare da subito e con tutti i mezzi possibili la campagna del disegno di legge promosso da Ivo Milazzo per la modifica del diritto d’autore in favore dei fumettisti

Il Maestro Milazzo sarebbe perfetto per essere il primo Presidente di una Associazione Fumettisti degna di questo nome. Milazzo incarnerebbe le battaglie degli autori di ieri, di oggi e di domani. Sarebbe il garante del fare concreto che non ha bisogno di stanze segrete o di affiliazioni elette particolari ma che vuole davvero il bene del fumetto e di tutti i suoi autori.

E se i Beati Paoli lasciassero un attimo le loro stanze segrete per rivolgersi ad un commercialista, saprebbero che il primo gennaio 2011 è il momento migliore per aprire una nuova Associazione Fumettisti…

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