Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Editoriale. George Romero

romeroDi Alessandro Bottero

Dopo Alan Altieri un altro grande narratore ci ha lasciati. Dico narratore e non regista perché George Romero era un narratore per immagini, uno che sapeva raccontare una storia. Romero è morto il 16 luglio di questo 2017, ultimo grande  regista horror a svanire tra le quinte. L’horror è un genere molto  particolare. È delicato.  Basta un nulla per  tramutarlo in farsa o schifezza. È complesso . Non basta  il sangue o la violenza. Volendo essere  squisitamente tecnici  il gore o lo splatter non sono horror, sono altre cose. E film o narrazioni di ultraviolenza non sono horror. Sono altre cose.  L’Horror è un qualcosa di al tempo stesso preciso e indefinito. Quando  si ha di fronte il vero horror  lo si riconosce senza sbagliare. È un qualcosa di autoevidente. Lo vedi e lo riconosci per quel che è in se stesso. Se vogliamo l’horror è un genere che non deriva da altri generi, non è un sotto genere di questo o quello. È un genere archetipo, e in quanto tale tocca le corde del nostro inconscio. L’horror  è impalpabile e  spesso agisce più per  evocazione, per allusione, per  suggerimento più che per  evidenza  sguaiata.

Quando Romero debuttò nel 1968  con il suo primo  film LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI usò proprio questi elementi – allusione, evocazione, suggerimento – per dare vita a un filone che ancora oggi a 49 anni di distanza  è vivo e vegeto, ossia lo Zombie Movie.

Il primo film di Romero codifica il nuovo modo di vedere i non morti, oltrepassando i limiti delle mummie egizie riportate in vita da incanti o amuleti, per far deflagrare nell’immaginario collettivo  una serie di elementi  che da quel momento in poi non  si cancelleranno più.

Con quel primo film Romero  infatti  definì le coordinate di tutte le opere narrative (letterarie, cinematografiche, a fumetti, televisive) che utilizzano zombie.

Prima cosa: non esiste una spiegazione scientifica  (come nel caso di Frankenstein) o magica (la Mummia) del perché gli Zombi  esistano.  Nel primo film   vi sono vaghi accenni a un possibile virus spaziale, ma sono solo  elementi pseudoscientifici inseriti per  rassicurare produttori e  spettatori. In realtà nel nuovo universo zombie  creato da Romero e in cui noi tutti viviamo da quasi 50 anni  non esiste spiegazione per gli Zombie. Gli Zombie esistono, punto e basta. Basti pensare che né Walking Dead, né Crossed (le due ultime  esplorazioni sul tema) hanno mai  dato una “spiegazione” agli Zombie. L’esistenza della cosa è spiegazione in se stessa.

Seconda cosa: gli Zombie sono un elemento che quando appare lo fa su scala globale. Non è più un horror circoscritto alla Casa stregata, o al Laboratorio. Gli Zombi da Romero in poi sono sempre un’INVASIONE zombie.

Terza cosa legata alla precedente: col loro essere un’invasione gli Zombie  cambiano  irreversibilmente e profondamente il mondo. Nell’universo Zombie  di Romero   esiste un prima Zombie e un dopo Zombie, e  anche se l’uomo sopravvive  e sconfigge la minaccia degli Zombie  la società ormai è cambiata in modo irreversibile.

Ovviamente questi elementi non sono tutti presenti in modo esplicito nel primo film di Romero. Erano presenti in modo  chiaro ma  seminale, e poi si sono sviluppati e codificati lentamente nel corso di questi anni, e soprattutto negli altri film che il regista dedicò a questo tema.

Però si può dire benissimo che se oggi vediamo The Walking Dead alla TV è perché Romero realizzò il suo film, e se leggiamo il fumetto The Walking Dead è perché  Romero  nel 1968 realizzò  il suo film.

E la cosa interessante è che Romero nel suo film di 49 anni fa fu molto più intelligente,   duro,  e critico verso la società  di quasi tutti i suoi  epigoni. Quando nella sequenza finale il sopravvissuto negro  mostra la testa  e lo vediamo inquadrato nel mirino del fucile di un poliziotto che gli spara credendolo  uno dei cattivi solo perché negro, Romero  con una sola sequenza dice tutto sul razzismo  che  nel 1968 era ancora  presente negli Stati Uniti (e lo è ancora oggi) . Per la polizia infatti  gli Zombie sono un pericolo inventato, mentre un negro con un fucile  è una minaccia all’ordine costituito da eliminare subito, e magari fare domande dopo.

Romero ci ha lasciati. A volte ha fatto film discutibili, a volte ha girato pellicole  per chiari motivi economici. Ma pochi autori come lui possono vantare di aver  reinventato da cima a fondo un genere, facendo sì che per cinquant’anni  tutti coloro che si sono accostati al genere da lui  reinventato seguissero le sue impronte.

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