Fumetto d'Autore ISSN: 2037-6650
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L'Editoriale » L’editoria digitale non salverà un bel niente

editoriale-fuoriorariodi Alessandro Bottero

Leggo con piacere che qualcuno riconosce che i dati di vendita dati qualche tempo fa per alcune testate Bonelli erano sostanzialmente corretti. Noto anche che da questa ammissione nessuno ha tratto la conseguenza che forse anche i dati detti in altre occasioni erano corretti, ma si sa…ammettere di aver sbagliato è una cosa che possono permettersi solo le persone davvero di classe. Leggo anche un sacco di arrampicate sugli specchi da amministratori di forum che avevano detto che dicevo cose false, e ora invece fanno "gné gné" dicendo che è il modo come le diciamo le cose che non gli va bene. Vabbé, l’infantilismo è una malattia diffusa. Non posso essere certo io a guarirla.

Il punto più interessante di tutto il discorso invece è un altro: la soluzione al calo invincibile e continuo di lettori è il ricorso al formato digitale. Se le case editrici faranno i fumetti in digitale tutto andrà meglio. Beh, questa IDIOZIA io la sento ripetere da almeno dieci anni, ossia da quando hanno iniziato a circolare fumetti su Internet e a poterli leggere su schermo, e a sostenerla erano (e sono) sempre persone che si sono comprate iPad, Tablet, e altro e, innamorate del loro aggeggino, tuonano perché il mondo si converta e invece di dirgli “Ma mio caro amico, e io dovrei spendere 700 euro per leggermi un fumetto su un iPad, quando con tre euro e cinquanta me ,o leggo di carta? Ma mi hai preso per coglione?” riconosca la loro visione profetica (e forse anche sostenuta da regalini fatti dalle case produttrici degli aggeggini suddetti).

Quello che voglio dire è che se il fumetto perde lettori è perché la gente di base non compra più. Il concetto di acquisto stesso è cambiato. Oggi le persone acquistano servizi, non oggetti. Io pago per la connessione a internet, o per l’uso del telefonino. Ma non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di usare soldi per acquistare oggetti di carta, siano essi libri, riviste, quotidiani o fumetti.

E questo mutamento culturale ormai è radicatissimo nella generazione 10-20 anni, ossia coloro che sono la generazione digitale, e che usano internet e il computer per usufruire di contenuti GRATIS. Il concetto di “lo voglio e me lo scarico gratis” è ormai invincibile, e per molti aspetti è giusto che sia così. Ora come ora io posso trovare in rete qualsiasi fumetto gratis. Non facciamo finta di non saperlo. Non facciamo le verginelle. È possibile farlo e lo si fa. E dal mio punto di vista è anche giusto che sia così. l’editoria digitale non serve assolutamente a niente, se non a far spendere un altro poco di soldi a persone che già hanno speso nelle versioni cartacee degli stessi fumetti o libri che ora si acquistano in digitale. Se l’erosione del pubblico pagante è trasversale e colpisce tutti i prodotti cartacei ci sarà un motivo no? Forse il motivo è semplicemente che le persone in senso ampio e globale non acquistano più oggetti di carta, e che il numero di coloro che lo fanno scende sempre più, fino ad assestarsi a un minimo fisiologico, perché è chiaro che uno zoccolo duro resterà sempre. Ma mentre prima alla carta e al pagare l’oggetto non c’erano alternative, ora le alternative ci sono. E i discorsi “è un furto!” “Bisogna pagare!” “è illegale!” stanno a zero. Sono discorsi che ufficialmente vanno fatti perché nessuno ufficialmente può approvare il fatto che la gente scarichi gratis cose che dovrebbe pagare, ma si fa. lo so io e lo sanno tutti coloro che lavorano nel campo dei fumetti e dell’editoria. È un dato di fatto. È un fenomeno inarrestabile che non si può sperare di invertire, perché ormai il modello mentale “ho internet, lo voglio, me lo scarico” ha vinto. E non si tratta dell’aggeggio non adatto o di astruse caratteristiche tecniche. Se per leggere un fumetto che in edicola costa tre euro e mezzo devo comprare un coso che costa qualche centinaia di euro allora non sono all’avanguardia. Sono un imbecille.

Io compro il coso che costa qualche centinaia di euro e poi mi scarico tutto lo scaricabile e me lo vedo/leggo/sento tranquillamente senza pagare nessuno e con la coscienza serena. O mi sbaglio e il mondo è pieno di persone rose dal tarlo della loro colpa, perché hanno scaricato qualcosa che non dovevano? Signori, siano sinceri. Io questi sensi di colpa non li vedo in giro.

È il modello di mercato capitalista per cui per avere il possesso di un oggetto deve corrispondere il pagamento di una somma che è stato scardinato alla base dalla condivisione di contenuti. È vero: la condivisione dei contenuti cozza con le leggi che regolano i rapporti commerciali. E allora? Gli autori non subiscono alcun danno perché non godevano di alcun vantaggio. Le leggi che regolano i rapporti commerciali per cui per avere l’oggetto devo pagare non tutelano gli autori dell’oggetto venduto, ma solo le aziende che si sono interposte tra autore e pubblico. Il diritto d’autore non tutela gli autori ma solo i produttori di massa e i distributori degli oggetti, quindi non vedo come una ridefinizione dei rapporti commerciali possa danneggiare chi già ora non aveva nulla a suo vantaggio. Comunque il punto non era questo. Quello che mi premeva di dire è che dati alla mano pur essendo oltre dieci anni che si propone l’editoria digitale come la panacea del settore in realtà l’editoria digitale non è servita a niente. Assolutamente a niente. E non servirà a niente nemmeno in futuro, se l’obiettivo è che faccia aumentare le vendite ed il numero dei lettori. Non lo farà. E chi lo dice mente sapendo benissimo di mentire. Ma forse a lui interessa solo far vendere più aggeggini.

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