di Alessandro Bottero
[28/04/2010] » Mi stavo chiedendo di cosa parlare prima di Napoli Comicon, ed ero un po’ a corto di argomenti (non è vero, ma me la tiro come da copione). Poi gironzolando, leggendo, spiando, ascoltando dal buco della serratura, è emerso un argomento base (e mi stupisco di non averci pensato prima), ossia, quanto costano i fumetti, e come e perché un fumetto costa il prezzo che costa.
I volumi che si trovano in fumetteria costano tanto? Beh, a livello numerico sì, ovvio. Costano tanto, e la cosa mi dispiace, perché questo vuol dire che mi devo negare l’acquisto di molte cose che mi piacerebbero. Ma a livello generale costano come costano i libri. Roberto Recchioni, intervenendo in una discussione sul prezzo del prossimo volume dedicato a Rocketeer della Salda Press, ha giustamento detto che chi si lamenta del prezzo alto per tale volume (112 pagine, brossurato, colori, per 20 euro) non sa quanto costino i libri non a fumetti nelle librerie. Ed ha ragione. Avete mai provato a dare un’occhiata ai prezzi dei libri? Un romanzo di 100-150 pagine nella collana Stile Libero Einaudi, ossia formato simil tascabile, anche di autori apparentemente conosciuti, costa bene che ti va 14 euro. E non stiamo parlando di un editore micro-conosciuto, con tirature basse. Parliamo di Einaudi, della collana di tascabili, e di romanzi di autori conosciuti. O un romanzo in edizione cartonata, ossia al primo passaggio in libreia? 24 euro, 28, euro, anche più di 30 euro. Vogliamo parlare della saggistica? Vogliamo parlare di libretti di meno di 100 pagine, che costano sopra i 10 euro? O vogliamo parlare di riviste bimestrali da edicola come Micromega e Limes, con tirature sopra le 40.000 copie, che in due anni sono passate da 10 euro di prezzo di copertina, agli attuali 14, con un aumento in 24 mesi del 40%? Insomma, quello che voglio dire è che i libri in sé costano, e costano perché vendono poco. E quindi gli editori (tutti) calibrano il prezzo sulla base del primo ordine, e delle vendite possibili nel primo mese di vita. Passato il primo mese ti sei giocato, in media, il 70% delle vendite.
Ma veniamo ai fumetti. Da che dipende il prezzo? Da tante cose. Ne elenco alcune: il costo dei diritti, il costo degli impianti di stampa, il costo della realizzazione (traduzione, impaginazione, lettering), il costo di stampa, e le presumibili vendite.
Io, essendo nel campo dei fumetti a livello professionale dal 1991, quindi non dall’altro ieri, ho avuto modo di conoscere qualche altro editore. E anche se qualcuno lo userei volentieri come cavia per la vivisezione senza anestesia, credo di poter dire che tutti conoscono l’antica e saggia regola empirica: “è il lettore che caccia i soldi, quindi non devi mai approfittarne in modo troppo smaccato”. Cosa significa questo? Che sono sinceramente convinto che tutti gli editori per i loro prodotti, se stabiliscono un prezzo è quello al di sotto del quale sono convinti che il loro prodotto partirebbe a priori in perdita. E allora tanto varrebbe non farlo. Ovvio che per il lettore il prezzo ideale è un euro a volume. A prescindere se di 10 o 1000 pagine. Chi compra vuole pagare poco. Tutti i discorsi “Sosteniamo i prodotti di qualità!”, “Sono disposto a spendere, pur di veder proseguire questo prodotto”, sono solo palle. Sì, certo, magari un santo martire lo si trova. Ma in media la sensibilità dei consumatori è rivolta al portafgli. Non al sostegno della qualità. E sono io il primo a farlo. Se un prodotto di qualità, fatto a mano, con amore certosino, bellissimo e superbo, costa tot euri, e un altro prodotto, meno rifinito, costa un terzo di tot, io, nella mia insipenza e necessità di fare i conti con i soldi in tasca, magari non prenderò quello che costa meno, ma di sicuro non comprerò il più costoso.
È la tensione ineliminabile tra chi propone e chi deve accettare la proposta. La mia proposta editoriale, in questo sistema economico, deve passare nella forma della proposta di acquisto. E tu che vuoi accettare la mia proposta, la devi comprare, ossia devi dare dei soldi tuoi, a me, per la cosa che ti offro. E così facendo li togli al totale dei tuoi soldi disponibili in quel momento. Quindi io devo riuscire a convincerti che ciò che ti offro è talmente arricchente per la tua vita interiore (perché non si tratta di cose che possono intervenire sui bisogni primari come cibo, riparo, o altro), da giustificare il dirottamento di parte dei tuoi fondi disponibili, nell’acquisto della mia proposta.
Ma se io ho a malapena i soldi per i bisogni primari (e questa inizia ad essere la situazione per molti) , non sono più in grado di dirottare nulla. E non acquisto. E rifiuto la proposta.
La rifiuto perché il prezzo è elevato, ma è elevato per me. In senso soggettivo, non oggettivo. O per meglio dire, la proposta non è tale da convincermi a dirottare parte dei soldi disponibili nella sua accettazione, anche se il prezzo della proposta, se analizzo razionalmente la situazione, è in linea con i prezzi generali del mercato.
Troppo metafisico? Scendiamo nel concreto.
L’editore X decide di pubblicare in Italia un fumetto che ritiene valido. Non semplicemente che mi piace, ma che ritiene valido. Ossia pensa che pubblicare quella cosa arricchisca il panorama culturale. E questo è giusto. Se sei un editore devi procedere così. Devi investire le tue forze in qualcosa per cui valga la pena. E dal mio punto di vista, pubblicare una cosa valida ne vale la pena.
A questo punto ti rivolgi a chi detiene i diritti originali di tale fumetto, e lui ti fa una richiesta che copre i diritti di pubblicazione, e il prezzo dei materiali di stampa. Le richieste sono dei più vari tipi, ed i più frequenti sono: paghi una cifra fissa per i diritti di pubblicazione, che può costituire anche un anticipo sulle royalties. Esempio. La Dark Horse, in genere, vuole 1.000 dollari come cessione per i diritti di pubblicazione di un suo volume, che sono poi un anticipo sulle royalties Dark Horse, male che va, si prende 1.000 dollari di royalties fissi. Poi se tu vendi talmente poco da non arrivare a dovergli dare 1.000 dollari di royalties, peggio per te. Se invece vendi talmente tanto da superare i 1.000 dollari anticipati, gli dai il di più, quando fai il report delle vendite. Ma anche qui, mica è fisso. Se arriva uno e dice “Io ti do 1.500 dollari”, il prodotto va a chi offre di più. Succede? Sì, succede. Succede che magari ci siano trattative in corso, che tutto proceda tranquillamente, e che poi all’improvviso tu riceva una mail dove ti dicono “Ehhhhhh, ma guarda. C’è stata un’offerta più alta. I fumetti li diamo a loro. Ciao ciao.”. E di casi del genere ne succedono. Anche per fumetti che provengono da pianeti con abitanti dalla pelle blu. Fai una proposta, ti dicono che la stanno esaminando, proponi un programma di uscite con minimo 12 uscite in un anno comprendendo novità e volumi tratti da tutto il catalogo passato, offri un minimo fisso a volume, offri royalties, e poi, dopo che l’editore originale inizia a nicchiare, ti ritrovi comunicati dove la stessa tipologia di programmazione viene annunciata da altri. Che sarà successo? Non lo so, ma forse semplicemente qualcuno ha saputo che tu offrivi TOT, e pur di prendere quei fumetti si è spinto fino a offrire DUE TOT, superando la tua offerta. E poi però quei DUE TOT devono rientrare, e allora (e non sono mica idee mie, ma mera matematica), rientrano facendo dei prezzi tali che mi permettano di rientrare. Ma vabbé, stiamo divagando….
La casa editrice ti fa una richiesta (e ogni casa editrice ha le sue caratteristiche. La Oni Press, ad esempio, vuole minimo 500 euro a volume, e per 40 euro ti fornisce i materiali di stampa completi del volume preso), e tu decidi se accettarla. Di solito cosa ti ammazza non è il prezzo dei diritti di pubblicazione. Quello che davvero ti stronca è il costo degli impianti di stampa. Soprattutto dei fumetti a colori. Con meno di 20 dollari a pagina non te la cavi, se parliamo di Dark Horse o Image. Ma anche altri. E questo, per volumi quasi sempre sopra le 100 pagine, significa almeno altri 2000 euro di spesa, solo per dei file di stampa, che in teoria la casa editrice X ha già disponibili, e che deve solo masterizzare su un DVD, o caricare su un FTP. Io posso capire che chi detenga i diritti originali del fumetto X non guadagni tanto nella vendita dei diritti di pubblicazione, quanto nella vendita (o noleggio) degli impianti di stampa, ma lasciatemi dire che certi prezzi sono assurdi, e sono, in parte, il motivo del costo finale.
A questo punto hai i diritti di pubblicazione, un bel contratto, e se sei fortunato ti hanno spedito i materiali per stampare. E non crediate che sia così lineare. A volte tu paghi, e dall’America non ti arriva nulla. A volte è come quanto acquisti una casa sul progetto. Vedi il primo numero di una miniserie, ti piace, la prendi, paghi, ma poi la miniserie viene finita moooooooooolto più in là. E quindi tu hai pagato, e resti appeso. O magari la miniserie viene sospesa per vendite scarse, e ti offrono un’altra cosa in cambio. Non ci credete? Succede, fidatevi.
Parte a questo punto la traduzione, poi il lettering, e l’impaginazione. Costi? Facile. La traduzione di un volume ha dei costi che variano da
Siamo arrivati alle ultime due variabili, le più importanti: costi di stampa e presumibili vendite. Quanto incide la stampa? Molto, tantissimo, uno sproposito. I costi oltretutto variano in modo assurdo da un capo all’altro d’Italia, variano se stampi tanto al mese, o se invece fai un volume solo, variano in base alle copie stampate e così via. Tenete conto che un volume cartonato, diciamo tra 128 e 160 pagine, formato americano, a colori, puuò costare dai 5 agli 8 euro a copia (più iva al 4%), per una tiratura di 1.000 copie circa. E poi c’è chi i soldi li vuole prima della consegna, chi li vuole alla consegna, chi li vuole a 30 giorni dalla consegna, chi a 60. E così via. E da cosa dipende il costo tipografico? In massima parte dalla carta. E la carta negli ultimi anni ha avuuto un aumento folle, visto che i produttori scandinavi/russi hanno deciso che “Vuoi la carta per pubblicare? E allora paghi quello che diciamo noi”. Insomma, stampare costa, e il costo della stampa è cresciuto assai negli ultimi due/tre anni. Ma questo al lettore, poco interessa vero? Basta che IO il mio volume lo paghi un euro.
Una volta pagati i diritti, pagati o messi in conto i costi di realizzazione, saputo quanto ti costa stampare, prima di stabilire il prezzo tu editore ti dici “Adesso, sinceramente, ma quanto posso sperare di vendere con questo fumetto?”, e magari chiedi un parere al tuo distributore. Entriamo qui nel campo delle presumibili vendite, e del cosiddetto primo ingresso. Se prima la vendita di un volume si basava di a) primo ingresso, b) arretrati richiesti dalle fumetterie, c) vendite alle fiere, oggi il punto b) per i piccoli medi editori è ridotti ai minimi storici, e c) vale solo per Lucca, visto che alle mostre mercato non si vende più niente, o anche se si vende si vende poco. Resta quindi solo a), ossia il primo ingresso nel mercato. Negli ultimi cinque anni questo numero si è ridotto. Ricordo che quando pubblicai Killer Elite mi feci un giro tra distributori e altri amici editori, chiedendo un’opinione su possibili vendite. Una persona, all’epoca editore ed esperto dell’argomento vendite in fumetteria, mi disse “Beh, un prodotto del genere dovrebbe avere come primo ingresso quello di un prodotto italiano medio, se pubblicato da un editore medio-piccolo, ossia sulle 200 copie”. Il numero più o meno coincideva con le mie impressioni, e saputo quanto mi sarebbe costato stampare 1.000 copie di Killer Elite 1, misi un prezzo di 6,90 euro. Così alto, direte voi? Sì. Perché c’è un ultimo fattore che i lettori ignorano. Gli editori, vendendo tramite distributori, non incassano il prezzo pieno, ma una percentuale, che varia dal 45% al 50% del prezzo di copertina. Il resto va al distributore. Quindi su 20 euro di Rocketeer, per restare all’esempio iniziale, Saldapress per ogni copia vendita tramite distributore non incassa 20 euro, ma ne incassa o 10, o 9,5. Costi di stampa, costi di diritti, costi di lavorazione, in teoria, dovrebbero essere coperti dalle vendite tramite distributore, ossia con il 50 % del prezzo di copertina.
Dicevo del numero di primo ingresso per Killer Elite
Al lettore gliene frega nulla di tutto questo? In base alla mia esperienza no. Assolutamente niente. I prezzi alti significano solo che tu ci stai provando. Che in realtà tu POTEVI farmelo pagare di meno, ma che godi nel chiedermi più di quel che ti serve. Il lettore medio è convinto che i fumetti costino poco, perché è abituato a vedere in edicola fumetti a 2,70 euro. E quindi “Ma se quello è un fumetto e costa 2,70, perché il tuo costa di più?”. Se la Bonelli/Disney/Panini/ vendono a un certo prezzo, come ti permetti TU a non farmi il loro prezzo? E hai voglia a spiegare che tu NON sei la Bonelli/Disney/Panini, ma un altro editore. Sempre fumetti sono, e se lui mi mette un volume a 112 pagine a colori a 5 euro, anche tu devi metterlo a 5 euro. Sennò “Ci stai provando, ehhhhh?”.
La cosa che non riesco a capire è: ci sono campi in cui almeno a parole l’idea “Costa di più, ma lo sostengo perché è giusto farlo”, viene espressa. Poi nei fatti anche qui poca coerenza, ma almeno lo si dice. Quando si arriva ai fumetti invece no. Spiegazioni, o motivazioni per cui un prezzo è quello che è, vengono bellamente ignorate.
Attenzione, non dico che uno non abbia il diritto di dire “Costa troppo”. Dico che la frase corretta è “Costa troppo, PER ME”. Quando si entra nel soggettivo, nessuno può sindacare le scelte del singolo. Soprattutto quando si parla di soldi. Ma dal dire “Per me costa troppo, quindi, data la mia situazione, anche se mi piacerebbe non posso accogliere la tua proposta, che rimane valida, ed il cui prezzo ha delle motivazioni”, al dire “Il tuo è un prezzo da ladri, e mettendolo a questo fumetto mi impedisci di prendere una cosa che mi piacerebbe”, c’è una bella differenza, non credete? Nel primo caso c’è una difficoltà oggettiva del singolo (pochi soldi), nel secondo si presuppone il dolo dell’editore, che potrebbe mettere un prezzo inferiore e invece si approfitta di me.
Chiudiamo che è meglio. Rocketeer a 20 euro. Troppo caro? No. È un prezzo perfettamente in linea con il costo dei prodotti editoriali, e sono sicuro che Saldapress sia convinta che a meno non era possibile farlo. Con questo è ovvio che se uno non lo può comprare non lo prende. Se i soldi non ci sono, non ci sono. Punto. La domanda è: ci sono questi soldi in giro, o il problema è un po’ più complesso del singolo a cui mancano 20 euro?
Fumetto d'Autore








Comments
Quindi no, questi soldi non ci sono. Fermo restando questo concetto, comunque, c'è un prezzo MASSIMO (concernente e variabile di tanti elementi, che possono alzare o abbassare questo valore massimale) oltre il quale l'italiano medio NON ACCETTERA' di pagare un fumetto. Per tanti motivi, ripeto. Ed è comunque un dato variabile, legato a molteplici elementi.
Probabilmente l'italiano medio ha ragione, non lo so.
Forse no. Ci sarà un motivo se altri paesi accettano prezzi di un certo tipo e l'Italia no.
Probabilmente è inerente al tipo di serialità che il lettore italiano pretende, o anche alla qualità del prodotto ( e mi riferisco a tipo di carta, di rilegature, insomma al prodotto tipografico finito). Passatemi il termine, tutte mozze che alla fine influiscono e parecchio sul costo del prodotto finale, costo che è troppo al di fuori di una fascia di mercato che invece ha certi suoi limiti molto precisi.
Le fasce principali del mercato fumettistico e statunitense hanno una base molto bassa, a partire dalla carta, leggerissima, fino alla rilegatura, brossuratoni tipo pagine gialle per il Giappone, spillatini per gli Stati Uniti. Base bassa che sparisce quando si arriva alle riedizioni in volume, per un pubblico ricercato. Ma base bassa che intanto permette di produrre, tanto, a costo molto basso, coprendo molte spese iniziali, che consentono anche un prezzo contenuto sul prodotto di fascia alta. E già mi immagino chi sottolinea che il prezzo finale di un prodotto di fascia alta americano è tutt'altro che basso. Per noi!, non lo è. Ma per loro, che hanno un sistema di stipendi e fiscale molto diverso dal nostro, le cose sono un po' diverse.
L'industria fumettistica, quindi, è più solida.
Da noi si regge in bilico. Anche e soprattutto per i costi di stampa italiani che sono, scusatemi, semplicemente RIDICOLI.
Ma contro quelli possiamo far poco. Oppure no?...
Comunque, Rocketeer a 20 euro. Caro? No. Conoscendo il mercato, è un prezzo ASSOLUTAMENTE in linea con il mercato della produzione e distribuzione italiano.
Forse poteva costare, non so, esagero, probabilmente, uno o due euro in meno. ma non di più.
Lo comprerò? No. Anche se mi interessasse (e non dico che non mi interessi), è un prezzo assolutamente FUORI linea con il mercato dell'acquisto italiano. Quant'è la cifra che sono disposta a spendere per un albo del genere? vediamo...probabilmente NON PIù di 9-10 €. Pari pari la distribuzione.
Se il costo di stampa calasse un pochino, non dico tanto, un 10% probabilmente ci sarebbe ancora un margine di profitto, se non esistesse il costo della distribuzione.
No, dai, è il sistema che non è più calibrato. Altro che il singolo a cui mancano 20 €.
Il problema è molto più complesso.
lettore medio italiano carlo fusacchia
Dopo la lettura mi rimangono però alcune zone d'ombra, al di là del caso Rocketeer/Salda Press.
1) Tutti gli editori sono uguali ? Intendo siamo proprio sicuri che qualsiasi editore ragiona allo stesso modo, ponendosi per esempio certe percentuali di guadagno a copia ? Sicuri che non ci sia qualcuno che in qualche caso voglia comunque specularci un po'.
Per carità magari sono solo idee strampalate ma spesso si dice che certi titoli sostengono con le vendite altri titoli, ciò significa che alcuni titoli hanno di fatto margini superiori ad altri e che potrebbero essere venduti a prezzi minori ma si sceglie di non farlo per una precisa ragione.
Per carità io leggo molto quindi mi sta bene che serie deboli siano sostenute da altre forti e che possa leggere entrambe, ma forse qualcuno che legge solo best seller non è altrettanto felice.
2) Che la distribuzione sia un po' il "male", o diciamo il "difetto" del commercio attuale è cosa risaputa in tanti settori, sia quelli necessari che quelli di beni voluttuosi.
Il mio dubbio è come in certi casi però ciò di fatto si trasformi sempre come un danno verso il lettore.
Premettiamo, forse sbagliando, che se si riducesse il costo di distribuzione questo inciderebbe non aumentando i guadagni dell'editore ma riducendo i prezzi di copertina.
Detto ciò perchè Panini che in teoria si distribuisce in casa (Pan è di fatto sua) preferisce far pagare al cliente quel 50-55% di costi (anche se circa il 30 in realtà è del fumettaro e quidni diventa un 20-25%) anche quando potrebbe farne a meno ?
Perchè per capirci un titolo da fumetteria di Panini, ma penso anche della Star ha lo stesso prezzo di un titolo di un editore che invece DEVE pagare a terzi tali costi ?
Insomma se come dici è logico che un "bonelliano" star costi più di uno della Bonelli, perchè tale disparità non si incontra in altri casi ?
Ci perdono flashbook e jpop a vendere ai prezzi Star e Panini (per titoli analoghi) o sono Star e Panini che in quei casi ci mangiano un pochino di più (attraverso il distributore poco cambia) approfittando magari del fatto che il letttore ha "assimilato" l'idea che un manga da fumetteria si vende sempre e comunque a quella precisa fascia di prezzo ?
Certo, certo, dirà l’editore che meno non si poteva. Ma il lettore dirà che, pur apprezzando tutte le giustificazioni, non potrà spendere quel denaro, perché con 20,00 euro ci compra 6-7 albi Panini e 4-5 albi Planeta! Ecco il punto! Oggi i fumetti costano troppo! E gli aumenti sono sconsiderati. Uno spillato Panini di 72 pagine nel 2002 costava 3.800 lire (nel 1994 costava 3.000). Ciò significa che in 8 anni il prezzo è aumentato di 800 lire. Parlando in termini di lire (così ci capiamo meglio), uno spillato di 72-80 pagine di oggi della Panini costa 3,30 euro, cioè 6.400 lire! Che significa questo? Che se in otto anni (dal 1994 al 2002) l’aumento è stato di sole 800 lire, dal 2002 al 2010 (cioè in altri 8 anni) l’aumento è stato di ben 2.600 lire!!!
E allora torno a domandare a questi editori che dicono di non poter fare di più, perché avete aumentato così tanto il prezzo dei fumetti, uccidendo il potere di acquisto dei lettori, specie di quelli più giovani?
Cos’è aumentato? La carta, la stampa, le licenze? Se oggi si vende meno è anche per colpa di questi prezzi assurdi che vengono praticati. Quante copie venderà Rocketeer della Saldapress a 20,00 euro? Se venderà 300 copie sarà già un successone!
Sono stufo di leggere sempre gli stessi, pietosi inviti all’acquisto di tanti piccoli editori, che con le loro politiche folli hanno ucciso il mercato e che continuano. Non hanno possibilità finanziarie di offrire prezzi migliori? Che si facciano da parte o che, una volta tanto, mettano da parte le loro stupide invidie, e uniscano i loro sforzi. Ma sono sicuro che non lo faranno, perché non sono così intelligenti. E allora andranno avanti così, offrendo fumetti a prezzi sempre più assurdi, sempre più lontani dalla realtà e alla fine verranno spazzati via tutti. Forse se lo meritano.
A questo aggiungi l'aumento esagerato per esempio del settore energetico che ha colpito l'economia tutta in questo ultimo decennio.
Non sto giustificando ma di sicuro l'aumento non è SOLO volontà editoriale.
Sul discorso prezzi e piccoli editori, purtroppo o per fortuna non è una cosa che riguarda SOLO i piccoli.
Prendi un qualsiasi cartonato francese, edito da Panini o da Rizzoli o da altri.
andiamo dai 14 ai 18 euro per 48-56 pag....
Per carità formato A4+, cartonato, ecc ecc ma pur sempre "solo" una 50ina di pagine.
Ed così da tempo non certo dal 2008-2009 (crisi economica mondiale).
Bisogna dividere il settore fumetto in 2 mondi, quello "librario-collezionistico", dove si parte da tirature basse, prezzi alti e qualità alta (o almeno presunta tale), e settore "popolare" dove si hanno tirature alte, prezzi "bassi" e qualità ridotta (anche se non sempre).
Gli stessi titoli possono uscire in uno o l'altro mondo e avere prezzi di acquisto completamente diversi.
Penso ad esempio A Rizzoli che ripubblicherà uniti i 3 volumi di Giardino "No Pasaran" a 22 euro (in edizione ovviamente più economica) quando oggi i 3 volumi singolo (cartonato) costano in totale 52 euro, ovvero quasi il 58% in meno, fondamentalmente per leggere (perchè diciamocelo quello che conta è soprattutto leggere) la stessa storia.
Insomma per me in questo momento capisco che sia "facile" puntare al settore dei "pochi appassionati ma disposti a pagare certe cifre" perchè è uno zoccolo duro che bene o male resiste dato che ha una VERA passione, ma il futuro è quello di puntare comunque con forza al settore popolare, unico che può sostenere certi prezzi.
Insomma ben vengano "volumi" raccolta-integrali o chiamateli come volete che permettono di rendere accessibili a tutti opere altrimenti relegate per motivi di tirature e prezzi a pochi.
Non metto in dubbio l’aumento dei costi di produzione.
Non metto in dubbio la grave crisi che il mercato conosce da quasi una decina di anni (in pratica, da quando è stato introdotto l’euro, il mercato ha conosciuto una costante flessione).
Quello che mi manda in bestia è il modo in cui gli editori reagiscono quando le cose vanno male: cioè AUMENTANDO I PREZZI!
Conoscono solo questo modo di contrastare la congiuntura economica bassa. Non si sforzano di contenere i prezzi.
Per esempio, si potrebbe introdurre la pubblicità anche all’interno degli albi (e non solo in terza o quarta di copertina). In America avviene normalmente e non capisco perché non possa avvenire anche da noi, visto che in questo modo, con maggiori introiti pubblicitari, gli editori potrebbero mantenere i prezzi ad un livello accettabile.
Non si lamentino, poi, se nel frattempo chiudono baracca. Tolte le 4-5 big, che vendono sia in edicola sia in fumetteria, tutti gli altri competitori sono rappresentati da microscopici editori, i quali vivono unicamente degli acquisti delle fumetterie, che sono costrette a pagare senza potere (come le edicole) restituire l’invenduto. Ma ormai anche le fumetterie se la stanno vedendo brutta. Il numero diminuisce ogni anno, così come i loro ordini ai piccoli editori. Inoltre, la concorrenza delle librerie, che ai loro clienti possono offrire sconti anche del 30%, si fa sempre più forte.
Quindi, perché dovrei spendere 20,00 euro per 100 pagine di Rocketeer? MA NEANCHE PER SOGNO! Gli altri si comportino come credono, ma i soldini sono pochi e vanno prima indirizzati verso i generi di prima necessità e, poi, se avanza qualcosina, si spendono in fumetti.
Ma voi lo sapete quanto sono in lire 20,00 euro? SONO 40.000 LIRE!!! E quando mai si è visto che un volume a fumetti di 100 pagine di importazione americana è costato 40.000 lire?
E nonostante questa, i singoli albetti continuano a costare tantissimo (2.99 $, 3.99 $).
Qui da noi chi comprerebbe il classico antologico da 80 pagine, magari diminuito di prezzo ma aumentato di 16 o più pagine di pubblicità all'interno delle storie?
Io no di certo: a me già danno fastidio le storie spezzate, figuriamoci la pubblicità (per bambini o adolescenti, per di più, come in America).
Comunque sul fumetto in volume non c'è escamotage che tenga: se i prezzi sono già contenuti all'osso di più per venir incontro al lettore non si può fare.
Un altro modo potrebbe essere quello della collaborazione allargata tra piccoli editori. Si potrebbe ipotizzare la costituzione di cooperative o di consorzi o altra formula tratta dall’esperienza imprenditoriale straniera (anche statunitense).
Si potrebbe fare tanto, ma, in realtà, non si fa nulla, perché per un editore è troppo semplice aumentare il prezzo e basta. E nel frattempo, il mercato diventa sempre più piccolo, i lettori diminuiscono e i prezzi continuano ad aumentare.
Se questa situazione vi piace, non avete altro da fare che continuare a foraggiarla come avete fatto finora.
Vorrei poi capire chi è questo “bodda”, che, non perde occasione di segnalarsi per due cose curiose: parla di se in terza persona e lancia frecciate (che egli crede intelligenti, quando invece appaiono inconsistenti). Entrambe attività che richiamano un utente abbastanza noto, che potrebbe essere riguardato come relativo alla posizione di un altro utente che in altri commenti su questo sito non ha perso occasione per attaccare Bottero, delegittimare Fumetto d’Autore e ora chissà cosa gli ha fatto credere che nessuno se ne sarebbe accorto. E’ quando leggo commenti del genere che comprendo che se il mercato italiano dei fumetti è nelle condizioni attuali, ciò è dipeso anche dalla nefasta opera di persone del genere.